lunedì 31 dicembre 2012

Fare sempre la scelta giusta.

Sta faticando a morire questo anno orribile, il dodicesimo da quando un gattopardesco fuoco d'artificio ha bruciato le paure millenarie rinviandole di altri dieci secoli. Sta faticando a morire, ma anche per lui è un destino inevitabile, e non lo può rinviare. Non è così per tutti: qualcuno potrebbe quantomeno rinviare il proprio appuntamento con il destino e da ieri sera mi chiedo, senza soluzione, quale sia lo strano meccanismo che convince un uomo che quello, e non un altro è il giorno, l'ora e il luogo giusto per morire. Se mai una incomprensibile disperazione mi portasse a decidere di non dover decidere mai più, se mai accadesse non mi risolverei in alcun modo su quale sia il momento migliore. Potendo, come decidere scientemente che non si vedrà l'alba di domani? Come decidere che, potendo, non si getterà mai più un occhio fra le calli nebbiose di Venezia? Come vietarsi l'ultimo bacio di chi si ama, e poi un altro e un altro ancora, e ancora, e ancora..?
Mi piacerebbe poterlo chiedere all'uomo che ha deciso di porre fine alle sue sofferenze aprendo le braccia contro il treno sul quale viaggiavo. Non ho potuto vederlo ma l'ho sentito distintamente rotolare e sbattere trascinato sotto tutti i vagoni, proprio sotto il mio sedile, in una graniglia di ciottoli. Non è bello assistere al momento in cui qualcuno perde la vita, specialmente se sceglie di farlo in un modo così doloroso e carico di disprezzo per il proprio corpo, i cui poveri resti sparsi vengono poi raccolti dagli agenti polizia ferroviaria in uno di quei sacchetti verdi che a casa usiamo per la spazzatura, quelli che sul fondo hanno un laccetto staccabile da utilizzare per chiuderli.
Doveva essere un abitante di Portogruaro, perché ha scelto il regionale che porta da Trieste a Venezia proprio all'altezza di questo paesino veneto, che i locali chiamano affettuosamente "Porto". Me lo immagino sui sessant'anni, il fisico non più prestante e un po' sovrappeso, i baffi grigi e la parlata calda e cantilenante di quelle terre. Chissà se ha gridato qualcosa. Io lo avrei fatto, e probabilmente la decisione della frase finale avrebbe rappresentato un ulteriore motivo di rinvio sine die del gesto. Sul treno involontariamente assassino, poi, i commenti grotteschi dei passeggeri sono risultati più fastidiosi del freddo che entrava dai finestrini aperti per guardare giù, dove il macchinista e il capotreno scrutavano sconvolti con le torce sotto i vagoni, per cercare i resti e per controllare che il mezzo funzionasse ancora. Il lavoro, da queste parti, è una cosa seria.
Quest'uomo nel morire ha voluto avverare le presunte profezie dei Maya: il mondo, per lui, non è andato oltre il 2012. Ha persino superato la curiosità che è di ogni essere umano di fronte a un ostacolo: quella di sapere cosa ci sia oltre. A lui no. Ciò che ha visto gli è bastato. E ha deciso di farlo rovinando per sempre la vita al macchinista: un'ultima, brutta decisione che sarebbe dovuta piuttosto bastare a dissuaderlo: fra povera gente ci si aiuta, diamine!
Che brutto modo di finire l'anno.
Fare sempre la scelta giusta: questo può essere un buon proposito per l’anno che comincia. Almeno per noi che abbiamo deciso di rimanere vivi.
Venezia, 31 dicembre 2012
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