giovedì 8 ottobre 2015

Vuoi bene alle mosche?


Lessi un libro tanti anni fa nel quale l'autore si interrogava su quello strano meccanismo di rimozione che impedisce alla stragrande maggioranza delle persone di comprendere e accettare in maniera neutra che qualcuno possa compiere una scelta etica che preveda di non nutrirsi con i corpi di altri esseri viventi.
In effetti, per motivi a me ignoti, è praticamente impossibile incontrare un carnivoro il quale, dopo aver saputo che non mangi carne, riesca a trattenersi dall'irresistibile tentazione di motteggiare la fettina di fronte a sé con falsi muggiti, o di commentare con raffinate frasi standard tipo "ma neanche il prosciutto?" o ancora "anche io ne mangio pochissima, 2 o 3 volte a settimana al massimo".
Osservo queste persone come in un esperimento sociologico, del quale mi è impossibile capire il senso.
Fra quelli che si spingono poi a indagare le cause di questa "scelta" esistono diverse categorie, di cui si potrebbero scrivere libri interi. Una fra tutte, quelli che sinceramente stupiti domandano: "quindi vuoi bene anche alle mosche?", sottintendendo con questa frase un disprezzo che forse trae fondamento dalla presunzione che per "voler bene" agli animali se ne voglia di meno agli uomini.
Fra tutti i detrattori della scelta vegetariana, costoro sono i più buffi. Nel loro orizzonte non riesce ad affacciarsi l'ipotesi che per rifiutare di ingerire corpi di esseri senzienti non ci sia bisogno di provare per loro un sentimento di ingenua affezione.
Che poi se la vogliamo dire tutta, anche alle mosche si deve voler bene, visto che non mi risulta stia scritto: "E Dio guardò ciò che aveva creato e vide che tutto era buono, tranne le mosche. Egli stesso, infatti, si chiedeva come diamine Gli fossero venuti in mente degli esseri così orribili".


Comunque ho deciso che d'ora in poi inizierò a mangiare le mosche.
A loro non voglio bene.
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