mercoledì 17 novembre 2010

Io sto con la mia gente

Non sto con Fini o Berlusconi, sto con la mia gente. Quella che ha combattuto per affermare una visione spirituale della vita e del mondo, che crede in Dio, un Dio qualunque purchè sia, che promuove l'dentità italiana e la difende dall'aggressione culturale che viene da altre tradizioni, altre culture, altre religioni, tutte rispettabili e bellissime tali da arricchire il mondo, ma diverse dalla nostra. Quella che vuole i respingimenti alle frontiere per e gli ingressi programmati degli immigrati legati a un contrattio di lavoro, che è accogliente e rigorosa al tempo stesso. Quella che si emoziona quando una vita scocca, fin dal concepimento, e vuole difenderla anche quando potrebbe scomparire su un letto d'ospedale, perchè la vita appartiene a se stessa e al Signore che l'ha resa possibile. Sto con la gente che ama l'indipendenza della nostra nazione e non accetta ordini impartiti dalle multinazionali dell'energia, sponsor di Fli, dopo i sacrosanti accordi dell'Italia con Russia e Libia per ricordare a quelle potenze economiche che non siamo una colonia e non intendiamo pagare l'energia 100 volte quel che vale. Sto con la gente che non crede giusto l'insegnamento del Corano nelle scuole e ambisce a una giustizia giusta, che sappia essere un ordine dello Stato e non un contro-potere che destabilizza lo Stato. Sto con la famiglia tradizionale, papà, mamma e figli, senza stravaganze, senza adozioni tra persone di stesso sesso. Chi è omosessuale ha il diritto di fare della sua vita ciò che vuole ma ha il dovere di lasciare in pace la famiglia e i bambini. Sto con la mia gente, con quella che quando ha saputo che una signora Colleoni qualunque ha lasciato il frutto dei sacrifici di una vita ad An, si è emozionata e si è sentita 'orgogliosamente diversa'. L'etica nella politica non è uno scioglilingua... Il fatto che in quella casa di Montecarlo ci sia il fratello della Tulliani è semplicemente disgustoso. Non è un problema di valore immobiliare: è disgustoso tradire la generosità e la considerazione di una persona che ti ha lasciato tutto prima di morire, considerandoti la sua famiglia. Sto con chi ha combattuto una vita per dire che la sovranità popolare è un valore e che i governi li fanno i cittadini con il voto, non i parlamenti con le imboscate e le congiure. Sto con chi è pronto, ancora una volta, a combattere per sconfiggere i trasformisti e i rstauratori della prima Repubblica. Combattere è un destino... fate rullare i tamburi, la trincea non è il terreno giusto per laicisti ed atei, la trincea e di chi crede. Non sto con Fini o Berlusconi, sto con l'Italia che vuole vincere.

Fabio Rampelli

martedì 13 luglio 2010

Giorgia Meloni sulle Comunità Giovanili

Da www.ilgiornale.it, articolo di Giorgia Meloni

Caro Direttore, leggendo oggi la rassegna stampa mi rendo conto di come gli insulti, le risse e le sceneggiate napoletane verificatesi in Parlamento rischino di coprire la sostanza del ddl del governo sulle Comunità Giovanili, sul quale vorrei provare a fare chiarezza.
Le Comunità Giovanili non sono altro che centri per l’aggregazione dei giovani. Spazi comunali, caserme in disuso, immobili confiscati alla criminalità organizzata, in cui una libera associazione possa svolgere attività di vario tipo. Dallo studio al teatro, dalla musica ai cineforum, dallo sport al volontariato, e molto altro. Il tutto in un contesto democratico di elettività delle cariche direttive, trasparenza nei conti, legalità, assenza di fini di lucro. Tutto qui. Eppure, in queste ore mi è toccato ascoltare una serie incredibile di falsità da parte di esponenti politici chiaramente in malafede o troppo pigri per leggere il disegno di legge. Particolarmente, brucia l’accusa rivoltami di voler destinare fondi a non si sa bene quale realtà amica. Il ddl non stanzia nuovi fondi al mio ministero: i fondi ci sono già, stanziati anni fa proprio per le Comunità Giovanili. Io avrei potuto utilizzarli senza una legge. Invece ho scelto di vincolarli perché possano dare vita a qualcosa capace di sopravvivere al governo Berlusconi o al ministro Meloni. E ho scelto di confrontarmi col Parlamento affinché questa novità fosse il più possibile condivisa.
Poi si può anche dire, come ha fatto qualcuno con espressioni infelici, che in tempo di crisi questa idea per i giovani sia troppo generosa o statalista. Legittimo. A patto che mi si spieghi quale grande emergenza nazionale si risolverebbe con 12 milioni di euro. A patto che nessuno si azzardi più a parlare di «disagio giovanile», «prevenzione sociale», «emergenza educativa» con grandi promesse in campagna elettorale. Questa legge non risolverà il problema del lavoro che non c’è, degli stipendi precari e da fame o della pensione, ma è la prima legge a loro dedicata da almeno tre legislature. È curioso che i più fervidi oppositori del provvedimento, a parte le abituali volgarità di Idv, siano stati alcuni parlamentari Pdl. Investire pochi milioni di euro per dare a migliaia di giovani un’alternativa alla droga e alla criminalità è così vergognoso? Io penso di no e intendo andare avanti.
Del resto, sono solo una persona coerente che non dimentica da dove viene. Racconto questo sogno delle Comunità Giovanili nelle piazze e nelle assemblee studentesche fin dai tempi del liceo. Continuo a farlo da ministro, con la passione di chi crede in quello che fa. Non c’è solo una bella storia politica a supportarmi in questo impegno o la solidarietà generazionale che mi si è riversata addosso in queste ore. C’è anche una promessa fatta a Scampia, in mezzo a palazzoni scrostati e un’aria pesante come il piombo, di fronte a un nugolo di studenti che meriterebbero la nostra mobilitazione, piuttosto che vedere il Pdl scaricare sui giovani, l’anello debole di questo tempo vigliacco, la propria difficoltà a risolvere i conflitti interni.

Ministro della Gioventù

mercoledì 7 luglio 2010

Gianmario Mariniello e i nani della politica

Con Gianmario Mariniello ho condiviso per diversi anni la militanza in Azione Giovani, di cui è dirigente nazionale: aveva idee spesso diverse dalle mie, ma quantomeno aveva delle idee!
Ma la fame, si sa, gioca brutti scherzi, specialmente la fame di carriera.
E così apprendo oggi che, per diventare direttore di Generazione Italia, l'affamatissimo Mariniello ha dovuto vendere oltre alla propria storia persino la propria dignità, arrivando a rinnegare vergognosamente le idee per le quali aveva speso i suoi anni migliori.
Fatevi un giro su gianmariomariniello.net, la pagina personale dal rampante finiano dell'ultima ora, e scoprirete con grande stupore il suo impegno a fianco di Barbareschi e Martino contro la proposta di legge sulle Comunità Giovanili. Fin qui niente di nuovo: l'ordine di scuderia di chi gli paga lo stipendio è attaccare la proposta di Giorgia Meloni sugli spazi di aggregazione giovanile? Da bravo impiegato l'ex militante di Azione Giovani obbedisce in men che non si dica!
Peccato che nell'ansia di obbedire abbia dimenticato di essere stato eletto appena tre anni fa Consigliere Comunale di Aversa, con un programma elettorale che prevedeva esattamente la costituzione delle comunità giovanili!
Aiutiamo il nostro povero smemorato riportando parte del testo con cui ha preso in giro i suoi elettori:

Sul fronte politiche giovanili tanto c’è da fare: l’approccio che intendo perseguire mira a creare opportunità per i giovani realizzando opere infrastrutturali.
Tra queste vi è una proposta storica della destra giovanile che è già realtà in molti comuni amministrati dal centrodestra: le comunità giovanili. La sede c’è: l’ex Casa del Fascio.
Le comunità giovanili sono aperte a tutti gli studenti delle scuole medie e superiori, gli studenti universitari e ai giovani fino a trenta anni di età senza alcuna discriminazione politica, culturale, religiosa, etica e sociale. La comunità giovanile è composta da un’insieme di persone aggregate stabilmente e che elaborano progetti privi di fini di lucro riguardanti:
1) l’organizzazione della vita associativa come esperienza comunitaria, al fine di favorire la maturazione e la consapevolezza della personalità dei giovani nel pieno rispetto degli altri;
2) l’educazione all’impegno sociale, civile, alla partecipazione e alle conoscenze culturali;
3) la lotta contro i fenomeni degenerativi del disagio giovanile, come la tossicodipendenza, la dispersione scolastica, l’espansione della microcriminalità tra i minorenni ecc.
4) lo svolgimento di attività sportive, ricreative, artistiche e musicali;
5) la creazione di un laboratorio professionale dove svolgere una attività complementare di formazione che possa indirizzare i giovani ancora in età scolare verso proprie scelte consapevoli per quel che riguarda il proprio futuro inserimento nel mondo dell’Università o del Lavoro.
Infine lo sport: la Pista di Atletica – che propongo da 6 anni ormai – è rimasta un miraggio. Bisogna insistere!
Inoltre fondamentale sarà far entrare le associazioni sportive nelle scuole aversane ed invogliare in tal modo i giovani allo sport, il più potente antitodo contro le devianze giovanili.


Il testo imbarazzante è ovviamente scomparso dal suo sito, ma resta su google la copia cache: http://webcache.googleusercontent.com/search?gl=it&source=mog&hl=it&q=cache:j8qMh27OzG0J:gianmariomariniello.net/2007/04/02/piu-spazi-per-i-giovani/

Il trasformismo in politica è un'arte antica; risale alle primissime legislature del Regno d'Italia, quando Depretis inaugurò una stagione di grandi alleanze per governare, al di là delle ideologie. Aveva una sua qualche dignità, a quel tempo.
Completamente priva di dignità risulta invece il comportamento del nostro povero Gianmario Mariniello. Nello spasmodico tentativo di occupare più poltrone possibili, costui sembra voler diventare l'avanguardia di quanto di più basso la politica abbia prodotto negli ultimi anni.

Gianmario Gianmario... Le bugie hanno le gambe corte! E con le gambe corte non si può più accusare gli altri di essere nani della politica...

lunedì 24 maggio 2010

"La vivisezione è solo business"



Marco Mamone Capria, professore di matematica dell’Università di Perugia, ha raccolto l’eredità morale del padre dell’antivivisezionismo scientifico Hans Ruesch. Nel suo libro del 1976 “Imperatrice nuda”, Ruesch lanciò un radicale atto di accusa alle presunte basi scientifiche della vivisezione, arrivando alla conclusione che non esista alcun motivo valido, oltre al carrierismo dei ricercatori e al profitto delle case farmaceutiche, per continuare a sperimentare su animali. Il testo influì sulla politica e diede una forte scossa al movimento animalista mentre l’autore incappò in infiniti boicottaggi, persino da parte del suo stesso editore. Mamone è il curatore dei due ultimi libri di Ruesch, “La medicina smascherata” e “La figlia dell’imperatrice”.

Prof. Mamone, è davvero possibile, al di là delle ragioni etiche, combattere sul piano scientifico la metodologia più usata dalla ricerca medica in tutto il mondo?

sabato 8 maggio 2010

Appello per un Comitato Nazionale - Fermiamo il nucleare, non serve all’Italia

Crediamo che la scelta del Governo di far tornare il nucleare in Italia sia una scelta sbagliata e rischiosa, che non fa gli interessi dei cittadini e del Paese.
Alcuni dati lo dimostrano:

L’Italia ha una potenza elettrica installata di ormai quasi 100.000 megawatt, mentre il picco di consumi oggi non supera i 55.000 megawatt. Le recenti dichiarazioni di autosufficienza energetica dei Presidenti di alcune regioni italiane valgono anche per il resto del Paese. Non abbiamo dunque bisogno di nuova energia ma di energia rinnovabile in sostituzione di quella fossile.

Il nucleare costa troppo, in nessun paese al mondo si costruiscono centrali senza finanziamenti pubblici e garanzie statali, che ricadono poi sulle tasse e le bollette pagate dai cittadini. In Italia si distoglierebbero risorse importanti dalla ricerca per l’innovazione tecnologica e dalla diffusione dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.

A fronte però dell’impiego di così ingenti risorse pubbliche, la risposta alla crisi economica e occupazionale non è significativa, soprattutto se equiparata al rapporto tra occupazione e investimento nei settori dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. Secondo uno studio dell’Unione Europea del 2009 investire oggi per raggiungere nel 2020 il 20% di rinnovabili creerà 2,8 milioni di posti di lavoro con oltre 2000 imprese coinvolte.

Il nucleare continua a essere rischioso: anche per i reattori di terza generazione EPR in costruzione sono emersi gravi problemi di sicurezza, come hanno denunciato, a novembre 2009, con una nota congiunta le Agenzie di Sicurezza di Francia, Regno Unito e Finlandia. Inoltre è utile ricordare che nel mondo non è stato ancora risolto il problema di dove depositare in modo sicuro e definitivo le scorie.

Il nucleare non ridurrebbe la dipendenza energetica dall’estero perché importeremmo l’uranio e, secondo il recente accordo sottoscritto con la Francia, importeremmo tecnologia e brevetti esteri, per tutto il ciclo di vita fino alla messa in sicurezza delle scorie.

Quanto al presunto “rinascimento” del nucleare nel mondo, i Paesi che lo hanno scelto negli anni sessanta e settanta del secolo scorso, sono costretti a prolungare l’attività delle loro centrali per evitare gli ingenti costi di smantellamento degli impianti a fine vita, come in Germania, o a progettarne di nuove, per evitare la crisi di un costosissimo comparto industriale, come in Francia.

Infine il nucleare non darà nessun contributo a rispettare i vincoli posti dall’Unione Europea per ridurre le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020, perché le prime centrali non saranno operative prima del 2026-2030, e perché il complesso ciclo di approvvigionamento della materia prima, di costruzione e smantellamento produce non poca CO2.

Per tutte queste ragioni, s’invitano tutti a superare dispute ideologiche di parte e compiere scelte razionali e convenienti per il Paese, per contrastare i cambiamenti climatici e rispettare gli obiettivi posti dall’Unione Europea del 20-20-20. L’auspicio e l’impegno delle associazioni promotrici e di tutti gli aderenti è che si crei un grande schieramento unitario e trasversale, al di là delle diverse appartenenze e collocazioni politiche.
Vogliamo costruire insieme al mondo della cultura e della politica, della scienza e del lavoro, della società civile e delle imprese, strategie unitarie e comuni che possano ridare al Paese la prospettiva di un modello energetico sostenibile, sia dal punto di vista economico che ambientale.


Accademia Kronos
Associazione Ambiente e Lavoro
Associazione Mediterranea per la Natura
Fare Verde
Forum Ambientalista
Greenpeace
Italia Nostra
Jane Goodal Italia
Lav
Legambiente
Lipu
Mountain Wilderness
Pro Natura
Vas
Wwf

sabato 3 aprile 2010

"Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" Mt 25, 40

Anche quest'anno è arrivata la Pasqua!
E' la festa cristiana per eccellenza, il ricordo del sacrificio di Gesù per redimere i nostri peccati: Gesù si è fatto agnello sacrificale perché noi fossimo liberati dal peccato, inserendosi nella tradizione ebraica del sacrificio degli agnelli e sostituendosi ad essi, rendendo il proprio sacrificio realmente salvifico.
Che senso ha, oggi, mangiare ancora l'agnello per Pasqua? L'agnello sacrificale è l'eucarestia, il corpo e il sangue di Dio versato per noi tutti. E' un giorno di festa: perché uccidere?
Non girarti dall'altra parte, guarda cosa succede prima che venga il pranzo di Pasqua.

giovedì 1 aprile 2010

Scimmie su Marte: la nuova frontiera della crudeltà umana

Il progetto Mars500 e' un progetto congiunto di Stati Uniti, Russia ed
Europa che intende simulare una missione verso Marte, il tutto stando in
laboratori a terra, non in un vero viaggio.
Fin qui tutto bene, ma purtroppo, come in ogni attivita' umana, anche
qui si e' pensato di coinvolgere anche degli animali non umani, e pare
che a fare il primo viaggio verso Marte vogliano mandare una scimmia.

La Coalition Anti Animal testing e Animal Defenders International hanno
promosso una protesta internazionale per chiedere di lasciare in pace
gli animali.

Attualmente un gruppo di scimmie sono imprigionate in un laboratorio in
Russia, facente parte del progetto Mars500. Sono tenute imprigionate in
sedie di contenzione, in cui non possono fare alcun movimento se non
premere leve e bottoni di alcune macchine: solo quando eseguono il loro
compito nel modo giusto, viene loro fornito da mangiare e da bere.

Qui potete vedere le foto di quelle povere creature:
http://animals-in-the-news.blogspot.com/2010/03/geen-apen-naar-mars-steun-campagne-van.html

Scriviamo ai seguenti indirizzi il messaggio-tipo qui sotto, che chiede
in sostanza che le scimmie vengano lasciate stare, che si smetta di fare
esperimenti su di loro, e che non le si mandi a morire nello spazio.

Scriviamo a:

estecpr@esa.int, markus.bauer@esa.int, Mars500@esa.int,
nicole.sentse@esa.int, michel.courtois@esa.int,
jean-jacques.dordain@esa.int, simonetta.dipippo@esa.int,
antonio.fabrizi@esa.int, peter.hulsroj@esa.int,
ludwig.kronthaler@esa.int, volker.liebig@esa.int,
rene.oosterlinck@esa.int, david.southwood@esa.int,
magali.vaissiere@esa.int, gaele.winters@esa.int, info@imbp.ru,
pressa@imbp.ru, sinyak@imbp.ru

oppure, col ";" come separatore:

estecpr@esa.int; markus.bauer@esa.int; Mars500@esa.int;
nicole.sentse@esa.int; michel.courtois@esa.int;
jean-jacques.dordain@esa.int; simonetta.dipippo@esa.int;
antonio.fabrizi@esa.int; peter.hulsroj@esa.int;
ludwig.kronthaler@esa.int; volker.liebig@esa.int;
rene.oosterlinck@esa.int; david.southwood@esa.int;
magali.vaissiere@esa.int; gaele.winters@esa.int; info@imbp.ru;
pressa@imbp.ru; sinyak@imbp.ru

Messaggio-tipo (mettete nome e cognome alla fine):

-----------------------

To whom it may concern,

As a concerned citizen I appeal to you to halt the studies on monkeys.
The monkeys who are used in the space project Mars500 are locked up in
small cages and forced to participate in a project that was forcibly
imposed upon them.

The Mars500 project will include sending monkeys into space for over
520 days.
We respectfully ask you to halt the use of monkeys.

Monkeys are not on this planet to be used and experimented on, let alone
to be sent into space! They are sentient and intelligent beings with a
rich social life.

I support the campaign of the animal rights organisations Animal
Defenders International and the Dutch/Belgian Anti Dierproeven Coalitie.

Best regards,
... nome cognome ...
Italy

--------------------

Sea Shepherd in azione




Sea Shepherd in azione


lunedì 22 marzo 2010

Un popolo libero nella nostra terra

Dal Jerusalem Post del 16/03/2010

Non è mai stata questione di tempismo. Le scuse del primo ministro Benjamin Netanyahu al vicepresidente americano Joe Biden hanno permesso al discorso tenuto da quest’ultimo all’Università di Tel Aviv di concludere la visita in bellezza. La doccia fredda da Washington è arrivata solo dopo che il primo ministro aveva pensato di aver superato felicemente la tempesta.

L’attuale governo ha primeggiato nel mettere il paese in rotta di collisione con il resto del mondo. Sfortunatamente, il governo e i media stanno concentrando l’attenzione sul rapporto con gli Stati Uniti e hanno perso completamente di vista il nodo cruciale della nostra imbarazzante situazione. Non si tratta del rapporto con Washington, si tratta della nostra esistenza nella regione e delle nostre relazioni coi nostri diretti vicini. È tempo che l’opinione pubblica israeliana si svegli dall’ibernazione di una lunga primavera di calma e agio. Si sta avvicinando una calda estate, e con essa il disastro.

Il paese ha bisogno di fare una scelta: non c’è via di fuga dal dover prendere delle decisioni difficili. Il tempo vola, e presto la scelta verrà fatta per noi, se non ci decidiamo a farla per conto nostro. Lo “status quo” del “tutto come al solito”, il senso di sicurezza personale, e l’illusione che possiamo tenerci i territori e allo stesso tempo far pace coi nostri vicini, stanno per giungere al termine.

Dopo la firma degli Accordi di Oslo nel 1993, la popolazione ebraica che vive oltre la Linea Verde è aumentata del 300%. Anche mentre Netanyahu ripete il mantra del “due stati per due popoli”, continuiamo a costruire altre unità abitative al di là della Linea Verde. Il cosiddetto congelamento dei nuovi insediamenti non è altro che un esercizio di auto-illusione. La realtà binazionale della vita oltre la Linea Verde è evidente a chiunque la oltrepassi.

La leadership palestinese resta fermamente legata alla soluzione dei due stati, ma anch’essa sa che le chance di separazione imperniate sulla Linea Verde stanno rapidamente svanendo. Sì, il disimpegno da Gaza ha confermato che gli insediamenti possono essere rimossi, ma Israele è così radicato oltre la Linea Verde che una visione di pace fondata su uno stato palestinese indipendente in quei territori sembra virtualmente impossibile.

Il paese, a quanto sembra, ha fatto la sua scelta – preferisce i territori alla pace. Per nostra stessa scelta, stiamo mettendo fine all’impresa sionista. Un popolo che ne occupa un altro e ne nega l’autodeterminazione, la liberazione e la libertà, non può essere un popolo libero nelle sue terre.

Il palestinese medio, e ancor di più gli intellettuali, stanno formulando una nuova interpretazione: non c’è più possibilità di istituire uno stato indipendente in Cisgiordania e a Gaza, con Gerusalemme Est come sua capitale. Una nuova strategia è in corso di sviluppo, e gli israeliani dovrebbero essere preoccupati per ciò che questa strategia significherà per loro.

La prima fase della strategia sarà quella che è già stata chiamata “l’intifada bianca”. Si tratta di una strategia incentrata su una disobbedienza civile di massa e sul rifiuto di cooperare con l’occupazione. Questa strategia si fonda su un confronto non violento con le autorità occupanti. Ne abbiamo visto la prova a Bil’in, Ni’lin, Budrus, Masara e altri luoghi che finora sono stati poco familiari alla coscienza israeliana. L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) sta portando avanti attivamente il boicottaggio dei prodotti delle colonie e presto incoraggerà i lavoratori palestinesi a smettere di lavorare negli insediamenti.

La sfida dovrà mantenersi su posizioni non violente, e dovrà mettere a punto il loro messaggio. L’obiettivo politico della lotta sarà dare alla soluzione dei due stati un’ultima chance. I palestinesi cercheranno di guadagnarsi l’appoggio internazionale, mentre conquisteranno la superiorità morale. Il mondo vedrà immagini di soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) che sparano sulle folle inermi, comprese donne e bambini, in punti di scontro come blocchi stradali e checkpoint, e attorno alle colonie.

I palestinesi insceneranno gesti simbolici come la rimozione dei posti di blocco, costruiranno nella Zona C controllata da Israele, creeranno dei blocchi stradali sulle strade delle colonie per fermare le auto israeliane e così via. A migliaia saranno arrestati, molti saranno colpiti, e alcuni probabilmente resteranno uccisi. Ogni ricorso alla forza contro la sfida palestinese comporterà un aumento del sostegno alla loro causa in tutto il mondo, e il costante, rapido deterioramento dell’appoggio a Israele.

Se la strategia del confronto non violento dovesse fallire, se il prezzo fosse troppo alto da pagare o se, Dio non voglia, si arrivasse alla violenza, il movimento nazionale palestinese abbandonerà la strategia volta ad ottenere uno stato indipendente e richiederà apertamente la piena democrazia all’interno di Israele – una persona, un voto. Questa strategia sarà infine sostenuta dalla comunità internazionale, mentre la crescente delegittimazione di Israele prenderà piede.

Quest’anno ci sono state 40 università in tutto il mondo che hanno preso parte alla campagna della “Settimana dell’Apartheid israeliano”; il prossimo anno potrebbero essere 400 o più. Una volta che i palestinesi avranno adottato la strategia della “democrazia” come loro soluzione, non potranno perdere. È solo questione di tempo prima che il mondo tratti Israele come ha trattato l’ultimo governo bianco del Sudafrica.

La maggior parte del mondo, e certamente l’intero mondo arabo, non ha mai compreso davvero che lo Stato di Israele è un stato-nazione del popolo ebraico. La maggior parte del mondo pensa agli ebrei come a una religione, non come a un popolo. L’opportunità di adottare una soluzione “democratica” del conflitto sarà accolta e sostenuta caldamente, perché ha più senso di una spartizione, che dà ai palestinesi solo il 22% della Palestina storica.

Israele perderà la battaglia. Non c’è più un modo per impedire ai palestinesi di diventare un popolo libero nella loro terra. L’unico modo per assicurare che il popolo ebraico rimanga un popolo libero nella nostra terra è prendere una decisione per porre fine alla sua occupazione ai danni del popolo palestinese. Deve cessare la costruzione di ogni insediamento, non per salvaguardare le nostre relazioni con gli Stati Uniti, ma perché non possiamo promuovere la pace finché non lo facciamo. Se vogliamo continuare a costruire in quelle zone che saranno infine annesse a Israele, dobbiamo prima negoziare un confine concordato e degli scambi di territori.

I giorni dell’unilateralismo sono contati. Israele non sarà in grado di annettere più del 3% della Cisgiordania, che ospiterà circa l’80% dei coloni. Semplicemente non può esserci più di questo in un paritario scambio di territori. Gerusalemme deve diventare una capitale condivisa – se non la mettiamo in comune, la perderemo certamente come capitale eterna del popolo ebraico.

Le realtà del bisogno di un immediato cambiamento di rotta sono così evidenti che, senza tale cambiamento, la nostra sopravvivenza come stato ebraico e democratico è destinata a finire certamente.

Gershon Baskin è co-direttore dell’Israel/Palestine Center for Research and Information (www.ipcri.org), ed è membro eletto del direttivo del Movimento Verde, un partito politico israeliano


Versione originale dell'articolo

lunedì 15 marzo 2010

il Carnevale rivoluzionario


Se è vero che la rivoluzione altro non è che la trasformazione dell'esistente attraverso una tensione ideale persistente e rivolta al Bene, non bisogna mai dimenticare che il termine "rivoluzione" in italiano significa “il giro completo descritto da un corpo in movimento intorno ad un altro corpo” (Devoto-Oli), e quindi la capacità dello stesso di invertire la propria direzione e saper tornare al punto di partenza.
Non può esistere quindi alcuna rivoluzione in politica che non abbia come direzione reale il ripristino della tradizione.
Ed allora permettetemi di entusiasmarmi - da umile studioso di storia - di fronte alla splendida rivoluzione culturale messa in atto dal Comune di Roma (e in particolare dal Presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone) nel ripristinare l'antichissima tradizione del Carnevale Romano.
Banalizzata nell’immaginario collettivo, ridotta oramai a semplice occasione per vestirsi in maniera buffonesca, il Carnevale è in realtà una tradizione italiana antichissima che affonda le sue origini nei Baccanali e nei Saturnali della cultura greca e romana, occasioni nelle quali si usava travestirsi ed invertire la gerarchia sociale: i servi si vestivano da patrizi e i loro padroni erano costretti a servirli. La funzione catartica della festa è stata poi inglobata dalla tradizione cristiana: dal Medioevo il Carnevale è il periodo di grandi libagioni e festeggiamenti che precede la Quaresima, tempo di astinenza e digiuni in ricordo della Passione di Cristo ed in preparazione alla Pasqua.
Aver cancellato il Carnevale dalla nostra cultura ha significato cercare di liberarsi dai vincoli del tempo cercando di negare una cronologia radicalmente cristiana, che ha fondato la civiltà italiana ed europea sulle solide fondamenta di un calendario frutto di uno sposalizio fra tradizione romana e festività cristiane; è per quest’ultimo che il solstizio d’inverno, il dies natalis solis invicti – giorno in cui i romani festeggiavano il giorno di nascita del sole invitto – è finito per coincidere con il Natale di nostro Signore Gesù Cristo e l’anno ha deciso di cominciare il proprio cammino proprio a ridosso di questo evento, partendo dal mese di Gennajo, che i Romani dedicavano al dio Giano, il dio di tutto ciò che inizia: rinasce il sole, e con esso la nuova stagione.
Ristabilire nel 2010 una festa così antica, con i suoi rituali e le sue abitudini, con i suoi personaggi millenari e le sue maschere, ha un enorme significato simbolico. È la capacità di costruire il futuro senza cancellare il passato, arare il campo rispettando l'ordine dei solchi tracciati dai nostri avi, e così facendo garantire il raccolto ai nostri figli.
E se è vero che nulla nasce per caso, ristabilire il Carnevale significa anche riportare la Quaresima e la Pasqua al proprio posto, lavorando per ricostruire quegli elementi di cultura condivisa che fondano un popolo come tale e ne fecondano il grembo.
E allora ecco che attraverso l’organizzazione di una semplice festa – non a caso conclusa da un concerto intitolato “Futuro antico” – in una città che da troppo tempo ha dimenticato le proprie radici, si ristabilisce l’imperio della tradizione, dell’ordine naturale delle cose, fondamento irrinunciabile sul quale edificare qualsiasi futuro.

venerdì 5 marzo 2010

Il vero costo delle pellicce






giovedì 18 febbraio 2010

Il primo amore

Tornami a mente il dí che la battaglia
d’amor sentii la prima volta, e dissi:
oimè, se quest’è amor, com’ei travaglia!

Che gli occhi al suol tuttora intenti e fissi,
io mirava colei ch’a questo core
primiera il varco ed innocente aprissi.

Ahi come mal mi governasti, amore!
Perché seco dovea sí dolce affetto
recar tanto desio, tanto dolore?

e non sereno, e non intero e schietto,
anzi pien di travaglio e di lamento
al cor mi discendea tanto diletto?

Dimmi, tenero core, or che spavento,
che angoscia era la tua fra quel pensiero
presso al qual t’era noia ogni contento?

Quel pensier che nel dí, che lusinghiero
ti si offeriva nella notte, quando
tutto queto parea nell’emisfero:

tu inquieto, e felice e miserando,
m’affaticavi in su le piume il fianco,
ad ogni or fortemente palpitando.

E dove io tristo ed affannato e stanco
gli occhi al sonno chiudea, come per febre
rotto e deliro il sonno venia manco.

Oh come viva in mezzo alle tenebre
sorgea la dolce imago, e gli occhi chiusi
la contemplavan sotto alle palpebre!

Oh come soavissimi diffusi
moti per l’ossa mi serpeano, oh come
mille nell’alma instabili, confusi

pensieri si volgean! qual tra le chiome
d’antica selva zefiro scorrendo,
un lungo, incerto mormorar ne prome.

E mentre io taccio, e mentre io non contendo,
che dicevi, o mio cor, che si partia
quella per che penando ivi e battendo?

Il cuocer non piú tosto io mi sentia
della vampa d’amor, che il venticello
che l’aleggiava, volossene via.

Senza sonno io giacea sul dí novello,
e i destrier che dovean farmi deserto,
battean la zampa sotto al patrio ostello.

Ed io timido e cheto ed inesperto,
ver lo balcone al buio protendea
l’orecchio avido e l’occhio indarno aperto,

la voce ad ascoltar, se ne dovea
di quelle labbra uscir, ch’ultima fosse;
la voce, ch’altro il cielo, ahi, mi togliea.

Quante volte plebea voce percosse
il dubitoso orecchio, e un gel mi prese,
e il core in forse a palpitar si mosse!

E poi che finalmente mi discese
la cara voce al core, e de’ cavai
e delle rote il romorio s’intese;

orbo rimaso allor, mi rannicchiai
palpitando nel letto e, chiusi gli occhi,
strinsi il cor con la mano, e sospirai.

Poscia traendo i tremuli ginocchi
stupidamente per la muta stanza,
ch’altro sarà, dicea, che il cor mi tocchi?

Amarissima allor la ricordanza
locommisi nel petto, e mi serrava
ad ogni voce il core, a ogni sembianza.

E lunga doglia il sen mi ricercava,
com’è quando a distesa Olimpo piove
malinconicamente e i campi lava.

Ned io ti conoscea, garzon di nove
e nove Soli, in questo a pianger nato
quando facevi, amor, le prime prove.

Quando in ispregio ogni piacer, né grato
m’era degli astri il riso, o dell’aurora
queta il silenzio, o il verdeggiar del prato.

Anche di gloria amor taceami allora
nel petto, cui scaldar tanto solea,
che di beltade amor vi fea dimora.

Né gli occhi ai noti studi io rivolgea,
e quelli m’apparian vani per cui
vano ogni altro desir creduto avea.

Deh come mai da me sí vario fui,
e tanto amor mi tolse un altro amore?
Deh quanto, in verità, vani siam nui!

Solo il mio cor piaceami, e col mio core
in un perenne ragionar sepolto,
alla guardia seder del mio dolore.

E l’occhio a terra chino o in se raccolto,
di riscontrarsi fuggitivo e vago
né in leggiadro soffria né in turpe volto:

che la illibata, la candida imago
turbare egli temea pinta nel seno,
come all’aure si turba onda di lago.

E quel di non aver goduto appieno
pentimento, che l’anima ci grava,
e il piacer che passò cangia in veleno,

per li fuggiti dí mi stimolava
tuttora il sen: che la vergogna il duro
suo morso in questo cor già non oprava.

Al cielo, a voi, gentili anime, io giuro
che voglia non m’entrò bassa nel petto,
ch’arsi di foco intaminato e puro.

Vive quel foco ancor, vive l’affetto,
spira nel pensier mio la bella imago,
da cui, se non celeste, altro diletto

giammai non ebbi, e sol di lei m’appago.

Giacomo Leopardi

lunedì 1 febbraio 2010

Il fosforo a Gaza

Israele, “su Gaza usate bombe al fosforo bianco”
L’esercito di Tel Aviv ammette di aver utilizzato munizioni proibite durante l’attacco alla Striscia di Gaza dello scorso anno



L’esercito di Israele ha ammesso di aver utilizzato bombe al fosforo bianco nell’operazione dello scorso anno sulla Striscia di Gaza contro Hamas (che, in 22 giorni, causò la morte di 1.400 palestinesi). Tre alti ufficiali, che ordinarono il ricorso a quei proiettili (il cui uso è vietato, perché si tratta di bombe incendiarie) in zone fittamente popolate, hanno subito provvedimenti disciplinari

Secondo la stampa, gli alti ufficiali sanzionati sono il generale Eyal Eisenberg e il colonnello Ilan Malca - mentre il nome del terzo ufficiale non è stato rivelato. Verso la fine del conflitto a Gaza, nel rione di Tel al-Hawa, gli alti ufficiali ordinarono all’ artiglieria di creare una fitta cortina fumogena allo scopo di proteggere le forze israeliane. In quell’occasione, nota il quotidiano Haaretz, fu fatto ricorso anche a proiettili al fosforo in prossimità di un edificio dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi. Nell’episodio, secondo Israele, non ci furono vittime.
Obiettivo del rapporto inoltrato alle Nazioni Unite, spiega la stampa locale, è di contrastare l’impatto del Rapporto Goldstone - che accusa Israele di essersi macchiato di crimini di guerra - e di dimostrare la incisività delle inchieste interne condotte dallo stesso esercito israeliano.

lunedì 25 gennaio 2010

L'Italia corrotta degli inglesi


Cito un articolo del Guardian, nella mia orrenda traduzione. Credo che dovremmo riflettere prima di compiere certe "fughe in avanti".
Una lezione di moralità italiana
Gli onori concesso a Bettino Craxi, il primo ministro italiano esiliato, dovrebbe farci discutere sul nesso tra corruzione e povertà

Può l'Italia insegnarci qualcosa? La domanda sorge dalle vere e proprie celebrazioni di questa settimana - non c'è altro termine per loro - del 10° anniversario della morte di Bettino Craxi. Il leader socialista, che fu primo ministro italiano per quattro anni dal 1980, morto in esilio come un latitante. Era stato condannato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti per una pena totale di 11 anni.

Si potrebbe pensare che Craxi sia un leader politico italiano che oggi che si vuole dimenticare. Il primo ministro, Silvio Berlusconi, è stato un beneficiario della protezione del presidente socialista. Fu a causa di un intervento di Craxi che Berlusconi ha potuto creare una rete nazionale televisiva in violazione della legge.

Eppure, lungi dal nascondere la memoria di Craxi sotto il tappeto, la classe dirigente in Italia ha deciso di onorarlo. Un ex comunista, il presidente Giorgio Napolitano, ha scritto alla vedova di Craxi, tra le altre cose, che il marito era stato trattato con "severità senza precedenti". Il capo dello Stato, colui che dovrebbe incarnare i valori della nazione, ha poi partecipato a una funzione in Parlamento per ricordare l'anniversario della morte di Craxi.

Nelle settimane precedenti l'evento, Roma è stata riempita di manifesti per commemorare il leader morto. I politici di destra e sinistra insieme hanno dichiarato che Craxi è stata solo una vittima sacrificale ("lo facevano tutti", come si è difeso Craxi nel discorso al parlamento, prima di fuggire a Tunisi). E in questo mese, forse il segno più evidente della sua riabilitazione, il sindaco della sua città natale, Milano, ha fatto sapere che avrebbe intitolato a Craxi una strada o un parco.

Forse non c'è un episodio nella storia recente italiana, che illustri così chiaramente la tolleranza dell'Italia verso la corruzione e l'illegalità. Ma il mio intento non è di sbigottirmi o condannare, ma di evidenziare il fatto che questo sta accadendo in un paese ricco e che questo rappresenta una sfida che dobbiamo assumerci.

Da quando ho memoria, sociologi ed economisti hanno identificato un collegamento fra il livello di corruzione e di ricchezza. Per molto tempo questo è sembrato essere confermato dalle statistiche. Società pulite come la Svezia, per esempio, avevano un alto PIL pro-capite.

L'Italia rappresenta un'eccezione. Attualmente, dopo l'ultimo riallineamento dei tassi di cambio, è più ricca della Gran Bretagna. Ancora, nell'Indice di percezione della corruzione elaborato da Transparency International si colloca 63ma su 180 paesi - sotto la Turchia, Cuba e molti paesi africani tra cui Sud Africa, Namibia, Capo Verde e Botswana.

Come l'Italia di Berlusconi è ben distante dagli standard di moralità pubblica considerati normali nel resto d'Europa, ed inoltre è affondata nella classifica. E' stata 55ma nella tabella di Transparency International nel 2008 e 41ma l'anno prima.

Forse la correlazione tra ricchezza e correttezza nella vita pubblica è destinata a cedere ad altre verità proclamate sull'immondizia dell'esperienza storica. Si diceva che le democrazie non sarebbero sopravvissute all'iperinflazione. Ma poi sono arrivati a controprova i dati di Israele nei primi anni 1980. Si diceva che le economie non possono crescere oltre un certo punto senza che i politici siano costretti ad accettare la democrazia. Ma ancora oggi la seconda economia più grande del mondo è gestita da un partito comunista che non mostra alcun segno di voler abbandonare la sua presa sul potere.
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