giovedì 24 aprile 2014

E se fosse questo il modo più nobile per fare politica?



 "Ma il sogno di dominare la natura è il più naturale di tutti! Il maschio non domina forse la femmina? Il forte non esercita forse spontaneamente il suo potere sul debole? L'uomo moderno ha dato corpo a un'esigenza essenziale, innata, quindi naturale della specie umana. Già Cicerone proclamava che dovere dell'uomo è comprendere la natura per sfruttarne le risorse e sottometterla. Lo stesso Dio della Bibbia non ha forse demandato ad Adamo di dare un nome a tutte le creature che popolavano l'Eden affinché divenisse il padrone del Creato?"
            Come sempre i nostri filosofi si sbagliano. Ho già ricordato come gli uomini primitivi vivano da sempre in armonia con l’ambiente naturale che li nutre e che avvertono come superiore. Quanto al racconto biblico, posso solo consigliare ai nostri filosofi di leggere meglio la Genesi. Si stupiranno molto di apprendere che il Creatore non fa altro che affidare il giardino dell’Eden a Adamo in modo che egli ne abbia cura e ne divenga il giardiniere: Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
E veniamo all’azione di nominare le creature: si tratta di una presa di possesso? Solo l’avidità e l’angustia della mentalità borghese impediscono di vedere che tale gesto è, in verità, un gesto d’amore. Nello stesso modo, i genitori scelgono i nomi per i loro figli, senza che ciò li renda i proprietari della progenie. Il loro ruolo è proteggere la vita, favorire la crescita.
Avete compreso dove voglio arrivare: l’uomo, erede di Adamo, non dovrebbe considerarsi il proprietario della terra, ma il suo custode. Non è questo che gli animali e le piante chiedono? Cosa accadrebbe se l’uomo civilizzato rinunciasse a trattare la natura come un terreno di conquista e iniziasse ad abitare la terra da giardiniere? Non si tratta semplicemente di proteggere i bei paesaggi dagli assalti della modernità, ma di modificare radicalmente il nostro rapporto con il vivente, fino a considerare l’intero pianeta come un vasto giardino. Se infatti il giardino è l’unico luogo in cui è ancora realizzabile il sogno di una relazione armoniosa tra uomo e natura, perché non allargare le frontiere di quest’utopia a scala terrestre? (…)
Il mio impegno politico e le delusioni che mi procurò mi permisero di imparare molto e di incontrare i personaggi più straordinari della mia epoca. Tutti sognavano, e in buona fede, una società senza classi né ingiustizie. Provavano dolore assistendo allo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo e lottavano coraggiosamente contro la società capitalista, arrogante e filistea, dell’Inghilterra vittoriana. Sfortunatamente, erano loro stessi figli dell’epoca materialista che combattevano. Per la maggior parte di loro, proprio come per i borghesi che detestavano, l’uomo si riduceva ai suoi bisogni materiali.  Non riuscivano a rinunciare a una visione angusta, scientista e darwinista dell’uomo e della civiltà. Tutto ciò che volevano era modificare il sistema economico vigente, cambiare modi di produzione, ridistribuire in modo egualitario le ricchezze del Paese…(…)
Una sera mi sfogai con il mio amico, il tanto compianto William Morris. Ci trovavamo nel giardino di Kelmscott, dove egli abitava a quel tempo. Immaginate, William, un mondo in cui l’uomo avesse come scopo primario curare la vita che sboccia attorno a lui indipendentemente dalla sua volontà…. Lui sì, comprenderà, mi dicevo pieno di speranza. Eravamo seduti presso un caprifoglio che si arrampicava su una pergola, riempiendo quell’angolo di giardino del suo profumo. Lo vidi sorridere dietro la barba. (…) Certo, comprendeva, ma tamburellava nervosamente su un ginocchio con la punta delle dita. Forse pensava alle prese in giro con le quali i nostri compagni della Social Democrati Federation avrebbero accolto le mie idee? Poi, con l’energia e la bonomia che gli erano propri, mi dette una pacca sulla spalla e disse: Mio caro Jorn, senza dubbio con tutte queste idee farete un bel giardino, ma non una rivoluzione!. Risi con lui. Per amicizia e rispetto nei confronti del maestro non insistetti oltre e, naturalmente, non diedi a vedere che la sua ironia mi aveva ferito.(…) E del resto, non aveva ragione? Non fu forse quel giorno che decisi di rinunciare alla politica per consacrare tutte le mie energie e le mie speranze al mio giardino, che stava per nascere? (…)
            Certamente la frase “l’uomo giardiniere del mondo” è una bella espressione. Troppo bella, penso, e, come tutte le formule, falsa. Un sogno magnifico, è vero. Ma non è, ancora una volta, un modo per affermare una supremazia? (…) I saggi cinesi parlano sovente della via del ritorno. Ritornare bambini: ecco la loro più profonda aspirazione. Ritrovare l’innocenza con cui un bambino scopre un mondo infinitamente più grande di lui, con il quale sa ancora parlare, giocare, in una parola: creare.
            E se non fosse che questo, il modo per far politica ai nostri giorni?

 
Jorn de Precy, “E il giardino creò l’uomo”
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Proprietà intellettuale

Licenza Creative Commons
I contenuti di questo blog sono di Michele Pigliucci e sono liberamente utilizzabili alle condizioni previste dalla licenza Creative Commons Attribuzione - Non opere derivate 3.0 Unported License.