lunedì 28 aprile 2014

Lettera aperta a Costanza Miriano

Cara Costanza,
sono un lettore del tuo blog che da diverso tempo guarda con un certo fascino al tuo modo di affrontare alcune questioni, alcune "verità" che è oramai un atto di coraggio ribadire.
Ritengo che testimoniare la verità, semplicemente, sia uno degli atti più rivoluzionari della nostra disgraziata epoca, oltre che un dovere per chi come noi si definisce ancora cattolico, apostolico e romano.
Come te, sono molto preoccupato circa la diffusione della cosiddetta ideologia gender, soprattutto quando si impone con gli strumenti dell'istruzione pubblica, e ritengo che i tuoi libri rappresentino uno schiaffo rumoroso e fiero al ribaltamento dei nostri millenari valori, conseguenza di una visione del mondo melliflua e irrispettosa della natura umana.
Ho deciso di scriverti, tuttavia, non per farti i complimenti, ma per capire.
Leggo oggi sul tuo blog una "chiacchierata" con Camillo Langone, dal titolo di dubbio gusto La compagnia dell'agnello. Su Langone non spendere parole: ancora mi mordo le mani per il tempo buttata a leggere quel libretto infantile che ha arrogantemente intitolato destra divina, e che dimostra come scrivere bene senza aver nulla da dire è semplice onanismo letterario. Sono convinto che Langone sia un servitore (per la verità non il più temibile) del Nemico dell'umana natura, grossolanamente infiltrato nel campo cattolico a recitare una parte che per limiti personali non gli riesce, accecato com'è dal proprio odio, dalla lussuria e da un disordine sentimentale grave: forse lui avrebbe bisogno di uno psichiatra, o di un esorcista. O banalmente di studiare.
Nei tuoi confronti, invece, ho sempre nutrito una sincera stima, che per la verità ha un po' vacillato nel leggere un'articolo così superficiale, così leggero, offensivo e lontano dall'idea che - a mio modesto parere - un cattolico dovrebbe dare di sé.
Vedi, io sono cattolico, antiabortista e vegetariano. Rispedisco al mittente le accuse di gnosticismo (che dimostrano, se mai ce ne fosse bisogno, la sostanziale ignoranza di Langone) e non credo di aver bisogno di uno psichiatra, così come credo non ne abbiano bisogno i tanti (sempre di più, grazie a Dio) vegetariani cattolici, raccolti anche in un bel gruppo di preghiera guidato da Marilena Bogazzi che ti consiglio di conoscere.
Semplicemente, trovo più bello rispettare il Creato, che consumarlo. Trovo più bello pensare che Nostro Signore abbia creato quell'agnello, che tu mostri sul tuo blog, per glorificare il Suo nome con la sua bellezza, e non per finire in fricassea e riempire il nostro stomaco per qualche ora.
Credo che quando si parla di "rispetto" per la natura, lo si debba anche dimostrare con le scelte personali, astenendoci dal consumare compulsivamente dei corpi imbottiti di antibiotici, cresciuti nella disperazione di gabbie illuminate dai neon e poi sgozzati da coscienti, sezionati e rinchiusi in vaschette di cellophan e polistirolo.
Ciascuno, d'altronde, fa le scelte che ritiene più valide, e sarà il buon Dio a giudicarci.
Quello però che non mi torna è l'immagine che il tuo articolo dà dei cattolici, a chi si trovi a leggerlo. La questione del maltrattamento degli agnelli è emersa quest'anno in particolare in seguito alle inchieste di Animal Equality, che hanno messo in luce abusi impressionanti nei confronti dei cuccioli che spaventati, andavano incontro a una fine orribile, dopo aver subito maltrattamenti gratuiti e inumani.
Vedi, cara Costanza, noi vegetariani non siamo "i nemici dell'uomo": siamo piuttosto uomini. E agli uomini degni di questo nome vedere quelle immagini non può che suscitare sdegno, ribrezzo, orrore, vergogna. E' giusto che sia così, e d'altronde tu stessa scrivi "è bene non maltrattare gli animali per il gusto di farlo", e dunque ne deduco che sia male maltrattarli. Quindi è bene provare raccapriccio, di fronte al maltrattamento.
Allora, al di là della scelta alimentare che ciascuno di noi decide di fare in piena coscienza, credo che un cattolico non dovrebbe mostrarsi rabbioso. Il pontificato di Benedetto XVI è stato interamente incentrato su questo: credere nel nostro Dio significa amare, perché Deus caritas est.
Sta scritto, come ben sai:

Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo. Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla. Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente. L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L'amore non verrà mai meno. Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno; e la conoscenza verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto. Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l'amore.
(Corinzi 1-13)

Lungi da me l'idea di giudicare o di insegnarti qualcosa: non ne ho né l'autorità, né la competenza, né la capacità, né il desiderio. Ma ti domando sinceramente, nella speranza di capire: dov'è l'amore nell'ironia grossolana contro chi sceglie di non mangiare la carne? Dov'è l'amore nella ostentazione di quell'odio contro gli animali (parte del Creato, appunto) che si concretizza nel racconto divertito di un prete che spara agli uccelli dal campanile della chiesa?
Sant'Ignazio invitava ciascuno di noi ad effettuare un discernimento spirituale su ogni nostro pensiero, chiedendoci: "Da dove viene? Dove mi porta?"
Non so se il tuo articolo provenga dall'amore per Dio, e non so se ti porti a una maggior lode e gloria del Suo nome. Ma so per certo che leggerlo porta il lettore quanto più lontano possibile da un dio di odio e vendetta, un dio rabbioso, i cui rappresentanti si vantano di sparare ai piccioni dal campanile, senza che questo sia quel "maltrattare gli animali per il gusto di farlo" che - come scrivi tu - è male.


(Gli animali) è chiaro che ci sono stati dati in custodia non possiamo agire con loro a nostro piacimento. Anche gli animali sono creature di Dio, anche se non hanno il rapporto diretto con Dio che caratterizza l'uomo; sono comunque esseri che Lui ha voluto e che noi dobbiamo rispettare poichè accompagnano e sono elementi essenziali della creazione.
A proposito della domanda se si possano uccidere e mangiare gli animali, nelle Sacre Scritture è contenuta una disposizione significativa. Vi si legge che all'inizio solo le piante sono menzionate come nutrimento per l'uomo. Solo dopo il diluvio, quindi dopo la nuova frattura apertasi tra Dio e l'uomo, viene concesso all'uomo di nutrirsi di carne. Questo significa che viene creato un ordine di valore subordinato e di cui viene comunicato il valore subordinato.  
  
Benedetto XVI, Dio e il mondo: essere cristiani nel nuovo millennio, 2001. Pagg. 70/71.

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