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giovedì 12 luglio 2012

Prove tecniche di dittatura

Non c’erano dubbi: sotto l’immagine di un uomo-robot dedito a far andare dritti i conti pubblici, e reintrodurre l’onestà e a salvare la povera Italia si nascondeva un cripto-dittatore tecnocratico.
Stiamo parlando di Monti, le cui ultime dichiarazioni sono la prova di un progetto vergognoso: “i mercati – ha detto – vogliono la garanzia che il governo che si insedierà nel 2013 manterrà la linea del rigore inaugurata da questo governo”. Cioè come dire: i mercati vogliono la garanzia che la democrazia non funzioni, che le decisioni siano irrevocabili (come erano quelle di Mussolini), che il diritto di scelta non sia realmente in mano ai cittadini. È una frasi di una gravità inaudita, che ricorda molto la frase del pessimo Van Rompuy, che qualche mese fa osò dire: “questo non è tempo per le elezioni, è tempo per le azioni”.
L’impunità con la quale vengono fatte queste affermazioni è veramente preoccupante. Che tutte le anime belle dei diritti democratici, dell’antifascismo militante e della resistenza partigiana a oltranza non insorgano contro un presidente del Consiglio che vuole garanzie che il popolo “non decida”, dopo una guerra civile per ottenere questo diritto, è una vergogna ulteriore e disgustosa. Se qualcuno vorrà impedire alla gente di esercitare il proprio diritto al voto, e quindi di votare contro le manovre salva-banche e salva-poteri forti, fatte sulla pelle dei più poveri, ci sarà davvero da imbracciare le armi. Perché è proprio questo il punto: queste manovre non servono a “salvare” l’Italia. L’Italia, quella fatta di lavoro reale, di operai, imprenditori, artigiani, pensionati, studenti e famiglie, non corre rischi concreti oltre quelli che provengono dal suo stesso governo. L’attuale mancanza di liquidità mette soltanto a rischio i grandi investitori, gli speculatori, coloro che giocano con lo spread e con i titoli di Stato senza curarsi del fatto che quei titoli finanziano l’economia di uno Stato fatto di sessanta milioni di anime, di persone vere, di bocche da sfamare.
La crisi del debito è una banalissima crisi di liquidità, che si risolverebbe molto facilmente stampando la moneta necessaria a far sì che i cittadini ricomincino a scambiarsi beni e servizi. Perché la vera ricchezza sono i beni e i servizi, non la moneta che è e deve essere soltanto un mezzo. La carestia è una tragedia, non la mancanza di moneta. Quando i granai sono pieni la ricchezza c’è, e la moneta deve servire soltanto a scambiarsela.
Ma chi specula sulla moneta, chi presta il denaro a interesse, chi addirittura lo stampa e lo introduce a interesse nel sistema, sono loro che vedono a rischio i propri investimenti, e sono soltanto loro che impongono misure inaccettabili per garantire che tutti noi versiamo i nostri soldi per pagare un interesse su un debito contratto con i privati, perché fornissero la moneta con cui scambiare beni e servizi.
È questo lo scandalo. Non siamo poveri, siamo soltanto indebitati fino al collo con grandi poteri privati a cui qualcuno ha permesso di esercitare un diritto che dovrebbe essere dello Stato stesso.
Chiedetevi una cosa semplice: se lo Stato è sovrano perché deve chiedere i soldi? Può stamparli e introdurli sul mercato senza fare debito! Ma non lo fa, li chiede in prestito a interesse alla Banca Centrale, che è un organismo privato di proprietà delle banche commerciali! Questo significa che lo Stato rinuncia a un suo diritto (la sovranità monetaria) che decide arbitrariamente di affidare a un privato, al quale chiede che stampi soldi e glieli presti: così facendo potrà pagare il debito contratto per farsi stampare soldi in passato, e nel frattempo si indebiterà ulteriormente. Un circolo vizioso senza fine: non vi illudete, non c’è modo di uscirne.
Nel tentativo di ridurre il debito noi ci stiamo indebitando ancora, e ancora. Monti con le sue misure sta soltanto garantendo che si paghino i debiti a questi privati, con le misure che tutti conosciamo: IMU, riduzione delle pensioni, licenziamenti, dramma degli esodati… tutto per ripagare chi esercita in monopolio un diritto di tutti noi. E come non bastasse adesso vuole anche toglierci il diritto di votare chi riteniamo più adatto a governare!
Ha paura che chi verrà dopo di lui avrà il coraggio di adottare l’unica soluzione possibile allo strangolamento senza fine: rigettare il debito. L’ha fatto l’Argentina rifiutando di pagare gli ingiusti interessi che la soffocavano, e oggi la sua economia cresce a un ritmo vertiginoso.
E come si fa? È semplice, ce lo ha ben spiegato il Marchese del Grillo: “Voi sapé la procedura? Io i sordi nun li caccio e tu nun li becchi”.

Sono usurai senza scrupoli: ci stanno sfilando i soldi dalle tasche letteralmente per arricchirsi. Mandiamoli a casa. Anzi mandiamoli in galera.

venerdì 29 giugno 2012

#NoEsm!

Programma per il fine settimana:
1. Informarsi cosa è l'ESM.
2. Scoprire quanto è grave l'ESM.
3. Arrabbiarsi

lunedì 4 giugno 2012

Agenzie di rating, “disegno criminoso” Ops!… Monti è uomo di Moody’s

da Il Vostro.it:

Dopo il declassamento-screditamento dell'Italia di Standard & Poor's, Moody's e Fitch, le indagini della Procura di Trani evidenziano come dietro alla destabilizzazione dei mercati, con l'innalzamento dello spread, ci fosse una "serie di artifici". La trama s'infittisce quando si scopre che il capo del Governo tecnico è stato "Senior European Advisory Council" di una delle agenzie di rating incriminate

Francesco Filini
Mario Monti e Giorgio Napolitano Mario Monti e Giorgio Napolitano

ROMA – La procura di Trani ha chiuso lo scorso 31 Maggio le indagini su Standard & Poor’s, l’agenzia di rating indagata insieme a Moody’s e Fitch a seguito della denuncia dell’Adusbef e di Federconsumatori sul report del 6 Maggio 2010, dove bollavano l’Italia come “Paese a rischio”. I successivi attacchi sull’affidabilità creditizia del Belpaese, fatti di continui declassamenti e giudizi negativi, hanno progressivamente incentivato la fuga degli investitori e fatto alzare lo Spread, provocando un caos e un’instabilità politica tale da costringere alle dimissioni l’allora Premier Berlusconi a favore di Mr. Mario Monti, l’uomo espressione diretta della finanza mondiale.
DESTABILIZZAZIONE DEL PAESE Secondo il Pm Michele Ruggiero, S&P avrebbe messo in essere “una serie di artifici concretamente idonei a provocare una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizio dell’Italia sui mercati finanziari”, con l’aggravante di “aver cagionato alla Repubblica Italiana un danno patrimoniale di rilevantissima gravità”. Accuse pesanti che secondo Elio Lannutti di Adusbef e Rosario Trefiletti di Federconsumatori mettono in luce un disegno a dir poco inquietante: “quando si leggeranno le carte della corposa inchiesta della Procura di Trani, corredata dalle intercettazioni telefoniche tra la sede di Milano e quella di New York di Standard & Poor’s ci si renderà conto non soltanto di manipolazioni continuate e pluriaggravate del mercato, a partire dal maggio 2010, ma di un vero e proprio disegno criminoso per un sistematico attacco portato contro l’Italia, appositamente scelto nei momenti di maggiore debolezza, anche con la finalità di indebolire la moneta unica europea, destabilizzando l’euro“.
CONFLITTO D’INTERESSE Sono in molti a puntare l’indice contro l’assoluta parzialità delle “Big Three” e del loro macroscopico conflitto d’interesse: queste entrerebbero in gioco quando i mercati finanziari non garantiscono più gli enormi profitti della speculazione di banche e grandi gruppi finanziari che controllano direttamente le agenzie di rating. Organizzazioni private nate per garantire il profitto che gli stessi privati ottengono dal debito pubblico delle nazioni di tutto il globo.
E SPUNTA MARIO MONTI La trama del disegno criminale descritto dal Pm di Trani s’infittisce quando si scopre che Mr. Mario Monti è stato “Senior European Advisory Council” di Moody’s, ovvero uomo di fiducia di una delle “Tre sorelle” indagate per aver scatenato il disastro economico, sociale e finanziario del Paese di cui oggi lo stesso Monti è Premier senza essere stato nemmeno mai eletto in Parlamento. La storia ci ha insegnato che in ogni grande crisi che si rispetti gli unici a guadagnare sono i grandi speculatori, mentre ai cittadini spettano lacrime e sangue. Il conflitto d’interesse diventa a questo punto una questione marginale, il sospetto è che dietro ci sia ben altro.
L’UOMO DEI MERCATI FINANZIARI Monti è stato voluto e imposto dai mercati finanziari per far si che l’Italia garantisse la liquidazione degli interessi sul quel debito pubblico che, nonostante una pressione fiscale così pesante e i colpi di mannaia imposti alla spesa pubblica, continua stranamente e costantemente a lievitare, toccando cifre record come quella attuale di 1965 miliardi. Lo Stato italiano sta incassando miliardi di euro dalla vendita dei titoli (come dimostra il continuo innalzamento del debito), dal risparmio sulla spesa (gli enti locali hanno le casse prosciugate) e dalla tassazione orizzontale su tutti i cittadini, eppure per l’Emilia messa in ginocchio dal sisma non c’è un euro: che fine fanno i nostri soldi?

mercoledì 9 maggio 2012

Lemme lemme la Germania si sta acquistando la Sicilia

da Italia Oggi
La Germania conquista la Sicilia con l'usura, sottraendola agli Usa, ovvero effetti geostrategici d'un collasso economico. Un usuraio agisce aprendo crediti insostenibili alla vittima, accrescendone poi il debito attraverso ulteriori prestiti, resi inestinguibili proprio perché a tassi usurari e a lungo termine. Per l'Italia, tale processo cominciò nel 1981, col credito pubblico italiano in ascesa, ma non ancora incontrollabile. Nel giugno 1981, una commissione di studio, presieduta da Paolo Baffi, direttore generale di Bankitalia, deliberò di seguire lo schema d'un giovanotto, molto stimato dai Rothschild, tale Mario Monti, il quale propose l'emissione di titoli a lungo termine, con aste mensili e quindicinali, in modo che il rendimento cedolare fosse fissato dal mercato, con scadenze tra i 5 e i 7 anni. Il che, a detta del professorino, garantiva il potere d'acquisto e, secondo gli esiti delle aste, un piccolo rendimento dell'1-2%. Il Tesoro, zufolò Monti, avrebbe avuto da 5 a 7 anni per programmare e finanziare meglio la spesa pubblica. La proposta passò con standing ovation. Il deficit andò su come un proiettile. Le spese aumentarono invece di diminuire. Mentre Mario Monti procurava il credito a tassi impossibili, aumentarono tasse e benzina, le spese sanitarie sfondarono di mille miliardi di lirette il finanziamento statale.

lunedì 23 aprile 2012

Elogio della morale partigiana – Nostalgia della sinistra


Quale presente migliore avrebbe avuto la sinistra se non avesse abbandonato la propria tradizione partigiana? La sinistra europea di oggi, ma quella italiana su tutte, sembra aver completamente dimenticato la propria missione fondamentale: il lavoratore, il proletario, l’oppresso, l’operaio, il contadino non è più una sua priorità da difendere, rappresentare ed armare in vista della futura rivoluzione antiborghese. Al suo posto, il palco d’onore è occupato dal più innocuo transessuale, dall’esponente della comunità BDGSLTMP, dal tossico, dall’anticlericale, deboli sostenitori del pensiero debole.
Dimenticata completamente l’idea “forte” che ha fondato la sinistra: credo che Carlo Marx si rivolterebbe nella tomba se sapesse che le sue affascinanti utopie di dittatura del proletariato sono sparite per lasciare spazio a Vladimir Luxuria.
E cosa penserebbero i fondatori del socialismo reale sovietico, i sostenitori del Progresso umano e della tecnica, della meccanica produttiva come strumento di liberazione sociale, di fronte al conservatorismo reazionario dei No-Tav? Sono finiti i tempi in cui “sembrava il treno stesso un mito di progresso lanciato sopra il continente”

giovedì 10 novembre 2011

Quale alternativa a Monti?

Ho una seria difficoltà a capire chi chiede le elezioni immediate contro il "ribaltone" che sta cercando di abbattere Berlusconi per sostituirlo a Monti, uomo più vicino ai "poteri" che contano. D'accordo, è un ribaltone vergognoso ad opera della speculazione finanziaria globale che fa gli interessi del grande capitale contro i popoli. Questo è indubbio. Ma c'è modo di evitarlo?
Mi spiego meglio: l'Italia è a tutti gli effetti un'economia europea, anzi la terza economia europea e il quinto paese più industrializzato del mondo. La scelta di stare nel libero mercato è stata fatta oramai sessant'anni fa da chi preferì la "libertà" americana alla "bestia rossa". E' stato allora che - giusto o sbagliato - abbiamo accettato delle regole che ora non possiamo ignorare!
I titoli di stato, i buoni del Tesoro, gli indici di Milano... noi siamo in pieno soggetti alle influenze del mercato, e non possiamo smarcarcene a piacimento! Il famoso tristemente noto "spread" è qualcosa che non possiamo controllare per decreto, e che invece dobbiamo inseguire col fiato corto accettando il ricatto europeo e le misure per la crescita forzosa, che permetta ai nostri creditori di dormire sonni tranquilli alle spalle del nostro stato sociale! Ignorarlo significherebbe essere ignoranti.
Se decidiamo di infischiarcene di questo spread e di pensare a conservare così come è il nostro stato fatto di privilegi di origine borbonica, facciamo una scelta lecita ma ci condanniamo al fallimento. Se pensiamo di restituire subito la parola al popolo andando al voto facciamo un atto esteticamente splendido ma assolutamente irrazionale: i maledetti mercati da cui dipendiamo non sono democratici e non aspettano il nostro bizantinismo, e le conseguenze di questa situazione le pagheranno sulla loro pelle proprio quelle fasce sociali che oggi vogliamo tutelare. Quindi bisogna intervenire e subito, accettando pedissequamente il ricatto del capitale internazionale, fingendo che sia una nostra libera scelta.
Obbediamo agli ordini d'Europa e appena l'attenzione del dio denaro sarà lontana da noi andiamo immediatamente al voto. Allora potremo ricominciare con il teatrino democratico.
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