giovedì 3 maggio 2012

Aprire le gabbie

Oggi non entriamo nel merito della vivisezione, dell'utilità vera o presunta della sperimentazione animale nella spasmodica e isterica corsa dell'uomo contro la propria natura mortale. L'uomo non sconfiggerà mai le malattie e la morte, è inutile che si illuda. Forse potrebbe sfruttare il poco tempo a disposizione per capire la morte, per farci pace, per smettere di averne paura... O addirittura per capire la vita. Invece ogni nostro sforzo è rivolto alla utopica chimera di poter, un giorno, guarire da tutto. A scapito di chi non ha la nostra cultura e la nostra paura.
Ma oggi non voglio parlare di questo. Oggi voglio soltanto mandare un pensiero affettuoso a quelle dodici persone arrestate a Montichiari, mentre compivano - forse senza troppo pensare - il gesto più banale: aprire le gabbie.
Aprire le gabbie è un gesto istintivo, irrazionale. È un gesto che proviene dalle viscere animali di ciascun uomo, che le gabbie le ha costruite ma che non può in nessun modo non considerarle assurde. Le gabbie: pezzi di metallo intrecciati con il solo scopo di impedire a qualcuno di uscire, di muoversi. Sono strumenti di costrizione, di sfruttamento, di violenza concettuale prima che fisica. Alla vista di una gabbia, ciascun uomo ha l'istinto immediato di aprirla. Non può essere diversamente: è un afflato di libertà che molti di noi soffocano, reprimono, addomesticano sotto le mille e una motivazione con cui spieghiamo l'inspiegabile, giustifichiamo l'ingiustificabile, scusiamo ciò che non è scusabile.
I dodici arrestati hanno soltanto lasciato andare questo istinto, o forse ne sono stati sopraffatti. Non importa chi siano, sono convinto che alle porte del Paradiso verrà ad accoglierli il Poverello di Assisi in persona, accompagnato da una chiassosissima corte di cagnolini, scimmie, topi, gatti: tutti quelli che sono stati meno fortunati dei beagle di Montichiari, perché avranno incontrato soltanto uomini capaci di sopprimere quell'istinto.
Li chiamerà fratelli, e sarà un giorno di festa.
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