martedì 29 settembre 2015

Una proposta: reintrodurre la leva obbligatoria sul modello svizzero

Fra tutte le decisioni prese dai governi italiani negli ultimi venti anni, ritengo che la più deleteria sia stata l'abolizione del servizio militare obbligatorio, per due ragioni.


La prima è di carattere antropologico: tutte le società umane prevedono da sempre un rito di passaggio, un momento nel quale i bambini diventano adulti: per alcuni popoli è la prima battuta di caccia, per altri è una particolare prova fisica, per altri ancora è un certo tipo di circoncisione... Sono momenti nei quali l'uomo si confronta con i propri limiti, affronta la paura e il dolore e diventa a tutti gli effetti uomo, riconosciuto dagli altri come adulto in grado di servire la società, accudire e difendere la famiglia, assumere responsabilità.

Il rito di passaggio della società moderna è il servizio militare. Durante questo anno i ragazzi dovevano imparare come possa essere dura la vita lontani dalle comodità di casa: affrontare l'arroganza dei superiori, magari più ignoranti, obbedire a regole che non sempre condividono, compiere sforzi fisici a cui non si è abituati, e soprattutto imparare l'etica del dolore, del dono, del sacrificio, del cameratismo, della fratellanza.
L'abolizione della leva ha rimandato il compito di trasmettere questi valori alla scuola, alla famiglia, alla società "civile" e il fallimento è sotto gli occhi di tutti: le generazioni che non hanno dovuto affrontare la leva sono mediamente più deboli, fisicamente e psicologicamente, più fragili, più insicure, e al tempo stesso indolenti, inerti, annoiate.

La seconda ragione è di carattere sociale: strappati dalle calde comodità della casa dei genitori, con la leva i ragazzi imparavano ad amare la bandiera.
Non si tratta di novecentesche reminiscenze di un nazionalismo oramai retaggio del passato: amare la Patria è un'esigenza quanto mai attuale. Amare la Patria significa amare il sistema di valori di cui siamo portatori, amare il livello di cultura e di civiltà che il popolo italiano ha raggiunto con il sacrificio nel corso secoli.
La leva è stata abolita in un'epoca nella quale il nostro livello di libertà sembrava non dovesse più essere messo in discussione, come se il "cammino della civiltà" non potesse conoscere bruschi strattoni all'indietro, come se l'amore per la libertà non potesse far altro che contagiare di sé i popoli intorno, in un virtuoso e utopico processo di contaminazione positiva.
Oggi la cronaca ci costringe ad aprire gli occhi: ciò che siamo, la nostra libertà, la nostra civiltà, i nostri diritti, è qualcosa che dobbiamo essere pronti a difendere, con tutti i mezzi possibili,
Un esempio: in paesi a noi vicini le donne sono costrette a coprirsi, non hanno accesso alla cultura e non è loro garantita l'autodeterminazione. In altri, dalla parte opposta, il corpo della donna è fatto merce, venduto ai trafficanti di bambini con la vergogna dell'utero in affitto, mortificato dalla prostituzione legalizzata... La nostra tradizione invece ci insegna a rispettare la donna e a riconoscere la perfetta parità tra i sessi, grazie al cristianesimo che per primo ha abolito il diritto al ripudio: "nessuno osi separare ciò che Dio ha unito".

E così la sacralità della vita, la libertà di pensiero, la tutela dell'ambiente, la sussidiarietà, la libertà di culto, l'uguaglianza di fronte alla legge e tutti i valori che abbiamo conquistato con millenni di evoluzione.
Sta a noi difendere questi valori, non permettere a nessuno di metterli in discussione, anzi contagiare il mondo con essi perché rappresentano il massimo livello fin ora raggiunto dalla nostra civiltà umana.

I padri costituenti lo sapevano bene, e introdussero nella Costituzione la difesa della Patria come "sacro dovere del cittadino", perché non si può pensare che sia tutto dovuto, affermato, conquistato e inviolabile, delegando a qualche "professionista" il mestiere di rischiare la propria vita per difendere la nostra libertà.
Parafrasando l'adagio evangelico: "chi non vuole lavorare, nemmeno mangi", bisognerebbe introdurre il principio "chi non vuole difendere la propria libertà nemmeno la eserciti".

Difendere ciò che siamo è quindi dovere morale di ciascuno di noi. Per farlo, si può senz'altro immaginare di reintrodurre la leva con modalità nuove: sarebbe impopolare e forse anacronistico un anno sotto le armi, ma io credo che su questo dovremmo prendere esempio dalla Svizzera.

Secondo l’articolo 59 della Costituzione svizzera il servizio militare è obbligatorio per tutti gli uomini, e volontario per le donne. I riformati sono costretti al pagamento di una tassa d'esenzione, mentre gli abili devono svolgere un addestramento della durata di 5 mesi. Terminati questi, vengono richiamati ogni anno per 3 settimane fino al raggiungimento dell'età prevista (30 o 34 a seconda dei casi).

Si tratta di una modalità molto rispettosa, in quanto non impone lunghi periodi lontani dalle proprie attività ma al tempo stesso costringe tutti i giovani a ricordare, ogni anno, che ciò che hanno è frutto dell'impegno e del sacrificio di chi li ha preceduti, e che sono chiamati allo stesso impegno e allo stesso sacrificio affinché i loro figli ricevano in eredità un mondo libero e bello.


Si tratta di una proposta realizzabile, semplice e molto concreta. Sarebbe bello se un partito la raccogliesse, magari prevedendo l'impiego civile dei soldati di leva, da utilizzare per compiti di pubblica utilità, in maniera da permettere a loro di uscire dalle caserme, e al popolo italiano di ricostruire il legame reciso con il proprio esercito.


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