venerdì 6 aprile 2012

Agnus Dei miserere nobis





Trovo sulla rete questa immagine. E' ripresa in un allevamento, nel momento in cui gli agnellini neonati vengono separati dalle mamme. Dopo questo momento i cuccioli verranno caricati su un camion e trasportati fino al macello, dove in fila indiana, uno dietro l'altro, verranno appesi a un gancio e sgozzati, muorendo poi dissanguati.
Ma non voglio parlare di questo. Voglio parlare solo della foto.
E' un'istantanea, e in quanto tale cattura un istante anonimo, che non ha bisogno di didascalie. Nel guardarla, ciascuno può provare qualcosa di differente. E la si può osservare in silenzio, senza bisogno di aggiungere nulla, lasciando scorrere i pensieri così come si presentano. E' un'operazione che a me piace fare, perché nell'immobilizzazione di un'istante si possono notare un'infinità di dettagli che nello scorrere del tempo sfuggono, ed è come se non fossero mai esistiti.
In questa vedo alcuni agnellini appena nati, che per innocenza mi ricordano bambini in età da asilo nido (non riesco ad evitare il paragone) terrorizzati al dover essere separati dalle mamme. Un po' come i bambini al primo giorno di asilo, se non fosse per il fatto che questi stanno per morire.
Poi vedo un agnellino, un cucciolo che tenta di scavalcare la recinzione per tornare dalla mamma che lo guarda belando. Il gesto è inutile e disperato: pochi minuti dopo di quell'agnellino non resterà altro che una carcassa sanguinante, pronta ad essere tagliata a pezzi.
Poi vedo delle mamme che, belando, guardano al di là del recinto cercando disperate cercando con lo sguardo il proprio figlio. Completamente inermi. Non potranno fare nulla, nulla per salvarli. Forse lo sanno.
Gli animali non piangono con le lacrime, quindi non possiamo vederlo. Ma non credo ci voglia troppa fantasia per essere certi che stiano piangendo entrambi. Poi penso che oggi è Venerdì Santo, il giorno in cui Gesù Cristo, "agnello di Dio", è stato sacrificato per noi.

Ieri, durante il giro dei "Sepolcri", mi sono soffermato di fronte a molti altari sui quali il Salvatore è raffigurato come un agnello, come questo nella foto.
Quell'agnello che - appeso al gancio di metallo in attesa della morte - sussurra "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno".

2 commenti:

  1. Anonimo21:01

    Caro Catone il Censore,

    l'immagine che proponi, e l'interessante suo commento, sono il frutto di una condivisione di sentimenti ed emozioni. Nel leggerti, e giustamente nel legare le tue parole a quella immagine, mi sorge un dubbio: non vi sarà anche una vena di suggestione?

    Naturalmente la mia vuole essere una provocazione, di natura puramente costruttiva.

    Reputo che, se il discorso si limitasse alla solo tradizione dell'agnello pasquale, le tue considerazioni sarebbero riduttive rispetto alla questione più reale, ovvero i principi dell'esser vegetariani o meno.

    Non voglio entrare nel merito del commento della foto, o delle emozioni o parallelismi che possono suscitare nella tua persona (personalmente mi é difficile paragonare un agnellino, pur nella sua innocenza, a un bambino), ma mi pongo un quesito: il tuo post ha l'obiettivo di voler promuovere e sensibilizzare sul fenomeno della tradizione dell'agnello Pasquale, o proprio sul valore di una propaganda animalista ?

    In merito al primo quesito ritengo che l'argomento sia molto complesso, o meglio, la tradizione del sacrificio dell'agnello risale fin dall'Antico Testamento. Lo si incontra in diversi passaggi, ove il più noto e nell'Esodo, quando il Signore invitava gli ebrei a contrassegnare gli stipiti delle porte affinché nella notte il Signore passasse oltre quelle case, per flagellare il paese d'Egitto. Ma é pur vero che, nella tradizione Cristiana, l'agnello acquisisce un nuovo significato, ovvero il figlio di Dio, paragonato dai profeti come l'agnello portato al macello, nel giorno del suo sacrificio.

    Giustamente quindi ci si pone un dubbio, quale sia il valore di una tradizione che ti pone difronte al macello di un agnello, proprio quell'agnello che é simbolo di pace, umiltà, del sacrificio per la nostra libertà.

    Sicuramente, forzando i meccanismi e l'immaginario, se fossi all'interno della tradizione indù potremmo paragonarlo all'animale sacro.

    Ma ritornando con i piedi per terra, e ritornando alla mia originale provocazione sul "pensiero riduttivo". Il concetto di fondo, a mio modesto parere, non risiede sul valore o meno di mangiare o non mangiare l'agnello. Ma si deve porre sul valore etico di mangiare o meno gli animali. Ed é su questo punto che bisogna avviare una riflessione, poiché l'immagine puo' essere suggestiva di emozioni, oppure no (dipende anche dalle sensibilità), ma l'agnello comunque crescerà, e il suo destino da macello sarà segnato.

    Su queste mie considerazioni pongo la mia, evidentemente retorica domanda, l'agnello debole e indifeso é ingiusto mangiarlo strappandolo dalla "culla" materna, ma la pecora opulenta si ?

    Bubu

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  2. Caro Bubu,
    ti ringrazio della provocazione e della domanda, a cui però mi sembra la risposta sia chiara già dal testo.
    Con questo commento non intendo "propagandare" alcuna scelta vegetariana, né diffondere alcun messaggio. Vivere è difficile, e vivere da uomini ancora di più perché si tratta di scegliere continuamente sul confine invisibile di bene e male. Per cui non sempre mi sento di fare propaganda su cose di questo tipo, scivolando nella banale contrapposizione fra animalisti e non. La mia era soltanto una considerazione, uno sfogo irrazionale di fronte ad un'immagine che parla più di mille parole.
    Non condivido ciò che hai scritto (e in particolare ti ricordo che Gesù Cristo si è sostituito all'agnello, e l'unico sacrificio ammesso dalla religione cristiana è l'Eucarestia. Ogni altro sacrificio è paganesimo, è superstizione).
    Ma apprezzo di più il tuo commento piuttosto che i mille commenti che nessuno ha scritto, che l'indifferenza nella quale si giace troppo spesso, colpevoli più dei colpevoli.
    Di fronte a questa foto si deve prendere posizione, qualunque essa sia. Ciò che non è lecito è risolvere la questione con una battuta, fingere che non sia vero, chiudere la finestra e non pensarci più.
    In quest'ottica io non pretendo che tutti smettano di mangiare carne. Pretendo, questo sì, che tutti si pongano la domanda se è giusto o meno farlo. Pretendo che tutti guardino questa foto e decidano - scientemente e coscientemente - di far parte o meno di questa industria di morte (non è dispregiativo, è descrittivo).
    Pretendo che ciascuno faccia i conti con le sensazioni date da questa foto, e le affronti - appunto - da "uomo", con cultura e intelligenza, senza giustificazioni infantili come troppo spesso accade.
    Pretendo che quando chiedo a qualcuno perché mangia carne non mi risponda "perché è bbona!", perché è una risposta che offende la mia e la sua intelligenza. Il problema è che la maggior parte delle persone risponde così non a me, ma a se stesso. E questo non è degno della razza umana, chiamata a dominare il creato.

    Odio gli indifferenti, e prima di me li odia chiunque abbia dentro di sé un qualunque senso di giustizia.

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