mercoledì 16 marzo 2011

Farewell

Dal fondo di te, e inginocchiato,
un bimbo triste, come me, ci guarda.
Per quella vita che arderà nelle sue vene
dovrebbero legarsi le nostre vite.
Per quelle mani, figlie delle tue mani,
dovrebbero uccidere le mie mani.
Per quegli occhi aperti sulla terra
vedrò un giorno lacrime nei tuoi.

Io non lo voglio, Amata.
Perchè nulla ci leghi
che non ci unisca, nulla.
Né la parola che profumò la tua bocca,
né ciò che non dissero le parole.
Né la festa d'amore che non avemmo,
né i tuoi singhiozzi presso la finestra.

(Amo l'amore dei marinai
che baciano e se ne vanno.
Lasciano una promessa.
Non tornano più.
In ogni porto una donna attende,
i marinai baciano e se ne vanno.
Una notte si coricano con la morte
nel letto del mare.)

Amo l'amore che
si distribuisce
in baci, letto e pane.
Amore che può essere eterno
e può essere fugace.
Amore che vuol liberarsi
per tornare ad amare.
Amore divinizzato che s'avvicina.
Amore divinizzato che se ne va.

Più non s'incateneranno i miei occhi nei tuoi occhi,
più non s'addolcirà vicino a te il mio dolore.
Ma dove andrò porterò il tuo sguardo
e dove camminerai porterai il mio dolore.
Fui tuo, fosti mia.
Che più? Insieme facemmo
un angolo nella strada dove l'amore passò.
Fui tuo, fosti mia. Tu sarai di colui che t'amerà,
di colui
che taglierà nel tuo orto ciò che ho seminato io.

Me ne vado. Sono triste;
ma sempre sono triste.
Vengo dalle tue braccia. Non so dove vado.

Dal tuo cuore un bimbo mi dice addio.
E io gli dico addio.

Pablo Neruda
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