martedì 25 settembre 2012

La chiamano macchina del fango, ma non può nulla contro l'onestà.

La chiamano "macchina del fango" ma in verità è lo stato in cui si è ridotto il giornalismo moderno, (ig)nobile professione oramai screditata di qualsiasi credibilità, prima di qualunque deontologia. In questa triste democrazia dei consumi l'attività principale del giornalista è infatti una soltanto: individuare la notizia che fa scalpore, che fa così alzare il numero dei clic sul proprio portale e di conseguenza le vendite pubblicitarie. Poco anzi nulla importa che questa notizia sia vera, o che sia interessante, o tantomeno che sia raccontata in maniera onesta.
Facciamo un esempio. Mentre scrivo, gli accessi al mio blog dell'ultimo mese sono esattamente 1710. Se io guadagnassi soldi per un'eventuale pubblicità sul mio blog, chi mi paga per lo spazio mi chiederebbe di avere il conto preciso degli accessi al sito, in maniera da valutare quanto "vale" la pubblicità sul mio sito, e quindi quanto pagarla. Più lettori, più soldi. Questo comporta che - se lo scopo del mio blog fosse guadagnare - io sarei portato a scrivere qualunque cosa produca una crescita del numero dei miei lettori.
In questo caso avrei due strade: o mettermi a raccontare i dettagli di come nonno Michele o sua moglie avrebbero ucciso la povera nipotina in quel di Avetrana, indugiando sui dettagli macabri e scabrosi, sui rapporti famigliari, sul profilo psicologico della vittima e del carnefice, e decuplicando così gli accessi grazie al voyeurismo morboso dei lettori; oppure, più semplice, potrei rovinare la reputazione di qualcuno, possibilmente insospettabile.
In questo caso il gioco è fin troppo semplice: basta trovare una persona che ha di recente assunto un incarico che la espone a visibilità, spulciare su internet tutto ciò che si trova di lei (foto della cena di maturità, pensieri scritti su un blog ai tempi del liceo, racconti che la riguardano) e come primo atto pubblicare tutto, violando i suoi spazi. Si badi bene che questa è un'operazione assolutamente inutile ai fini dell'informazione, ma fondamentale per destabilizzare l'oggetto della mia attenzione: entrando nel suo spazio privato gli tolgo serenità, lo innervosisco e così è più probabile che cada in errore. Il secondo passo, poi, è quello più divertente: si tratta di trovare una foto "compromettente", o una notiziuola scabrosa, o una dichiarazione interpretabile, o una frase non perfettamente corretta e manipolarla ad arte per gettare discredito sulla mia vittima. Una volta fatto questo sono sicuro di poter contare sui soldati della diffamazione: messa in rete la notizia (vera o falsa che sia) sono certo che in poche ore sarà presa come oro colato e ritwittata da centinaja di persone ovunque, con la ciliegina dei commenti personali, possibilmente grossolani. Ed è così che posso facilmente trasformare chiunque di voi in un ladro, un nazista, o una prostituta.
Si badi bene, in questo caso la veridicità dell'informazione è assolutamente secondaria: ciò che conta è - come abbiamo visto - che mi aiuti a conseguire il risultato sperato, e cioé l'aumento degli introiti pubblicitari dovuti al traffico sul mio sito.

Nel recente caso di Chiara Colosimo abbiamo visto alla perfezione come funziona questa che sembra una vera e propria "macchina" nella quale ogni pezzo svolge la propria funzione per giungere all'obiettivo di rovinare una persona.
Non appena eletta capogruppo del PdL in Regione Lazio, Chiara Colosimo si è trovata tutte le fotografie che aveva su facebook sparate sul sito di Repubblica, in barba all'interesse che esse potevano suscitare nel lettore e soprattutto in barba alla riservatezza che avrebbero meritato. Per farvi capire, tra le foto è stata pubblicata anche l'immagine del sottoscritto con lei, senza che ci si peritasse in alcun modo di verificare chi io fossi, e che interesse potesse avere per la gente quell'immagine. Ecco il servizio.
Ma tant'è, è il primo passo per la diffamazione, come abbiamo detto.
Il secondo è arrivato dopo poche ore dalla nomina: ecco che spunta dal nulla un'intervista fatta da Mtv a Chiara quando era segretario giovanile della sezione della Giovane Italia Garbatella. In questa chiacchierata Chiara parla di fronte a un muro sul quale è rappresentato Corneliu Zelea Codreanu, il fondatore della "Guardia di Ferro", movimento politico rumeno di ispirazione fascista. La macchina è partita: la notizia viene rimbalzata e ampliata e se la Polverini non si fosse dimessa potete stare certi che Codreanu si sarebbe trasformato in breve in Adolf Hitler.
Ma non basta: nell'intervista l'ingenua Chiara ebbe la cattiva idea di raccontare come, prima di fare politica, il sabato pomeriggio si recasse a ballare al Gilda con le amiche. Calcolando che io Chiara fa politica da quando aveva 16 anni, e che da allora ha smesso i tacchi per infilare le scarpe da ginnastica e la felpa e andare ad attaccare manifesti, nel suo racconto parlava di quando a 15 anni che amava andare in discoteca di pomeriggio, fatto che solo i Boka Haram considerebbero degno di nota. Ma la macchina è inarrestabile: la rete si riempie di messaggi contro la "fascio-cubista", e in poche ore Chiaretta è trasformata in una sorta di Cicciolina de' noantri..

Ciò che di questa storia mi ha sconvolto è stato notare come tutto ciò nasca dalla malafede. Chi ha pubblicato la foto con l'immagine di Codreanu non si è neppure peritato di studiare la storia della Guardia di Ferro: addirittura "Pubblico", il nuovo giornale di Luca Telese, rinvia i propri lettori ad approfondire su wikipedia! Sono queste le fonti con cui si costruiscono le accuse!
Ancora più disgustoso è stato il modo in cui si è voluta sporcare la frase innocente sui pomeriggi in discoteca: era troppo ghiotta l'occasione di trovare una "Minetti" romana, dimostrando che nel PdL le donne sono tutte bonazze allegrone e sciocche, giunte al potere a furia di comportamenti su cui il lettore, a questo punto, starà già fantasticando da un bel pezzo.
Ed è così che tale Marta Arniani di Liquida Magazine è arrivata a titolare "Chiara Colosimo, il nuovo volto pdl tra lapdance e neonazi"  dimostrando come la verità non conti davvero nulla per un giornalista in cerca di visibilità. Fossi nella Colosimo ragionerei di sporgere querela contro questa vergognosa pennivendola da quattro soldi.

Chiara è una persona diversa. Oltre a non avere il fisico della Minetti (mi scuserà, ma le foto della recente sfilata della consigliera milanese rendono impietoso il confronto) è una persona pulita e onesta, che tira di boxe, veste in felpa e fuma il sigaro.
Con tutto l'impegno che ci può mettere, non basterà una Marta Arniani qualsiasi a farne qualcosa di differente.

3 commenti:

  1. Anonimo11:34

    difesa d'ufficio o di sezione per meglio dire. Se torniamo ai fatti invece che alle professioni di fede la realtà appare chiara. La Colosimo fa parte del consiglio regionale accanto a quei signori che abbiamo apprezzato in questi giorni, partecipando allo schifo che è emerso, non è l'età che la rende immune. In seguito non contenta si è prestata alla squallida manovra del ricambio, raccogliendo l'eredità di gran signori come Fiorito e Battistoni senza battere ciglio. Utilizzando il "giovanilismo" a fini personali e politici. Operazione squallida che nega tutto quello che la signorina proclama, abbassandosi al livello piu basso della politica italiana. SUl video molto da dire. Iniziamo sul fatto che la stessa fa politica da ben 10 anni. Bene, a 16 anni ( come dimostrano le sue affermazioni) non si dovrebbe fare politica ma studiare politica e storia. Pultroppo in Italia i bambini di 15 anni gia sanno chi è il bene e chi il male per adesione fideistica o modaiola e non certo per convinzione. Sentirla dire del suo essere slegata da preconcetti della storia davanti a COdreanu è risibile, un po come i ragazzini con croci tatuate che girano bestemmiando. Nel migliore dei casi si puo dire che la Colosimo non ha la minima idea di cio che le succede intorno, personalmente io so cosa è sulle pareti del mio ufficio e casa, lei no? La storia della cubista è stata dalla stessa tirata fuori proprio perche riteneva che fosse una buona operazione di marketing elettorale, se ha sbagliato i calcoli fatti suoi. Altro si potrebbe dire ma credo sia superfluo, forse non sarà un clone della minetti ma di certo è una politica da minicar, espressione di una generazione di bimbi minchia crescuita e servizi televisivi stupidi come a quello che ha fatto su MTV. Grazie a dio esiste la rete, è finito il tempo delle cazzate in liberta tanto oggi la dico domani la nego e dopodomani non se lo ricorda nessuno..... ogniuno si prende la responsabilità di quello che dice e che fa, anche la signorina piccolina bellina e un po cretina!

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  2. E' indubbio che il "giornalismo" nostrano stia toccando il fondo, e che qualche barlume di verità alberghi persino nella replica "anonima" ( la Rete esiste, grazie a Dio, e se è finito il tempo delle cazzate, perché non firmarsi? ), anche se io la inserisco più che altro nell'ingenuità dell'intervistata nel dare risposte che - apparendo frivole - possono dare adito a speculazioni in malafede.
    Mi trovo spesso a riflettere sul perché si vendano in edicola così tanti magazine di costume, di cicaleccio, e perché i quotidiani più in vista aprano con titoli morbosi e dal sapore macabro...
    Probabilmente il popolo è così, e vuole questo. Dal sangue dei gladiatori in poi, non dev'essere cambiato molto.
    Alcuni si sono sforzati nell'educare le masse, elevarle spiritualmente. Ed il loro agire politico è stato da esempio per evitare il ripetersi e l'affogare in certe debolezze.
    Uno è stato senz'altro Codreanu. Un altro il Duce.
    Nel controllare la stampa, attraverso i ben noti strumenti della polizia politica fascista, Mussolini diramava però direttive piuttosto condivisibili - nonostante la Nostra consigliera condanni il Suo percorso e movimento politico "senza se e senza ma".
    Riporto questo passo, tratto dal libro "la fabbrica del consenso" di Cannistraro, pagg. 86-87:"Se si voleva che l'italiano medio si persuadesse che il Fascismo aveva davvero realizzato una rivoluzione sociale, si doveva convincerlo che ogni aspetto della vita nazionale funzionava in perfetto accordo con la volontà di Mussolini. (...) Mussolini desiderava creare l'impressione che gli italiani conducessero una vita sobria, fatta di duro lavoro, quasi moralistica, nettamente contrastante con quella decadente e frivola delle democrazie.A questo scopo il regime fece larghissimo uso della tecnica per così dire negativa consistente nel purgare la stampa nazionale di tutto ciò che potesse dare l'impressione che il fascismo non aveva il pieno controllo della vita nazionale. (...)
    Questa fase della propaganda fascista s'imperniò sulla campagna contro la cronaca nera, che Mussolini portò avanti per oltre un decennio.
    Nella cronaca nera rientravano le storie di scandali pubblici e privati, tutte le specie di delitti, ( etc. ).
    Gli sforzi dell'Ufficio Stampa per cancellare il lato sgradevole e oscuro del comportamento sociale italiano furono perseguiti con fervore quasi puritano, che andava assai oltre i confini di una censura ordinariamente intesa.
    Già nel 1925 il Ministero dell'Interno aveva cominciato ad emanare a tutti i prefetti la direttiva di sequestrare i giornali contenenti articoli o fotografie concernente delitti o scandali locali, e anzi qualsiasi notizia suscettibile di 'stimolare una morbosa curiosità'nel pubblico.
    (...)Mussolini in persona impartì ai prefetti la direttiva di imporne il rispetto ai quotidiani a diffusione di massa, particolarmente per ciò che concerneva i suicidi per amore e i delitti passionali.
    Capasso Torre definì norme precise per direttori e giornalisti, mettendo in rilievo che fotografie sensazionali, titoli e sottotitoli posti in evidenza, la scelta di un linguaggio ad effetto: tutto insomma contribuiva a creare pubblica eccitazione attorno a fatti morbosi e immorali. L'Ufficio Stampa dovette ripetere queste istruzioni nel corso degli anni, ma alla fine del decennio la cronaca nera in quanto tale era praticamente scomparsa da tutti i principali quotidiani."
    Quello però, era uno Stato Etico. Almeno nelle pretese.
    E' comunque un fatto che questo sia accaduto.
    Oggi la morbosità è senza freni, e la libidine è un vanto.
    "Me sò magnato 19 bigné de seguito", durante il Fascismo non l'avresti potuto sentire pronunciare da nessun deputato di non importa quale formazione politica o corrente del PNF.
    Così come le amanti abbondavano, ma Claretta Petacci non fu mai ministro.
    Tutto qua.

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  3. Massimo De Maio01:08

    I parlamentari della Legione sono parlamentari grazie agli sforzi e ai sacrifici materiali e morali di tutti i legionari del paese.
    L'indennità parlamentare non appartiene a loro. Essa appartiene alla Legione, la quale accorderà ad ogni parlamentare lo stretto necessario per un'esistenza modesta.
    Infatti non è giusto che il parlamentare si formi una posizione materiale migliore, mentre tutti i suoi camerati conducono un'esistenza sempre più difficile. Che miserabile quadro morale avremmo, qualora alcuni di noi si circondassero di ogni genere di ghiottonerie, di abiti e di stivaletti, ovvero mantenessero la moglie nel lusso, mentre altri di noi, feriti nelle lotte, conducessero una vita di miseria straziante!
    ...
    Non si può schiaffeggiare con uno stipendio di lusso di 30.000 lei mensili l'infinita miseria del paese.
    ...
    Non è possibile venire eletto parlamentare e poi dedicarsi ai propri affari o essere sempre occupato con altre diverse faccende.

    Così scriveva Corneliu Zelea Codreanu ne "Il Capo di Cuib", 11° parte - punto 75

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