venerdì 13 settembre 2013

La Ostpolitik adriatica

Una cosa buona questo governo la sta facendo davvero: ha dato vita a una seria ostpolitik adriatica, portando l'Italia a giocare un nuovo ruolo verso l'oriente più prossimo, una strategia semplice quanto intelligente.
In un paese da troppo tempo privo di prospettive di ampio respiro, gli incontri trilaterali con la Slovenia e con la Croazia rappresentano una boccata di aria fresca veramente utile alla nostra politica estera, a cui ci eravamo disabituati da troppi anni.
Il rapporto con la Slovenia è nato diversi mesi fa: la repubblica di Lubiana è in grave crisi economica, e ha scoperto, suo malgrado, quanto sia aspra la strada degli aiuti economici, in questa merkelcrazia chiamata Europa. Licenziamenti e tagli orizzontali verticali e diagonali alla spesa pubblica stanno rendendo la Slovenia un paese economicamente instabile, ciecamente abbandonato dalla grande madre austro-tedesca che le ha sempre fatto da chioccia e che oggi la inserisce impietosamente nella lista dei debitori da spremere con l'austerità. Alla premier Alenka Bratušek conviene cercare nuovi alleati, facendo fronte comune con quell'Italia che per motivi geografici deve necessariamente farsi andare simpatica.
Al duetto si è unita la Croazia, entrata a Luglio nell'Unione Europea. Anche la Croazia è stata per anni nelle braccia dell'asse Berlino-Vienna: sostenuta, incoraggiata e finanziata abbondantemente, ha rappresentato fino a ieri l'appendice meridionale del ricostituito impero germanico. Ma anche per Zagabria le cose sono cambiate a causa della miopia di frau Merkel, che ha scaricato lo storico alleato balcanico con la scusa di una legge croata che impedisce l'estradizione dei criminali politici jugoslavi e che Zagabria non vuole cancellare. La "scortesia" della Merkel è arrivata al punto da disertare la cerimonia ufficiale di ingresso della Croazia nell'Unione Europea per "altri impegni".
D'altronde è il grande difetto dei tedeschi: la stolz, la superbia che li porta a non considerare di poter avere alleati, ma a concepire l'Europa come un grande feudo pieno di paesi vassalli a cui si chiede il vincolo di fedeltà. In questo caso stolz è una parola pericolosamente simile a stoltezza.
L'Italia, intelligentemente, sta dimostrando di sapersi inserire in questo buco, proponendosi a Slovenia e Croazia come alleato credibile e umile, e soprattutto "meridionale", e in quanto tale meno esigente in quanto a parametri di austerità. A sloveni e croati conviene trovare amici di cui fidarsi per non restare soli in questo "gioco della sedia" che è l'Unione Europea. L'Italia può così riaffacciarsi al mare Adriatico, quel "lago interno europeo" che assume sempre maggiore importanza nell'Europa allargata a est e che attraverso il sistema portuale del NAPA potrebbe spostare il baricentro del continente a sud.
Il banco di prova sarà il rigassificatore di Zaule: quell'opera strategica importantissima per il futuro di Trieste, sul quale pesa il veto tattico degli ambientalisti sloveni e la concorrenza del progetto croato, ma sul cui progetto potrebbero magicamente convergere tutti in nome di una nuova alleanza adriatica. Una vera e propria magia, che dimostrerebbe alla Merkel di aver perduto definitivamente la sponda meridionale del proprio impero.
Dimostrazione che arriverà il 26 settembre, quando Trieste ospiterà il vertice italo-russo, dando l'ultimo salutare schiaffo all'Europa. Il rapporto con Putin non può limitarsi all'amicizia personale con Berlusconi: deve essere rafforzato e reso capace di sopravvivere ai governi, perché senza l'assenso russo l'Italia non potrà ambire a giocare la sua partita di recupero di influenza sull'area balcanica, e così facendo su tutto il sud-est europeo.

In questo quadro il grande assente è la politica locale: impegnati in beghe di basso profilo, i partiti triestini non si rendono conto di avere un ruolo chiave nella partita e, persi nell'oziosa diatriba fuoritempo sul TLT, si lasciano commissariare dalla tanto criticata politica romana.  
Dum Tergestae consulitur, Berolinum expugnatur.
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