lunedì 15 giugno 2009

Parole... Parole... Parole...

Passo di fronte al ristorante. L'ellera verde fa da tettoja in questo torrido mezzogiorno di giugno.
Sono invaso dai ricordi: una sera splendida, l'atmosfera di una magia che non si crea con la sola volontà, come non si ricrea ora con le parole.
E' un posto bello, anche di giorno. La prepotente bellezza di Roma si impone tra le foglie; ma il sole romano sgomita e si fa strada per appoggiarsi sui sampietrini.
Sull'uscio una cameriera; non bella, non brutta, attende clienti sperduta in pensieri sudati.
Ho dei bellissimi ricordi, sdrajati su quei tavolini. Ricordi di una sera tanto bella, di una notte che si attardava per non sciupare un'atmosfera irriproducibile.
Non riesco a pensare come momenti simili non siano stati nulla. Non riesco a pensare che fossi solo.
Sensazioni, emozioni, battiti accelerati di un cuore ubriaco, momenti sospesi nel tempo, eterni come è eterno qualcosa che non può finire e che non ha mai avuto inizio perché è sempre stato.
Forse ero solo. Forse mentre il mio cuore ballava sulle corde di un mandolino suonato da un vecchio gobbo, forse anche allora ero solo. Forse la mia anima sola volava, mentre il mondo rimaneva inutilmente incastrato nel proprio corpo, imbrigliato tra mille parole. Già, le parole... Come ali di una gallina, come stupidi legacci con la loro incapacità a descrivere l'impalpabile ci tengono ben saldi a questa terra, a guardare il cielo lontano.
Forse ero solo.
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