venerdì 22 maggio 2009

Solitudine

Solitudine è una bella parola.
Come tutte le sdrucciole, nell'endecasillabo italiano fa rima in "udi" invece che in "ine", che pur essendo la dodicesima sillaba non rende il verso dismetrico, in quanto ciò che conta è che la tonica cada sulla decima.
Per cui solitudine può fare rima con "studi", ricordando così l'isolamento dello studioso e dello studente. Può far rima con "rudi", perché stando soli è facile rendersi grezzi nei confronti del prossimo e diviene impossibile celare il disprezzo dell'altro che è inevitabile causa, o effetto, della solitudine.
La rima con "sudi" rende l'idea della fatica del vivere fuori dal mondo, e quella con "chiudi" disegna quasi fisicamente un isolamento nel quale è difficile entrare.
Ovviamente poi fa rima con altre parole sdrucciole: gratitudine, similitudine, beatitudine... Su ciascuno di questi accostamenti si potrebbero scrivere pagine intere; dell'ultimo è famoso il binomio: beata solitudo - sola beatitudo.
Ma tutto questo è valido solo come gioco di concetto. La solitudine è bene che non abbia altra rima che con se stessa. E' meglio lasciarlo solo questo sostantivo neutro che non ama la compagnia...
Né bella né brutta, né facile né difficile, né chiara né scura, né maschile né femminile... La solitudine è, e non potrebbe essere altrimenti, semplicemente solitudine.
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