mercoledì 3 ottobre 2012

Shit party

A colpirmi non è tanto l'assurdità di una festa che ha come tema lo sterco umano. Questo rientra a pieno titolo nella volgarità del moderno, nel suo totale rifiuto del concetto stesso di eleganza, nella relativizzazione ideologica dell'idea di bellezza: una colpa estetica, prima che etica.
A colpirmi non è il cattivo gusto di Veronica Cappellaro, che in un momento simile non trova niente di meglio da fare che farsi fotografare a una festa così piena di bella gente capitanata da Cicciolina.
A colpirmi davvero è che la Cappellaro fosse Presidente della Commissione Cultura: questo sì mi toglie il sonno.

Non voglio unirmi alle offese che nei suoi confronti impazzano su internet: io la Cappellaro non la conosco e non ho motivo di offenderla. Ma mi sembra fin troppo evidente che non è una persona adatta a presiedere la Commissione che si occupa di cultura nella Regione che ospita la Capitale. Sarà una brava amministratrice, non lo so, ma non è la persona che diresti si occupi di cultura.
Basta sentirla parlare: ha un linguaggio semplice, con un marcatissimo accento di Roma Nord non esente da forme di turpiloquio: 


In un altro video impietoso la si vede rispondere alle domande di un intervistatore leggendo un freddissimo comunicato scritto (tra l'altro male) da qualche tecnico di segreteria con un linguaggio da avvocato civilista:


La cosa più grave di questo video non è che legga le risposte, ma che non le sappia leggere meglio di un ragazzino di 11 anni.


Insomma al di là di qualunque giudizio morale, mi pare evidente che il livello culturale della nostra Veronica non sia quello richiesto dal suo ruolo.

La colpa è di chi l'ha messa lì: forse la Polverini, che nel novero delle qualità (?) non conta certo l'eleganza; o più probabilmente il Partito.
Il Partito, in democrazia, ha ragione di esistere solo nella misura in cui fa da selettore e da formatore della classe dirigente, grazie alla scuola politica e all'intuitus personae che passa attraverso la militanza. Senza questo ruolo i partiti sarebbero soltanto obsolete barriere al naturale confronto democratico, pachidermi ingombranti quando non sacche di infezione e di privilegio.
Eppure come la Minetti, anche la Cappellaro è stata scelta evidentemente per parametri che non ci è dato conoscere ma che prescindono dalle normali procedure di selezione della classe dirigente.

I politici non devono essere persone migliori della cosiddetta società civile, ma sicuramente ne devono rappresentare la parte più preparata, più seria, più limpida. Perché hanno scelto di votarsi al prossimo, alla collettività, e di decidere.

E decidere è una cosa seria: quando a farlo si trova qualcuno privo della minima preparazione, l'anti-politica è la reazione più innocua che ci possiamo aspettare.


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