lunedì 13 gennaio 2014

Doppio cognome: patriarchia, matriarchia o anarchia.

Sarò scorretto, ma trovo la diatriba sull'attribuzione del cognome della madre ai figli surreale.
Mi spiego meglio: la battaglia per la parità dei (due) sessi è una battaglia di civiltà, laddove la parità dei sessi venga intesa come uguaglianza di diritti, di possibilità di soddisfazione, di opportunità, di dignità. E su questo piano è indubbio che ci sia ancora tanto da fare: basti pensare alle difficoltà che incontra una donna sul posto di lavoro se rimane incinta (difficoltà che rappresentano uno degli strumenti con i quali la società di oggi porta avanti la propria battaglia culturale per la sterilità e quindi per la distruzione dell'uomo).
Ma invece di risolvere questi serissimi e concreti problemi "di genere", le neofemministe si dedicano agli aspetti assolutamente neutri, ai quali attribuiscono significati simbolici che più che avvicinare allontanano l'obiettivo della pari dignità fra i sessi. E così nascono queste crociate universali contro la tradizione della nostra società di attribuire il cognome per via patrilineare.
Innanzitutto non si può non notare come questioni di questo tipo non abbiano davvero nulla a che vedere con una qualche gerarchia fra uomo e donna: la distinzione dei due sessi è soltanto di tipo funzionale, e non qualitativa. Attribuire il cognome del padre ai figli è una convenzione sociale neutra, radicata nella tradizione millenaria anche in quelle società nelle quali ad esempio la madre trasmette la religione. Proviene dai tempi nei quali l'inera società umana era stabilita in un ordine pacifico: l'uomo deteneva il patrimonio, il lavoro, le sostanze economiche e quindi il cognome ai figli, mentre alla donna era assegnato il matrimonio, e quindi l'educazione dei figli, la cura della casa.
Quelli che vedono in questa distinzione una superiorità del maschio si dimostrano figli del nostro tempo, e della dittatura tecnocratica che lo caratterizza: nella nostra tradizione il lavoro non è simbolo di emancipazione, soddisfazione e ricchezza, ma è piuttosto una maledizione, la condanna dell'uomo per aver mangiato del frutto proibito. Quella della donna è, non a caso, il parto con dolore.
Nella società reale, ancora oggi, il lavoro è per la maggior parte fatto di fatica, frustrazione, sottomissione, insoddisfazione, ansia. Non c'è nessuna santità nel lavoro, e chi dice che il lavoro nobilita l'uomo sbaglia, perché è piuttosto l'uomo a nobilitare il lavoro. Il tradizionale ruolo della donna nella famiglia è di primo piano, principale e insostituibile, e se dovessimo individuare una gerarchia di ruoli tra uomo e donna, sarebbe senz'altro quest'ultima ad avere il posto più alto (solo +Costanza Miriano sembra averlo capito).
Ma le "femmine" non sono donne, e  non sono in grado di cogliere queste sfumature: così nasce il femminismo, l'autoghettizzazione, la "festa della donna", le quote rosa e così il genere femminile sceglie liberamente di subire entrambe le condanne divine: continuano a partorire con dolore, e con dolore traggono il cibo dalla terra (Gen 3, 17).

Ora, senza scomodare Bachofen, se il neofemminismo proponesse di sostituire per intero l'ordine partiarcale con quello matriarcale, attribuendo per legge il solo cognome della madre ai figli, questa scelta avrebbe sicuramente un senso. Condivisibile o meno, sarebbe una decisione sensata che invertirebbe l'ordine che la società umana ha dato alla distinzione fra i ruoli.
Ma la balordaggine di questa epoca incapace di riflettere ha prodotto l'assurda idea che parità significhi assenza di ruoli, e così stiamo per varare la legge con la quale si potrà liberamente scegliere (parola d'ordine della nostra epoca) quale cognome dare al figlio: quello del padre o della madre.
Così si avrebbe l'assurda situazione di fratelli con cognomi diversi, o di figli e nipoti con 4, 16, 32 cognomi derivanti dalla somma dei cognomi materni, paterni, dei nonni...
Il risultato è un altro passo verso la distruzione della famiglia: domani non si saprà più di chi sei figlio, da dove proviene la tua famiglia, qual è la tua storia... Non sarà neanche più possibile ricostruire il proprio albero genealogico, recuperare la storia della propria famiglia, perché sarà completamente slegato il legame fra padri e figli, fra madri e figlie.
Invece di sostituire una regola con l'altra hanno deciso di abolire qualsiasi regola, nell'illusione che vivere senza regole significhi essere veramente liberi.
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