giovedì 17 gennaio 2013

Perché è lì

Era l'8 giugno 1924 quando la spedizione composta da George Mallory e Andrew Irvine lasciò per l'ultima volta il campo base e aggredì l'enorme gigante bianco, il Monte Everest.
I due esploratori furono avvistati l'ultima volta intorno alle 13, poi la montagna li strinse a sé in un terribile abbraccio e non li lasciò più andar via.
Pochi giorni prima Mallory era stato intervistato: era la prima volta che qualcuno provava una salita del genere, e il giornalista fece una domanda quasi ovvia: "Perché? Perché scalare l'Everest? Perché tentare un'impresa così rischiosa e inutile?". La risposta di Mallory fu semplice: "Perché è lì".
Forse senza rendersene conto l'esploratore racchiuse in tre parole quello che è l'aspetto più affascinante della natura umana: l'insopprimibile desiderio di andare oltre, di oltrepassare il muro, di gettare un occhio più in là a costo della propria stessa vita, contro ogni istinto di sopravvivenza. Dal fuoco di Prometeo alla scrittura, dall'arte alla guerra, dalla scoperta della velocità allo sbarco sulla luna: tutte le conquiste dell'uomo, nel bene e nel male, sono state raggiunte per questo motivo: perché erano lì.
In questo l'uomo è davvero un animale unico. Probabilmente il più infelice.

Il corpo di Mallory, ritrovato nel 1999 a meno di 300 metri dalla vetta.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Proprietà intellettuale

Licenza Creative Commons
I contenuti di questo blog sono di Michele Pigliucci e sono liberamente utilizzabili alle condizioni previste dalla licenza Creative Commons Attribuzione - Non opere derivate 3.0 Unported License.