giovedì 18 febbraio 2010

Il primo amore

Tornami a mente il dí che la battaglia
d’amor sentii la prima volta, e dissi:
oimè, se quest’è amor, com’ei travaglia!

Che gli occhi al suol tuttora intenti e fissi,
io mirava colei ch’a questo core
primiera il varco ed innocente aprissi.

Ahi come mal mi governasti, amore!
Perché seco dovea sí dolce affetto
recar tanto desio, tanto dolore?

e non sereno, e non intero e schietto,
anzi pien di travaglio e di lamento
al cor mi discendea tanto diletto?

Dimmi, tenero core, or che spavento,
che angoscia era la tua fra quel pensiero
presso al qual t’era noia ogni contento?

Quel pensier che nel dí, che lusinghiero
ti si offeriva nella notte, quando
tutto queto parea nell’emisfero:

tu inquieto, e felice e miserando,
m’affaticavi in su le piume il fianco,
ad ogni or fortemente palpitando.

E dove io tristo ed affannato e stanco
gli occhi al sonno chiudea, come per febre
rotto e deliro il sonno venia manco.

Oh come viva in mezzo alle tenebre
sorgea la dolce imago, e gli occhi chiusi
la contemplavan sotto alle palpebre!

Oh come soavissimi diffusi
moti per l’ossa mi serpeano, oh come
mille nell’alma instabili, confusi

pensieri si volgean! qual tra le chiome
d’antica selva zefiro scorrendo,
un lungo, incerto mormorar ne prome.

E mentre io taccio, e mentre io non contendo,
che dicevi, o mio cor, che si partia
quella per che penando ivi e battendo?

Il cuocer non piú tosto io mi sentia
della vampa d’amor, che il venticello
che l’aleggiava, volossene via.

Senza sonno io giacea sul dí novello,
e i destrier che dovean farmi deserto,
battean la zampa sotto al patrio ostello.

Ed io timido e cheto ed inesperto,
ver lo balcone al buio protendea
l’orecchio avido e l’occhio indarno aperto,

la voce ad ascoltar, se ne dovea
di quelle labbra uscir, ch’ultima fosse;
la voce, ch’altro il cielo, ahi, mi togliea.

Quante volte plebea voce percosse
il dubitoso orecchio, e un gel mi prese,
e il core in forse a palpitar si mosse!

E poi che finalmente mi discese
la cara voce al core, e de’ cavai
e delle rote il romorio s’intese;

orbo rimaso allor, mi rannicchiai
palpitando nel letto e, chiusi gli occhi,
strinsi il cor con la mano, e sospirai.

Poscia traendo i tremuli ginocchi
stupidamente per la muta stanza,
ch’altro sarà, dicea, che il cor mi tocchi?

Amarissima allor la ricordanza
locommisi nel petto, e mi serrava
ad ogni voce il core, a ogni sembianza.

E lunga doglia il sen mi ricercava,
com’è quando a distesa Olimpo piove
malinconicamente e i campi lava.

Ned io ti conoscea, garzon di nove
e nove Soli, in questo a pianger nato
quando facevi, amor, le prime prove.

Quando in ispregio ogni piacer, né grato
m’era degli astri il riso, o dell’aurora
queta il silenzio, o il verdeggiar del prato.

Anche di gloria amor taceami allora
nel petto, cui scaldar tanto solea,
che di beltade amor vi fea dimora.

Né gli occhi ai noti studi io rivolgea,
e quelli m’apparian vani per cui
vano ogni altro desir creduto avea.

Deh come mai da me sí vario fui,
e tanto amor mi tolse un altro amore?
Deh quanto, in verità, vani siam nui!

Solo il mio cor piaceami, e col mio core
in un perenne ragionar sepolto,
alla guardia seder del mio dolore.

E l’occhio a terra chino o in se raccolto,
di riscontrarsi fuggitivo e vago
né in leggiadro soffria né in turpe volto:

che la illibata, la candida imago
turbare egli temea pinta nel seno,
come all’aure si turba onda di lago.

E quel di non aver goduto appieno
pentimento, che l’anima ci grava,
e il piacer che passò cangia in veleno,

per li fuggiti dí mi stimolava
tuttora il sen: che la vergogna il duro
suo morso in questo cor già non oprava.

Al cielo, a voi, gentili anime, io giuro
che voglia non m’entrò bassa nel petto,
ch’arsi di foco intaminato e puro.

Vive quel foco ancor, vive l’affetto,
spira nel pensier mio la bella imago,
da cui, se non celeste, altro diletto

giammai non ebbi, e sol di lei m’appago.

Giacomo Leopardi

9 commenti:

  1. Anonimo15:13

    Ma se ancor ne parli di questo primo Amore forse nel cuor tuo è l'unico ed il solo.
    L'amore: non esistono copioni, ce n'è solo uno di originale.
    La mente rinnega questo inevitabile fatto, prova a riscrivere pagine di ciò che è stato ma che mai sarà come la prima volta, ti proverà a convincere che crescendo o cambiando, quell'Amore era destinato a finire.
    Ma il destino non esiste,come non esiste un doppione del primo Amore.
    e il tuo primo Amore?

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  2. Ma chi dice che l'originale sia banalmente il primo nel tempo?
    Il mio primo Amore? Il primo in ordine gerarchico. Il primo è l'originale di mille fotocopie, non per forza la prima copia letta.

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  3. Anonimo11:43

    Il primo Amore non è quello in ordine di tempo, anzi credo che la maturazione sia fondamentale per capire quanto grande sia l'Amore.
    Ma di Amore ce n'è uno, poi se vogliamo esitono banali riproduzioni di ciò che vogliamo rivivere anche se in forma diversa.
    Sono convinto per esperienza personale che il primo Amore non sia necessariamente il primo Amore in ordine di tempo, ma quello che ti rimane nell'anima, quello che quando la vedi non puoi fare a meno di pensare a quanto sia ancora tremendamente presente in te più di quanto tu non voglia ammettere a te stesso.
    Poi è ovvio che in quel momento io non mi ponga la fatidica domanda se sia l'Amore della mia vita, nonostante io in questo momento non sia da solo.
    Ma per ora, forse vigliaccamente non mi faccio quella domanda che potrebbe cambiare tutto.
    Però la domanda del primo lettore resta, e il tuo primo Amore?

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  4. Non lo so. Ci ho pensato giorni, ma non so rispondere.
    Cosa sia l'amore io non lo so, me lo chiedo inutilmente da quando sono nato. Figuriamoci se so parlare del Primo.

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  5. Anonimo11:54

    Impossibile descrivere cosa di più grande abbiamo su questa terra.
    Ma visto che mi ci avete fatto pensare "obbligatoriamente" allora forse la definizione che mi do in rimento a colei che vorrei accanto è:
    l'amore c'è nel momento in cui sei certo che quella è la persona che vorrai accanto per tutta la vita.
    Se la rispostaè "non so" o no...allora è inutile perdere tempo prezioso.
    Ma l'amore ha mille sfumature...

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  6. Anonimo17:59

    Fin dai tempi antichi fior fior di filosofi se ne domandano il significato.
    Nel greco antico ci sono varie parole che stanno a significare le varie sfumature dell'amore, quello per una persona,per un animale,quello familiare e via dicendo...
    Ma il significato più interessante è quello religioso:
    San Paolo scrive:
    « L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L'amore non verrà mai meno. »

    Come lo si può attuare nel mondo d'ggi in maniera più spicciola?
    Se sei convinto che con quella persona passeresti tutta la vita,perdoneresti i suoi sbagli,ameresti i suoi difetti,cresceresti con lei,uniresti la sua vita alla tua, allora si è Amore.
    Altrimenti è un grande sentimento,un enorme bene, ma Catone. non è amore.

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  7. Splendida teoria. Applicarla è tutto altro che facile... Sono le sfumature a dettare il colore del quadro

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  8. Anonimo16:34

    Sono della teoria che bisogna vivere di giorno in giorno, ma stare attenti a non sprecare il tempo con una persona con cui non si vuole passare tutta la vita.

    La società di oggi è malata di affettismo, non si riesce a stare da soli, e questo lo fanno sopratutto gli uomini.

    Tu stai con qualcuna ora?

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