giovedì 18 aprile 2013

Salvare la famiglia per salvare ciò che siamo

Che ci sia una regia mi sembra evidente: l'attacco è stato sferrato su scala mondiale, e non c'è verso di fermarlo. Mi riferisco all'attacco politico, mediatico e culturale al concetto di famiglia
.
"Famiglia", senza l'aggettivo "tradizionale" dietro a cui si cela una implicita condanna: la famiglia è una e non ha bisogno di aggettivi, basta guardare su un vocabolario di italiano o leggere la Costituzione per averne conferma.
L'attacco si è concretizzato nella sempre più povera Europa continentale, quella che ha saputo vergognarsi e dimenticarsi di aver dato origine alla civiltà occidentale e la sta rinnegando senza indugi. Che schifo questa Europa: mentre il mondo intero si rafforza nella propria identità e nel proprio pensiero e programma uno sviluppo culturale inseguendo il modello europeo, il vecchio continente si fa vecchissimo, rinnega se stesso e il proprio pensiero per approdare non a una meta migliore, ma a un non pensiero: al dominio del probabile sulla verità, e dell'esperienza pratica sul concetto.
L'Italia dal canto suo è ancora più povera perché rinuncia vergognosamente al proprio ruolo di avanguardia tradizionale, al proprio ruolo di argine concettuale alla marea meccanicistica anglosassone e finisce per inseguire il vecchio nella strada dell'autodissoluzione. E quindi le università italiane si piegano all'imposizione della metodologia britannica, fatta di un sapere più pratico e quindi più povero e dominata dall'economia come sostituto delle scienze "umane": l'uomo è un numero, e l'unico sapere per cui valga la pena studiare è dar di conto per far tornare i conti.

Per questo la battaglia in difesa della famiglia è una battaglia persa: perché la cultura è completamente controllata dal pensiero debole e il pensiero forte ha rinunciato a ogni difesa, complice la democrazia e l'ideologia della ricerca del consenso. Con lo spauracchio dell'omofobia oramai è individuato un nemico: in Francia lo abbiamo già visto, chi concepisce la famiglia come ci insegna la nostra Costituzione è o sarà passibile di denuncia per discriminazione. È un ragionamento talmente banale e povero che funziona.
D'altronde la demonizzazione ha i suoi ritultati: la semplice opinione, se fuori dal coro, è bollata come ingerenza e relegata nel ghetto della condanna della storia, quando non della magistratura.
Perciò sostenere che l'aborto è sbagliato non è più un'opinione politica, ma è "ingerenza" discriminatoria. E coerentemente Amnesty International ha inserito l'aborto nella propria lista di diritti fondamentale dell'uomo, per cui sostenere che sia male equivale a esercitare una violenza o ledere un diritto inviolabile.
A una a una tutte le opinioni vengono esiliate dalla polis e lapidate: non è neanche più lecito esprimerle. Qualcuno mi spieghi la differenza con il fascismo.

La famiglia è necessaria. E' quasi inutile chiedersi se è giusta o sbagliata, se il nostro carattere sessuale sia frutto del caso e intercambiabile o non piuttosto ciò che realmente siamo. La famiglia è semplicemente indispensabile: non può esistere uno Stato senza il suo carattere costitutivo principale che è la famiglia. Gli stessi sostenitori del matrimonio omosessuale di fatto intendono miopemente allargare il concetto di famiglia, ma continuano a ritenere la "coppia" elemento fondamentale di una società.
Ma se decidiamo di relativizzare la famiglia, di includere nel concetto ogni tipo di coppia, quale sarà il limite? Intendo dire: chi potrà vietare a tre o più persone conviventi di rivendicare il proprio status di "famiglia"? Chi potrà sostenere che la famiglia si fonda soltanto su una coppia, e non piuttosto su un aggregazione di persone dal numero variabile?
Mi spiego meglio: la famiglia composta da uomo e donna e quindi da prole è un concetto radicato in ogni cultura, che rappresenta davvero un punto di riferimento, un elemento costitutivo della società che ha radici concettuali molto forti. Se abbattiamo questo concetto, dove porremo il prossimo limite? Come motiveremo la necessaria prossima esclusione dai "diritti di famiglia"? Come faremo a sostenere che la poligamia non è famiglia? Come faremo a discriminare dal concetto di "famiglia" una donna convivente con più uomini, o con più donne?
Per questo la famiglia è fondamentale.
Per difenderla bisogna attuare due strategie: toglierne il monopolio alla Chiesa Cattolica e riconoscere immediatamente i diritti delle "coppie di fatto".

Il primo punto è evidente: la difesa della famiglia è affare di tutti e non solo della Chiesa (che, come sappiamo, nel nostro tempo non ha diritto ad alcuna opinione ma soltanto a "ingerenze"). Nell'anticlericalismo di moda nel quale viviamo, bisogna riportare la difesa della famiglia al centro dell'agenda politica laica: si tratta di un argomento che riguarda il futuro dello Stato, la distribuzione delle risorse, la proprietà privata, le pari opportunità... Riguarda tutti e ci riguarda tutti, non solo i cattolici.

Il secondo punto è necessario: i sostenitori del "matrimonio omosessuale" fondano il proprio consenso sulla reale esistenza delle coppie di fatto, conviventi senza il vincolo matrimoniale. Ciascuno di noi ne conosce a dozzine, e sarebbe realmente ingiusto e miope fingere che non esistano. Riconoscere a queste coppie alcuni diritti fondamentali è un fatto di giustizia: il diritto all'assistenza dell'altro in ospedale, il diritto all'accesso a una quota di eredità...
E' assolutamente necessario colmare immediatamente questo vulnus grave, che come una ferita aperta è il luogo dove si vanno a nutrire e rafforzare le infezioni del pensiero. Si tratta di un passaggio inevitabile: farlo subito e farlo bene significa costruire un argine contro la marea dilagante che ha come scopo la distruzione della società umana, e che usa i diritti come detonatore d'accesso per abbattere tutto ciò che siamo.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Proprietà intellettuale

Licenza Creative Commons
I contenuti di questo blog sono di Michele Pigliucci e sono liberamente utilizzabili alle condizioni previste dalla licenza Creative Commons Attribuzione - Non opere derivate 3.0 Unported License.