giovedì 20 giugno 2019

Il nazionalismo della Lega

Il grande vantaggio portato dall'accesso universale a Internet risiede nella possibilità data a ciascuno di risalire alle informazioni dalla fonte primaria, superando quello che fin ora è stato un formidabile strumento di dominio: il controllo dell'informazione.
Per la prima volta nella storia abbiamo la possibilità di accedere a informazioni in tempo reale su tutto il mondo, confrontando le diverse opinioni su fatti che non è più possibile nascondere, perché chiunque ha il potere di distribuire notizie attraverso una rete di comunicazione globale.
La beffa sta nel fatto che, proprio a fronte di questo incredibile vantaggio, l'utente medio si fermi alle notizie filtrate dai titolisti dei giornali online, o ancor più al messaggio ufficiale trasmesso via twitter dai professionisti della comunicazione spesso per gettare fumo negli occhi.
È il caso della Lega: la comunicazione social salviniana è riuscita a far passare l'idea di un'avvenuta rivoluzione interna a quello che oggi è il primo partito d'Italia: non più secessione, autonomismo, contrapposizione tra Nord e Sud, non più frammentazioni geografiche dei ricchi contro i poveri, è ora di parlare a tutti gli Italiani per raggiungere i cittadini del Sud, ottenendo da loro la stessa fiducia che già il Nord concede con generosità al partito di Bossi. E sta funzionando: la Lega cresce anche al Mezzogiorno, conquista comuni, ottiene seggi in Parlamento in nome di un presunto rinnovato patriottismo che avrebbe superato i campanilismi, e così punta a ottenere una delega a governare da sola (o con FdI che, pur stando oggi all'opposizione, ha già garantito l'appoggio): ma come userebbe questa delega? Per scoprirlo è sufficiente una rapida ricerca, per comprendere che non esiste una "Lega" di Salvini, ma due partiti distinti:
Il primo è la "Lega Nord per l'Indipendenza della Padania", di cui Matteo Salvini è Segretario Federale, che ha come finalità statutaria "il conseguimento dell'indipendenza della Padania" (articolo 1 dello Statuto). In esso, sono riconosciute le "nazioni" veneta, lombarda, friulana, piemontese, etc... tanto che il partito è organizzato in Segreterie nazionali riunite in un'organizzazione "federale". Per capirci, i coordinamenti del Veneto o dell'Emilia non si chiamano "regionali" ma "nazionali".
Il secondo partito è la "Lega per Salvini Premier", fondato a novembre 2018 per permettere alla Lega di presentarsi a Sud (lo Statuto della Lega Nord non lo prevede) e ha una finalità analoga: la "trasformazione dello Stato Italiano in un moderno Stato federale" (art. 1 dello Statuto).
L'obiettivo primo, quindi, dell'agire politico della Lega - a Nord come al Sud - è l'indebolimento del tessuto unitario nazionale e la trasformazione dell'Italia in una repubblica federale, riconoscendo le "nazioni" esistenti al proprio interno e garantendo loro l'autonomia, fino al conseguimento dell'indipendenza della Padania.

Non si tratta di una vetusta dichiarazione di principio oramai superata dalla nuova gestione dell'"altro Matteo", ma di un orizzonte chiaro e coerente che orienta ogni azione, a cominciare dalla proposta di autonomia differenziata per le Regioni del Nord, che sposterebbe ad esse competenze come Istruzione, Rapporti con l'estero, Ricerca scientifica, Comunicazione, Energia... a svantaggio delle regioni geograficamente più sfortunate. Cosa rimarrebbe dell'Unità nazionale? Forse l'Esercito, sempre che non venga approvata la proposta leghista di renderlo regionale (ribadita di recente da Salvini stesso quando ha lanciato l'idea della leva obbligatoria).
Non si tratta di retaggi del passato, ma di un progetto che propone anche al Sud di sposare l'idea dell'autonomia, dimenticando che lo svantaggio infrastrutturale e geografico, e la sproporzione degli investimenti effettuati fin ora, impedirebbe al Mezzogiorno di crescere senza un'Italia unita e senza i fondi europei. Proprio quei fondi che la Lega sta cercando di spostare al Nord, tagliando i viveri a un Sud bisognoso di investimenti: è successo proprio ieri, e non è ancora chiaro come andrà a finire.

Insomma, si può votare Salvini per le posizioni sull'immigrazione, perché si è ricchi e fa comodo la tassa piana, perché sotto sotto non si sopportano i terroni, perché piace l'idea che riaprano le case chiuse... ma per carità, non lo chiamiamo "nazionalista".

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