venerdì 4 novembre 2011

Per coerenza, non facciamone un mito.


Quando muore un ragazzo di vent'anni la tragedia è incommensurabile, incommentabile, spaventosa nel senso letterale. E per questo non possiamo che piangere tutti la scomparsa del povero Marco Simoncelli, e pregare per lui. Ma, vi prego non facciamone un mito.
Morire a vent'anni su una moto a trecento all'ora, in cerca di emozioni, significa attribuire poco valore alla vita in sé, pensare quasi che l'adrenalina della corsa valga di più. Marco Simoncelli la pensava così; interrogato sulla sua paura di morire rispondeva: "Si vive di più andando 5 minuti al massimo su una moto come questa, di quanto non faccia certa gente in una vita intera"; è un'affermazione grave, carica di nichilismo e disperazione. Non esiste una gerarchia di dignità fra le vite: tutte hanno il medesimo valore, e tutte valgono infinitamente di più che una corsa in moto.
In Italia gli incidenti stradali sono la prima causa di morte per i minori di 35 anni. Molti di coloro che causano gli incidenti spezzando vite appena cominciate, probabilmente, sottoscriverebbero la frase di Simoncelli, crederebbero anche loro che la vera vita si assapori più guidando pericolosamente per godere lo schizzo adrenalinico della paura piuttosto che provando a migliorare il futuro, a poggiare l'esistenza su valori alti, sicuramente meno adrenalinici ma molto più difficili da rispettare.
Se dobbiamo fare di Simoncelli un mito, sicuramente sarebbe un mito negativo. Allora, tanto vale lasciarlo riposare in pace.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Proprietà intellettuale

Licenza Creative Commons
I contenuti di questo blog sono di Michele Pigliucci e sono liberamente utilizzabili alle condizioni previste dalla licenza Creative Commons Attribuzione - Non opere derivate 3.0 Unported License.