lunedì 25 gennaio 2010

L'Italia corrotta degli inglesi


Cito un articolo del Guardian, nella mia orrenda traduzione. Credo che dovremmo riflettere prima di compiere certe "fughe in avanti".
Una lezione di moralità italiana
Gli onori concesso a Bettino Craxi, il primo ministro italiano esiliato, dovrebbe farci discutere sul nesso tra corruzione e povertà

Può l'Italia insegnarci qualcosa? La domanda sorge dalle vere e proprie celebrazioni di questa settimana - non c'è altro termine per loro - del 10° anniversario della morte di Bettino Craxi. Il leader socialista, che fu primo ministro italiano per quattro anni dal 1980, morto in esilio come un latitante. Era stato condannato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti per una pena totale di 11 anni.

Si potrebbe pensare che Craxi sia un leader politico italiano che oggi che si vuole dimenticare. Il primo ministro, Silvio Berlusconi, è stato un beneficiario della protezione del presidente socialista. Fu a causa di un intervento di Craxi che Berlusconi ha potuto creare una rete nazionale televisiva in violazione della legge.

Eppure, lungi dal nascondere la memoria di Craxi sotto il tappeto, la classe dirigente in Italia ha deciso di onorarlo. Un ex comunista, il presidente Giorgio Napolitano, ha scritto alla vedova di Craxi, tra le altre cose, che il marito era stato trattato con "severità senza precedenti". Il capo dello Stato, colui che dovrebbe incarnare i valori della nazione, ha poi partecipato a una funzione in Parlamento per ricordare l'anniversario della morte di Craxi.

Nelle settimane precedenti l'evento, Roma è stata riempita di manifesti per commemorare il leader morto. I politici di destra e sinistra insieme hanno dichiarato che Craxi è stata solo una vittima sacrificale ("lo facevano tutti", come si è difeso Craxi nel discorso al parlamento, prima di fuggire a Tunisi). E in questo mese, forse il segno più evidente della sua riabilitazione, il sindaco della sua città natale, Milano, ha fatto sapere che avrebbe intitolato a Craxi una strada o un parco.

Forse non c'è un episodio nella storia recente italiana, che illustri così chiaramente la tolleranza dell'Italia verso la corruzione e l'illegalità. Ma il mio intento non è di sbigottirmi o condannare, ma di evidenziare il fatto che questo sta accadendo in un paese ricco e che questo rappresenta una sfida che dobbiamo assumerci.

Da quando ho memoria, sociologi ed economisti hanno identificato un collegamento fra il livello di corruzione e di ricchezza. Per molto tempo questo è sembrato essere confermato dalle statistiche. Società pulite come la Svezia, per esempio, avevano un alto PIL pro-capite.

L'Italia rappresenta un'eccezione. Attualmente, dopo l'ultimo riallineamento dei tassi di cambio, è più ricca della Gran Bretagna. Ancora, nell'Indice di percezione della corruzione elaborato da Transparency International si colloca 63ma su 180 paesi - sotto la Turchia, Cuba e molti paesi africani tra cui Sud Africa, Namibia, Capo Verde e Botswana.

Come l'Italia di Berlusconi è ben distante dagli standard di moralità pubblica considerati normali nel resto d'Europa, ed inoltre è affondata nella classifica. E' stata 55ma nella tabella di Transparency International nel 2008 e 41ma l'anno prima.

Forse la correlazione tra ricchezza e correttezza nella vita pubblica è destinata a cedere ad altre verità proclamate sull'immondizia dell'esperienza storica. Si diceva che le democrazie non sarebbero sopravvissute all'iperinflazione. Ma poi sono arrivati a controprova i dati di Israele nei primi anni 1980. Si diceva che le economie non possono crescere oltre un certo punto senza che i politici siano costretti ad accettare la democrazia. Ma ancora oggi la seconda economia più grande del mondo è gestita da un partito comunista che non mostra alcun segno di voler abbandonare la sua presa sul potere.
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