martedì 28 aprile 2009

Corto circuito

Esistono momenti nei quali il tempo sembra fermarsi, inaspettatamente e involontariamente. In quei momenti l'eterno dinamismo dei tempi, la corsa senza fine che caratterizza il fluire dei minuti si interrompe in uno schiocco; allora tutto sembra sospeso nel vuoto. Dura pochi attimi nei quali i corpi procedono per inerzia in uno spazio divenuto surreale, dove tutto sembra appeso all'invisibile filo del nulla.
Poi, senza che niente permetta di prevederlo, crolla al suolo in una festa di polvere e calcinacci, ed è un'implosione dell'esistente che si sorregge su nulla se non sulla velocità, all'interno del quale l'insensato trova comunque un effimero sostegno.
Questo è ciò che chiamo corto circuito.
L'implosione è fragorosa e dura un tempo indefinibile: il tempo necessario per distruggere ciò che ha richiesto anni di cinetica convinzione per essere costruito. Basta un istante di sospensione, e ciò che non è mai stato non è più.
E' come un treno il cui motore fosse composto di elementi incastrati tra loro e tenuti insieme dalla velocità stessa del moto. Quando per un accidente imprevisto, nel momento di massima accelerazione del mezzo, il motore dovesse spegnersi, il treno correrebbe ancora per qualche metro prima che le ruote dentate, le cinghie di trasmissione e i pistoni interrompessero la propria effimera unione e rovinassero a terra in un violento abbandono alla gravità.
Questo è ciò che chiamo corto circuito.
E l'attimo eterno tra la rottura e il crollo è ciò che chiamiamo vita.
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