lunedì 2 luglio 2012

Requiescant in pace

A Roma, presso il muro torto, esiste un luogo dimenticato dai contemporanei. Si tratta del cimitero sconsacrato, dove fino al 1870 venivano seppelliti i condannati a morte che rifiutavano i sacramenti prima dell'esecuzione.

Lì, sotto qualche metro di terra, riposano ancora i corpi decollati di Angelo Targhini e Leonida Montanari, resi immortali dal sacrificio ricordato in una lapide di Piazza del Popolo, oltre che dal film "Nell'anno del Signore" di Luigi Magni.
Targhini e Montanari erano due carbonari rivoluzionari che combattevano per la libertà. Decisero di uccidere un traditore in un'imboscata, nelle buje vie che da Sant'Andrea della Valle portavano a Campo de'Fiori: fallirono, e la vittima ferita non a morte li denunciò. Il Papa e Mastro Titta fecero il resto: in un giorno di novembre di 187 anni fa furono condotti alla Porta del Popolo di fronte a una folla impressionante e lì ghigliottinati, dopo aver rifiutato ogni conforto spirituale dagli inquietanti e pii frati dell'Arciconfraternita di San Giovanni Decollato. I loro corpi non poterono essere seppelliti nel chiostro della bella Chiesa cinquecentesca dei frati al Foro Romano, come invece gli altri condannati a morte, perché costoro non si erano pentiti di fronte al patibolo e avevano rifiutato i sacramenti. Mastro Titta racconta che avevano anzi affrontato la morte irridenti come i rivoluzionari di epoca romantica sapevano fare.
I loro corpi e le loro teste furono quindi condotte fuori dalla città, attraverso la stessa porta oggi attraversata ogni giorno da migliaja di turisti giapponesi americani e russi ignari di dove si trovino. Furono condotti lungo le mura sulla destra e seppelliti lì, dopo la curva, dove da secoli venivano inumate prostitute e briganti non pentiti, fuori dalla città sacra, indegni della terra consacrata. Proprio in quel punto si trovava il confine della villa dei Borghese, e proprio lì principiava la via delle Tre Madonne, così chiamata dalle tre immagini sacre che si incontravano percorrendola, di cui rimane il solo tronco settentrionale ai colli Parioli.
Oggi il grigio modernismo utilitarista ha occupato questa parte di Roma con una trafficatissima e "utilissima" arteria, traboccante traffico automobili smog lamiere clacson caos caldo rumore. Le automobili passano a migliaja ignare accanto ai corpi di Targhini e Montanari, le cui teste spiccate sorridono ancora ai poveri resti delle prostitute al loro fianco. La brutta strada sembra tuttavia provare pietà: corre lungo le mura per quasi tutto il suo percorso, ma in questo punto se ne discosta di qualche metro, come per lasciare spazio all'antico cimitero: un'anonima aiuola verde, la cui terra resta lieve ai morti.
Ho la ventura di passare ogni giorno a fianco a questo luogo dimenticato. Ogni giorno recito a bassa voce una preghiera per i tanti corpi che contiene, e in particolare per quei due patrioti sognatori, che contibuirono a modo loro a costruire la libertà d'Italia.
Ora che lo sapete fatelo anche voi. Passando distrattamente in quel luogo dedicate loro un pensiero, fatevi il segno della croce e recitate una preghiera. Preghiamo perché - riconciliati con Dio - veglino su questa povera Italia nostra.


Requiem aeternam dona eis, Domine, 
et lux perpetua luceat eis. 
Requiescant in pace. 
Amen
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