giovedì 17 luglio 2014

"In estate le fronde sono verdi"

Egregio direttore, nel premettere il pieno rispetto e la profonda dignità che vanno riconosciuti anche alle persone omosessuali, non posso non disapprovare l'approvazione delle nozze ed adozioni gay, avvenuta nel Parlamento francese, che costituisce una pagina assai triste non solo per la Francia ma per l'intera civiltà europea. Le ragioni sono evidenti ed afferiscono alla stessa identità del matrimonio quale istituto che non può essere snaturato.

Se ciò accade, a farne le spese è l'intero tessuto sociale. Che due uomini o due donne, ancorché conviventi e decisi a formalizzare la loro unione, non possano considerarsi coniugi, è determinato dalla natura del matrimonio, che è qualcosa di ben diverso dal mero riconoscimento di un sentimento. Se così fosse, se fosse solo il sentimento a decretare la ragion d'essere di un rapporto da riconoscere pubblicamente, per quale ragione non si è mai provveduto a proporre il riconoscimento pubblico di un sentimento come l'amicizia, che pure ha preziose ricadute sociali in termini di solidarietà e mutuo aiuto?

Il motivo è semplice: il diritto non s'incarica di regolamentare tutto il reale, ma preferibilmente si concentra su ciò che ha effetti e conseguenze: esse nella dimensione pubblica. E il matrimonio ne ha molteplici, di conseguenze, che vanno dalla certificazione di una stabilità affettiva all'apertura alla procreazione fino alle possibilità educative che ciascuna coppia può assicurare ad uno o più figli. Le coppie omosessuali mancano di tutti questi requisiti: non assicurano alcuna stabilità affettiva, sono costitutivamente sterili e non rappresentano una valida possibilità educativa per i figli.

La scarsa o nulla stabilità affettiva è arcinota: McWirther e Mattison, due ricercatori gay e pertanto non tacciabili di oscurantismo, esaminando 156 coppie omosessuali hanno registrato come solo 7 di queste erano contrassegnate da una effettiva esclusività, e comunque nessuna, su 156, è durata più di 5 anni (Cfr. The Male Couple, Prentice-Hall, Englewood Cliffs 1984). Sulla costitutiva sterilità delle coppie omosessuali c'è ben poco da dire, essendo la cosa evidente, mentre sulla inopportunità di affidare ad esse l'educazione di un bambino c'è da dire che, se da un lato l'American Psychological Association si è dichiarata possibilista, d'altro lato nessuno dei 59 studi che chiamati in causa per fondare questa posizione effettua una comparazione tra un vasto, casuale e rappresentativo campione di genitori gay o lesbiche insieme ai loro figli con un campione vasto, casuale e rappresentativo di genitori sposati con i loro figli» (Cfr. Social Science Research 2012).

In altre parole, ricerche che dimostrino che crescere con due mamme o due papà non comporti rischi importanti - a meno che per ricerche non si considerino analisi svolte su campioni ridicoli e senza adeguate comparazioni - non ve ne sono. Mentre vi sono evidenze che dicono come il 12% dei figli con «genitori» omosessuali pensi al suicidio (contro il 5% dei figli di coppie eterosessuali sposate), il 40% sia propenso al tradimento (contro il 13%), il 28% sia disoccupato (contro l'8%), il 40% abbia contratto una patologia sessualmente trasmissibile (contro l'8%) il 19% sia in trattamento psicoterapeutico (contro l'8%) e più frequente sia per questi il ricorso all'assistenza sociale (Cfr. Social Science Research 2012; 41 (4):752–770). Vi sono altri dati che suffragano efficacemente il fatto che il matrimonio sia tale solo in presenza di un marito, una moglie ed eventuali figli.

Tutte le altre sono forme di relazione anche rispettabili, ma certo non assimilabili alla famiglia, istituto che, pur variando nelle epoche e da civiltà a civiltà, conserva dei caratteri immutabili. Concludo con le parole di uno studioso autorevole e non cattolico quale Claude Lévi-Strauss (1908-2009), per il quale analizzando «l'immenso repertorio delle società umane su cui, a partire da Erodoto, abbiamo informazioni, tutto quello che» potremmo «dire sul punto che ci interessa che la famiglia coniugale vi è frequentissima, e che, dove essa sembra mancare, si tratta in generale di società molto evolute». Non solo: quando si tratta di definire «proprietà invarianti, o caratteri distintivi della famiglia sommando le informazioni raccolte - scrive Lévi-Strauss - nelle società più disparate», si giunge a queste conclusioni: «1. La famiglia trae origine dal matrimonio; 2. Essa comprende il marito, la moglie, i figli nati dalla loro unione […]; 3. I membri della famiglia sono uniti fra loro da: a) Legami giuridici; b) Diritti ed obbligazioni […] c) Un » reticolo preciso di diritti e divieti» (Le regard éloigné, Librairie Plon, Paris 1983, p. 58). Perché, affrontando questi temi, non cominciamo a vederli dal punto di vista dei più fragili - cioè dei figli, tanto più se bambini – anziché dall'angolo visuale degli adulti?

da L'Adige, http://www.ladige.it/editoriali/nozze-gay-minano-societa

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