giovedì 22 ottobre 2009

La carne che uccide


NEW YORK – L’impatto ambientale del consumo di carne è molto più devastante di quanto non si sia pensato fino ad ora. Lo affermano gli scienziati americani Robert Goodland e Jeff Anhang, co-autori di Livestock and Climate Change, uno studio pubblicato sull’ultimo numero dell’autorevole World Watch magazine dove affermano che oltre metà dei gas serra (o GHG) prodotti oggi dall’uomo sono emessi dagli allevamenti industriali di bestiame.



Già nel suo dossier del 2006 Livestock's long shadow (La lunga ombra del bestiame) la Fao aveva attestato come il settore della produzione di carne sia causa del 18% delle emissioni totali di gas serra dovute alle attività umane: una percentuale simile a quella dell'industria e molto maggiore di quella dell'intero settore di trasporti (che ammonta a un 13,5%).

Ma secondo le più recenti rilevazioni effettuate da Goodland e Anhang il bestiame e i suoi sottoprodotti immettono nell’atmosfera oltre 32.6 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio all’anno, ovvero il 51 % delle emissioni di GHG prodotte annualmente nell’intero pianeta.




La carne presente nella nostra dieta è responsabile, insomma, dell'immissione in atmosfera di una quantità di gas serra - anidride carbonica (CO2), metano, ossido di azoto e simili – ben maggiore di quella immessa dai mezzi di trasporto o dalle industrie. Il motivo? Per la produzione di 225 grammi di patate si emette una quantità di CO2 pari a quella generata dal guidare un'auto per 300 metri. Per la stessa quantità di asparagi, è come guidare la stessa auto per 440 metri. Per la carne di pollo, molto di più: 1,17 km, per il maiale 4,1 km, per il manzo 15,8 chilometri.

La conclusione dei due ricercatori è drastica quanto inevitabile: “Per invertire il devastante trend che sta inesorabilmente modificando il clima del pianeta Terra basterebbe sostituire i prodotti animali con quelli a base di soia o di altre colture vegetali. “Questo approccio avrebbe effetti molto più rapidi sulle emissioni di GHG e sull’effetto serra di qualsiasi altra iniziativa per rimpiazzare i combustibili fossili con energia rinnovabile”, affermano i due esperti.



Non si tratta, insomma, dell’ennesima moda alimentare o imperativo etico-religioso ma di una condicio sine qua non per assicurarsi che il nostro meraviglioso pianeta esista ancora per i figli dei nostri figli. Prima che sia troppo tardi.

venerdì 16 ottobre 2009

Salvate le scimmie del Nepal!

Vittoria! La campagna "Gateway to Hell" (I cancelli dell'inferno) ha
vinto: il governo del Nepal ha deciso di porre fine definitivamente alla
cattura e allevamento delle scimmie destinate ai laboratori di
vivisezione, e ha ordinato di liberare tutte le scimmie finora
catturate, che potranno così essere libere nelle foreste da cui erano
state prese!

Il governo del Nepal aveva vietato sei mesi fa l'esportazione delle
scimmie, dopo una pressione internazionale con oltre 50 proteste in 13
paesi e innumerevoli mail mandate alle istituzioni nepalesi. Ma le
scimmie rimanevano prigioniere in attesa che fosse deciso se la loro
cattura e allevamento fossero ammessi o meno. A fine agosto 2009,
finalmente, il governo ha deciso che anche l'allevamento doveva essere
vietato, e quindi lo stabilimento finora costruito dovrà essere chiuso e
i 400 animali prigionieri dovranno essere liberati.

Il ministro delle politiche forestali ha dichiarato: "Abbiamo deciso di
non permettere l'esportazione delle scimmie, quindi chiederemo agli
allevatori di rilasciarle nell'arco di una settimana". E una lettera in
questo senso e' stata effettivamente spedita al coordinatore in Nepal
del National Biomedical Research Centre (NBRC) che da 5 anni gestisce
l'impianto di allevamento. L'obiettivo del NBRC era quello di allevare
scimmie rhesus, inizialmente catturate in natura, anche dai templi
sacri, per esportarle in America a scopi di "ricerca scientifica".

Le proteste, i danni di immagine che avrebbe subito un paese che trae
molte risorse dal turismo, il dialogo costruttivo con molti
ambasciatori, e l'attivismo locale hanno avuto la meglio sulle minacce e
richieste di risarcimento degli americani.

La vittoria di questa campagna e' particolarmente importante perche' le
rhesus nepalesi hanno delle caratteristiche che, secondo i vivisettori,
le rendono "indispensabili" per certi tipi di ricerca e non sono
sostituibili dalle altre sottospecie di origine cinese. Se verra'
mantenuto il divieto di esportazione attualmente esistente in India e
Bangladesh, possiamo sperare che nell'arco di pochi anni verranno
invalidati i risultati di molte "ricerche" in quanto non piu'
riproducibili per mancanza di vittime adatte.

I promotori della campagna ringraziano, nel loro comunicato di
"scioglimento" della campagna per "sopravvenuta vittoria", tutte le
persone che in questi anni hanno sostenuto la campagna, a nome delle 400
scimmie che hanno ritrovato la liberta' e di tutti i loro piccoli che
non conosceranno mai la cattivita'.

E terminano dicendo: "Ci auguriamo sinceramente che questo successo
possa ispirare altre campagne. Il movimento antivivisezionista sta
facendo grandi passi avanti, e ci sono molte campagne che val la pena
sostenere. Crediamo fermamente che l'abolizione degli esperimenti sui
primati in Europa sia un obiettivo realistico e raggiungibile, che
potrebbe rappresentare un punto di svolta per la ricerca sui primati a
livello mondiale. Invitiamo tutti i nostri sostenitori europei di
impegnarsi per questo obiettivo".

A questo invito ci associamo come AgireOra Network, e chiediamo di
partecipare alla campagna "Salviamo i primati" e diffonderla il più
possibile!

Vai alla Campagna "Salviamo i primati dalla vivisezione" - fase 2:
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=815

Fonte:
Comunicato della Campagna Gateway to Hell, The monkeys are going to stay
in their own country, 1 settembre 2009
http://www.gatewaytohell.net/news/2009/june/01_09_NP_2.htm
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