giovedì 27 giugno 2013

O Dio o la lotta armata

Non ho mai ben compreso le opinioni dei sostenitori dell'esistenza di una morale laica, che si suppone in grado di fondare la società su un sentire comune che non dipenda dal divino.
A mio modo di vedere non c'è nulla di "naturale" nell'imporre a se stessi un regolamento che vieti determinati condotte verso le quali ciascuno di noi sarebbe altrimenti portato.
E mi riferisco a diversi piani: se Dio non esiste per quale motivo dovrei astenermi dal rubare a chi ha più di me? Il mio istinto mi suggerisce che rubare ai poveri è sbagliato ma per non rubare ai ricchi, in un sistema colmo di diseguaglianze come il nostro, ho bisogno di una legge superiore che me lo imponga. Solo la morale religiosa può trattenermi, promettendomi una più grande giustizia nel mondo che verrà.
E ancora, se non c'è Dio chi dovrebbe vietarmi di sopraffare il mio prossimo, sottomettendolo alla mia volontà? O di limitare la libertà altrui in nome del mio interesse, o ancora di esercitare violenza per ottenere ciò che ritengo essere, per me, il bene?
Ma soprattutto: se Dio non esiste chi mi imporrà di restare a guardare quando si consumano ingiustizie, violenze, atrocità nei confronti dei più deboli? Chi potrà convincermi a non intervenire con ogni mezzo affinché cessino le sopraffazioni quotidiane, a non utilizzare la violenza per quello che so essere l'obiettivo più nobile, e cioé aprire ogni gabbia?
Il mondo è un luogo crudele e ingiusto. Se Dio non esiste viene meno la certezza di una superiore giustizia che darà senso a tutto, e l'unica soluzione rimane la lotta armata.



martedì 25 giugno 2013

C'è qualcosa da capire

L'ultimo prete inca, avvicinando la morte
Radunò attorno a sé pochi superstiti
Le mani quasi giunte
Su un arbusto mai visto sedeva accovacciato sulla terra
"imparerete ad amarla in pace e in guerra"
Grigie pietre le strade lastricate
Grigie pietre le case inutilmente fortificate
Fessure i volti bruni di sole, sole,
Tra tessuti sgargianti di colore
"è vostra questa pianta dono del creatore
A lui salga la lode, voi che pagate crudele salvatore"
E gli occhi suoi già stanchi prendevano commiato
Velando con lo sguardo
Le mille meraviglie del creato,
"in alto trasparente denso il cielo immobile vicino
In basso umide nuvole rumore
Di foresta lontano, lontano, lontano
Renderà sopportate fame fatica orrore
Le vostre sofferenze allevierà amate creature
Vi terrà compagnia quando sarete soli di necessità
Per ultimo non ultimo li polverizzerà"
Se ne presero cura devota silenziosa
Impotente difesa masticata preghiera
Nei secoli fedeli senza speranza qualche parola stanca
Un prete, un dono, una divinazione...
Qualcuno, senza merito, ne canta la canzone
Non si sa mai, c'è qualcosa da capire
Per quanto il senso sia difficile da dire
Difficile da dire per quanto il senso sia
C'è qualcosa da capire, non si sa mai
Impotente difesa masticata preghiera
Rende sopportate fame fatica orrore
Le sofferenze allevia amate creature
Tiene al caldo chi è solo di necessità
Per ultimo non ultimo li polverizzerà.

Giovanni Lindo Ferretti, “Polvere”

lunedì 17 giugno 2013

La mucca che piange

“Per un mattatoio di Hong Kong, era una giornata abbastanza normale, finché una mucca che stava per essere macellata cadde in ginocchio e cominciò a piangere!” La gente pensa che gli animali non piangano, ma questo animale stava piangendo come un bambino “- ha detto Billy Fong ai giornalisti di Hong Kong. “Attorno c’erano dieci uomini che traggono il proprio sostentamento attraverso la macellazione degli animali. E dai loro occhi, le lacrime cominciarono a fluire. La gente era talmente toccata da decidere di acquistare la mucca. Successivamente tale mucca fu donata ad un tempio buddista, dove poté il vivere il resto della sua vita in pace “.
Questa storia della mucca che piange ebbe inizio quando questo grosso animale veniva trasportato verso il macello. Quando si avvicinarono al macello, improvvisamente l’animale cadde a terra, sulle sue zampe anteriori. Poi, le sue lacrime iniziarono a fluire. “Quando vidi l’animale cominciare a piangere con tristezza e paura nei suoi occhi, ho iniziato a tremare,” – ha detto il macellaio. “Chiamai gli altri che divennero tanto stupiti quanto me. Cominciammo a tirare e spingere l’animale, ma non volle saperne di spostarsi. Sedeva a terra e piangeva. Mi si rizzarono i peli, perché l’animale reagiva come un essere umano. Ci guardammo in faccia e sapendo che nessuno di noi sarebbe stato in grado di ucciderlo, avremmo dovuto decidere cosa fare con lui “.
Infine, dopo lunghe discussioni, decisero di raccogliere i soldi per mandare l’animale a riposarsi, per tutta la vita, con dei sacerdoti buddisti, che non hanno nulla contro le mucche. “Non fummo in grado di smuoverlo da lì finché non gli promettemmo che non sarebbe morto. Poi si alzò e venne con noi. Potete crederci oppure no, ma questa è la verità, anche se sembra strano. Sembrava che questo grande animale avesse capito ogni parola da noi pronunciata, “- disse il Sig. Tat Nin. Per alcuni impiegati del macello, questo incidente fu decisamente troppo.
Il Sig. Fong ha detto: “Tre operai, subito dopo aver assistito a questa scena, si licenziarono. Dissero che non sarebbero stati mai più in grado di uccidere un animale, perché avrebbero sempre ricordato quella mucca e come le sue lacrime scorrevano lungo il suo muso dai grandi occhi tristi.”

http://blog.pagine-verdi.com/la-storia-della-mucca-che-pianse-al-mattatoio/

lunedì 3 giugno 2013

Lettera da Istanbul: dalla Turchia al mondo

Si protesta per fermare la demolizione di qualcosa di più grande di un parco: il diritto a vivere in democrazia. La città si stringe solidale contro il governo.



Istanbul, 3 giugno 2013, Nena News - Ai miei amici che vivono fuori dalla Turchia: scrivo per farvi sapere cosa sta succedendo a Istanbul da cinque giorni. Personalmente sento di dover scrivere perché la maggior parte della stampa è stata messa sotto silenzio dal governo e il passaparola

e internet sono i soli mezzi che ci restano per raccontare e chiedere sostegno. Quattro giorni fa un gruppo di persone non appartenenti a nessuna specifica organizzazione o ideologia si sono ritrovate nel parco Gezi di Istanbul. Tra loro c'erano molti miei amici e miei studenti. Il loro obiettivo era semplice: evitare la demolizione del parco per la costruzione di un altro centro commerciale nel centro della città. Ci sono tantissimi centri commerciali a Istanbul, almeno uno in ogni quartiere. Il taglio degli alberi sarebbe dovuto cominciare giovedì mattina. La gente è andata al parco con le coperte, i libri e i bambini. Hanno messo su delle tende e passato la notte sotto gli alberi. La mattina presto quando i bulldozer hanno iniziato a radere al suolo alberi secolari, la gente si e' messa di mezzo per fermare l'operazione.

Non hanno fatto altro che restare in piedi di fronte alle macchine. Nessun giornale né emittente televisiva era lì per raccontare la protesta. Un blackout informativo totale. Ma la polizia è attivata con i cannoni d'acqua e lo spray al peperoncino. Hanno spinto la folla fuori dal parco.

Nel pomeriggio il numero di manifestanti si è moltiplicato. Così anche il numero di poliziotti, mentre il governo locale di Istanbul chiudeva tutte le vie d'accesso a piazza Taksim, dove si trova il parco Gezi. La metro è stata chiusa, i treni cancellati, le strade bloccate. Ma sempre più gente ha raggiunto a piedi il centro della città. Sono arrivati da tutta Istanbul. Sono giunti da diversi background, da diverse ideologie, da diverse religioni. Si sono ritrovati per fermare la demolizione di qualcosa di più grande di un parco: il diritto a vivere dignitosamente come cittadini di questo Paese.

Hanno marciato. La polizia li ha respinti con spray al peperoncino e gas lacrimogeni e ha guidato i tank contro la folla che offriva ai poliziotti cibo. Due giovani sono stati colpiti dai tank e sono stati uccisi. Un'altra giovane donna, una mia amica, è stata colpita alla testa da uno dei candelotti lacrimogeni. La polizia li lanciava in mezzo alla folla. Dopo tre ore di operazione chirurgica, è ancora in terapia intensiva in condizioni critiche. Mentre scrivo, non so ancora se ce la farà. Questo post è per lei.

Nessun agenda nascosta
Queste persone sono miei amici. Sono i miei studenti, i miei familiari. Non hanno "un'agenda nascosta", come dice lo Stato. La loro agenda è là fuori, è chiara. L'intero Paese viene venduto alle corporazioni dal governo, per la costruzione di centri commerciali, condominii di lusso, autostrade, dighe e impianti nucleari. Il governo cerca (e quando è necessario, crea) ogni scusa per attaccare la Siria contro la volontà del suo popolo.

E, ancora più importante, il controllo del governo sulle vite personali della sua gente è diventato insopportabile. Lo Stato, dietro la sua agenda conservatrice, ha approvato molte leggi e regolamenti sull'aborto, il parto cesareo, la vendita e l'utilizzo di alcol e anche il colore del rossetto delle hostess delle compagnie aeree.

La gente che sta marciando verso il centro di Istanbul chiede il diritto a vivere liberamente e a ottenere giustizia, protezione e rispetto dallo Stato. Chiede di essere coinvolta nel processo decisionale della città in cui vive. Quello che invece ha ricevuto è violenza e un enorme numero di gas lacrimogeni lanciati dritti in faccia. Tre persone hanno perso la vista.

Eppure continuano a marciare. Centinaia di migliaia si stanno unendo. Duemila persone sono passate sul ponte del Bosforo a piedi per sostenere la gente di Taksim. Nessun giornale né tv era lì a raccontare cosa accadeva. Erano occupati con le notizie su Miss Turchia e "il gatto più strano del mondo". La polizia ha continuato con la repressione, spruzzando spray al peperoncino tanto da uccidere cani e gatti randagi.

Scuole, ospedali e anche hotel a cinque stelle intorno a piazza Taksim hanno aperto le porte ai feriti. I dottori hanno riempito le classi e le camere di albergo per dare primo soccorso. Alcuni poliziotti si sono rifiutati di spruzzare lo spray e lanciare lacrimogeni contro persone innocenti e hanno smesso di lavorare. Intorno alla piazza hanno posto dei disturbatori per impedire la connessione internet e i network 3G sono stati bloccati. I residenti e i negozi della zona hanno dato alla gente in strada accesso alle loro reti wireless, i ristoranti hanno offerto cibo e bevande gratis.

La gente di Ankara e Izmir si è ritrovata nelle strade per sostenere la resistenza di Istanbul. I media mainstream continuano a raccontare di Miss Turchia e del "gatto più strano del mondo".

***

Scrivo questa lettera così che possiate sapere cosa succede a Istanbul. I mass media non ve lo diranno. Almeno non nel mio Paese. Per favore postate più articoli possibile su internet e fatelo sapere al mondo.

Mentre pubblicavo articoli che spiegavano quanto sta avvenendo ad Istanbul sulla mia pagina Facebook la scorsa notte, qualcuno mi ha chiesto: "Cosa speri di ottenere lamentandoti del tuo Paese con gli stranieri?". Questa lettera è la mia risposta.

Con il cosiddetto "lamentarmi" del mio Paese, io spero di ottenere:

Libertà di parola e espressione,

Rispetto per i diritti umani,

Controllo sulle decisione che riguardano il mio corpo,

Diritto a radunarsi legalmente in qualsiasi parte della città senza essere considerato un terrorista.

Ma soprattutto dicendolo al mondo, ai miei amici che vivono nel resto del globo, spero di aprire i loro occhi, di aver sostegno e aiuto.

*Originariamente pubblicato sul blog defnesumanblogs.com
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