giovedì 14 maggio 2009

La vendetta di Cartesio

Interrogata, una persona cui voglio bene scelse dal mazzo un aggettivo che mi rappresentasse.
"Confuso" affermò senza troppa esitazione. Gli occhi grandi e azzurri mi guardavano come quelli di un bimbo. "Quando ti vedo mi sembri sempre confuso e triste".
E' la vendetta di Cartesio.
Ho costruito ideologicamente la mia vita senza dubbi: ora sono il più confuso.
Ho ribaltato ogni centimetro della mia casa, neanche ci fossero le pulizie di primavera, ed ho dovuto scoprire che è vero: io non ho ancora capito nulla di questo enorme "imbroglio che ci illudiamo ancor chiamando vita".
Sono confuso sull'onore, mia fortissima tensione irrazionale ormai scomoda, che non so dove collocare e come gestire in questo mondo; sono confuso sul bene, e sulle ragioni a me incomprensibili per le quali spesso ci è impossibile conseguirlo e addirittura desiderarlo; sono confuso sul trionfo e sulla rovina, "impostori" di eguale ipocrisia che giocano a rimpiattino con l'uomo. Sono confuso sull'amore, di cui mi rendo conto di non aver mai capito niente.
Invidio, amica dagli occhi di bambino, il tuo paniere di certezze, la tua capacità di imparare ancora dall'esperienza come se fossi a scuola, la tua lucidità nel non mettere sempre in dubbio ogni direzione presa.
E' uguale all'alba il tramonto?
Forse sì. Solo è più rosso.
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