martedì 11 agosto 2009

Diario di viaggio - III giorno: Aquile e mine


Giungo a Jajce di buon mattino. Sarebbe una città deliziosa, se solo gli abitanti decidessero di reagire alle ferite della guerra.
Una cittadina medievale, dove furono incoronati alcuni sovrani dello storico e glorioso Regno di Bosnia.
Attraverso una scala stretta e frustata dal sole raggiungo la fortezza: il paesaggio da qui non potrebbe essere altro che bosniaco, e da' la misura esatta del fascino di questa terra. Jajce - il cui nome deriva dalla forma della città, che ricorda un uovo - si trova praticamente al centro della Bosnia; il fiume crea due splendide cascate di diciotto e venti metri proprio all'interno della città. Tutt'intorno una gola chiusa fra montagne verdissime.
A poca distanza sta Travnik, che raggiungo attraverso un sentiero montuoso. Tutto il percorso è costellato di scheletri di case, che la cartina chiama villaggi. In realtà di essi non resta che qualche muro diroccato, e all'interno le travi ancora bruciate dal fuoco. Solo alcune di queste che non oso chiamare abitazioni ospitano ancora qualche vecchietto serbo, stupito del mio passaggio, abituato forse soltanto agli animali che sicuramente popolano la vegetazione completamente selvaggia, e alle splendide aquile reali, una delle quali vola in alto sulla mia testa mentre passo, facendosi riconoscere grazie al suo grido.
Entro in un bosco, e mi colpisce la vegetazione: qui l'uomo sembra non passare molto spesso, e comunque mai fuori dallo stretto sentiero battuto. Il perché lo immagino, ma ne ho presto la conferma: sul limitare di un bosco, proprio a fianco alla strada, un cartello rosso indica la presenza di mine. In tutta la Bosnia-Erzegovina sono centinaja di migliaja, e di moltissime non si conosce la posizione, motivo per il quale è vivamente sconsigliato uscire dai sentieri e dalle strade. Sempre, certo, che si sia affezionati ad entrambe le gambe...
Arrivo a Travnik, ed è una liberazione. L'antica residenza dei visir - dove riposavano in vita e dove molti riposano ancora nelle tante "turbe" - assomiglia vagamente a qualche nostro villaggio della Calabria, ma le moschee sono tantissime e fra tutte spicca la bellissima "moschea multicolore". La chiesa di San Giovanni Battista invece è frequentata dai croati della città.
Al centro svetta il castello, da cui si domina la vallata.
Ma il sole sta calando, e Sarajevo mi aspetta.
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