lunedì 15 marzo 2010

il Carnevale rivoluzionario


Se è vero che la rivoluzione altro non è che la trasformazione dell'esistente attraverso una tensione ideale persistente e rivolta al Bene, non bisogna mai dimenticare che il termine "rivoluzione" in italiano significa “il giro completo descritto da un corpo in movimento intorno ad un altro corpo” (Devoto-Oli), e quindi la capacità dello stesso di invertire la propria direzione e saper tornare al punto di partenza.
Non può esistere quindi alcuna rivoluzione in politica che non abbia come direzione reale il ripristino della tradizione.
Ed allora permettetemi di entusiasmarmi - da umile studioso di storia - di fronte alla splendida rivoluzione culturale messa in atto dal Comune di Roma (e in particolare dal Presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone) nel ripristinare l'antichissima tradizione del Carnevale Romano.
Banalizzata nell’immaginario collettivo, ridotta oramai a semplice occasione per vestirsi in maniera buffonesca, il Carnevale è in realtà una tradizione italiana antichissima che affonda le sue origini nei Baccanali e nei Saturnali della cultura greca e romana, occasioni nelle quali si usava travestirsi ed invertire la gerarchia sociale: i servi si vestivano da patrizi e i loro padroni erano costretti a servirli. La funzione catartica della festa è stata poi inglobata dalla tradizione cristiana: dal Medioevo il Carnevale è il periodo di grandi libagioni e festeggiamenti che precede la Quaresima, tempo di astinenza e digiuni in ricordo della Passione di Cristo ed in preparazione alla Pasqua.
Aver cancellato il Carnevale dalla nostra cultura ha significato cercare di liberarsi dai vincoli del tempo cercando di negare una cronologia radicalmente cristiana, che ha fondato la civiltà italiana ed europea sulle solide fondamenta di un calendario frutto di uno sposalizio fra tradizione romana e festività cristiane; è per quest’ultimo che il solstizio d’inverno, il dies natalis solis invicti – giorno in cui i romani festeggiavano il giorno di nascita del sole invitto – è finito per coincidere con il Natale di nostro Signore Gesù Cristo e l’anno ha deciso di cominciare il proprio cammino proprio a ridosso di questo evento, partendo dal mese di Gennajo, che i Romani dedicavano al dio Giano, il dio di tutto ciò che inizia: rinasce il sole, e con esso la nuova stagione.
Ristabilire nel 2010 una festa così antica, con i suoi rituali e le sue abitudini, con i suoi personaggi millenari e le sue maschere, ha un enorme significato simbolico. È la capacità di costruire il futuro senza cancellare il passato, arare il campo rispettando l'ordine dei solchi tracciati dai nostri avi, e così facendo garantire il raccolto ai nostri figli.
E se è vero che nulla nasce per caso, ristabilire il Carnevale significa anche riportare la Quaresima e la Pasqua al proprio posto, lavorando per ricostruire quegli elementi di cultura condivisa che fondano un popolo come tale e ne fecondano il grembo.
E allora ecco che attraverso l’organizzazione di una semplice festa – non a caso conclusa da un concerto intitolato “Futuro antico” – in una città che da troppo tempo ha dimenticato le proprie radici, si ristabilisce l’imperio della tradizione, dell’ordine naturale delle cose, fondamento irrinunciabile sul quale edificare qualsiasi futuro.
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