martedì 16 dicembre 2008

Tre buoni motivi per cambiare abitudini alimentari

Tolstoi diceva: "se i macelli avessero le pareti di vetro, saremmo tutti vegetariani", mentre J. Kellogg (quello dei cereali) scrisse: "non mangerò mai nulla che abbia avuto gli occhi". In Italia dopo l'epidemia di BSE "Mucca pazza" e i polli ed i maiali alla diossina del Belgio di 8 anni fa, i vegetariani sono arrivati a circa 3.000.000. Oggi i casi dell'Irlanda dovrebbero più che mai indurre un numero sempre maggiore di persone ad adottare una dieta vegetariana.
La dieta vegetariana si fonda essenzialmente su tre motivi. Primo, la salute: già da tempo l'autorevole "American Journal of Clinical Nutrition" ha definitivamente sgombrato il campo dagli equivoci e dai dubbi sull'alimentazione vegetariana, soprattutto in tenera età e nella fase dello sviluppo: la dieta vegetariana predisposta dal "Journal" mette alla base cereali integrali e legumi, poi frutta e verdure, frutta secca e semi, oli vegetali ed in alto (quindi tra i cibi da usare con moderazione) latte, latticini, uova e dolciumi.
Secondo uno studio del "British Medical Journal" i vegetariani hanno un rischio minore del 40% di contrarre malattie tumorali. Il che non è poco. Con la bistecca ingoiamo un sacco di medicine (tutte le sostanze somministrate agli animali prima della macellazione): dietilstilbestrolo, cortisone, antibiotici, sulfamidici, antitiroidei, vaccini, estrogeni, ormoni,…….
Secondo, la sofferenza animale: dietro la trasformazione dell'animale in prosciutti, salami e bistecche c'è un calvario di sofferenze inaudite: vitellini da latte strappati alle madri, polli e galline ovaiole spennate e con il becco smussato, maiali e cavalli immobilizzati e con luce accesa ventiquattro ore al giorno per l'ingrasso.
Come si fa a mantenere pallida, rosea e delicata la carne dei vitelli? Al terzo/quarto giorno di vita, si strappa il vitellino alla mamma, viene collocato in un box largo 40 cm. e lungo un metro e mezzo, legato con catena al collo per impedire ogni movimento (la catena può essere tolta quando il poveretto sarà cresciuto tanto da occupare tutto il ristretto spazio del box).
Non vedranno mai né paglia né fieno, poiché mangiarne potrebbe rovinare il tenue colorito delle carni. Nutriti con budini semiliquidi iper-proteici che causano un'inestinguibile ursura (l'acqua è loro assolutamente negata, per indurli a ipernutrirsi, mangiando più budino e più velocemente) e un'inarrestabile dissenteria per spingerli all'anemia al fine di sbiancare le carni. Così i vitellini si ammalano di infezioni, disordini digestivi e ulcere. Allora devono essere sottoposti a cicli costanti di trattamenti antibiotici, e dopo tredici/quindici settimane si portano al macello.
Terzo, paesi in via di sviluppo: un ettaro coltivato a soia (non transgenica) produce 1,800 chili di proteine vegetali, lo stesso terreno adibito a pascolo e allevamento ne produce appena 60. Il quaranta percento dei cereali prodotto nel mondo serve a sfamare gli animali da carne. Secondo la FAO ed il "Worldwatch Institute "i carnivori stanno distruggendo la Terra. Non c'è cibo a sufficienza per tutti". Se tutti fossimo vegetariani, la fame nel mondo sarebbe sconfitta.
Dobbiamo a questo punto chiederci perché, nonostante l'evoluzione durata milioni di anni, l'uomo come un cannibale non rinuncia a divorare i suoi fratelli più deboli?"

Rosy Di Mauro

venerdì 21 novembre 2008

Est etica?

26 anni di vita mi hanno insegnato molte cose. L'ultima, che ho capito recentemente, mi ha permesso di liberarmi di un po' di quella pesantezza che mi portavo appresso da quando sono al mondo, rendendomi possibile guardare il mondo con occhi liberi, compassionevoli talora e comunque assai leggeri. E chi mi conosce sa quanto questo mi fosse difficile.
Mi riferisco all'aver finalmente capito che la vita è una bellissima recita su questo palcoscenico comune. Mi rendo conto: non è un pensiero così originale ma neanche pretende di esserlo... Semplicemente è una "intuizione" (come qualcuno mi ha insegnato): un aver capito a livello di sensazioni qualcosa che capire con la testa non serve.
Da allora guardo le persone intorno a me con occhi diversi: ne noto le piccolezze, le debolezze, osservo le loro recite, ne cerco di capire i segreti, le cause... E comunque li vedo finalmente tutti come umani: né migliori né peggiori - in partenza - di qualunque altro umano, di cui condividono i medesimi limiti; è l'intervento delle peculiarità a rendere ciascuno unico.
Da quando ho avuto la ventura di accorgermi di questa verità tanto banale, da allora ho imparato a guardare i "grandi" del mondo da pari a pari. "Grandi", ovviamente, non intendo soltanto Putin e Obama, ma i tanti "grandi" che ciascuno di noi ha intorno, e che un limite infantile ha fatto credere fossero privi dei limiti di partenza di cui io invece mi danno. Guardando costoro da pari a pari ho imparato ad apprezzare ed amare gli sforzi compiuti da costoro per uscire dalla mediocrità umana, sforzi che guadagnano loro il nome appunto di "grandi". Al tempo stesso, ho imparato a non dare per scontati i miei sforzi per giungere alla perfezione, ed anzi a considerarli viatico nobile quanto doloroso per pormi nel cerchio di chi lascerà un segno sulla terra. Ambizione, o forse missione?

Nel capire tutto questo ho anche imparato a contestualizzare una caratteristica fondamentale del genere umano: la recita. Non vi è uomo al mondo che sia in grado di vivere senza maschere. L'ho percepito osservando la foto che un ragazzo usava per presentare se stesso su "Faccialibro": capelli curati, barba studiatamente incolta, sigaretta tenuta tra le mani con aria vagamente sognante... Questa immagine mi ispirava una indicibile povertà d'animo, e non ne capivo realmente il motivo; ma se Maometto non va alla montagna, la montagna andrà da Maometto, e la spiegazione mi si è presentata da sola di fronte: la povertà di costui non sta nel recitare, ma nell'essere rimasto imprigionato nel proprio personaggio.
Recitare, infatti, non è di per sé una colpa. Tutti noi recitiamo, tutti indossiamo migliaja di maschere ogni giorno e questa è la nostra natura stessa ad imporcelo, non c'è da vergognarsene. Qualcuno lo considerava anzi la grandezza dell'essere umano: ce l'ha insegnato d'Annunzio: "navigare è necessario, vivere non è necessario".
Recitare è vivere, anzi navigare in questa vita, e ciascuno di noi lo fa. Ma la maggior parte di noi lo nega, non è in grado di accettarlo, e dunque rimane incastrato nel proprio personaggio convinto che in realtà sia una persona reale. Anche in questo caso non mi sto inventando niente: è quanto cerca di spiegarci Pirandello nell'"Enrico IV": un uomo impazzisce e crede di essere Enrico IV, e finisce per essere assecondato da tutti in questa convinzione. Ma quanto di questo è una recita, e quanto è realtà? Dov'è il limite fra la finzione e la vita reale, fra il protagonista e il re, fra l'attore e il personaggio?
In verità l'attore è esso stesso un personaggio, e smessi i panni di Enrico IV tornerebbe a vestirne altri: più umili ma non meno fasulli. Allo stesso modo, il giovane della fotografia mentre tiene la sua sigaretta tra le mani in una posa studiatissima è convinto di essere libero da maschere, ed in realtà questa convinzione lo rende piccolo e schiavo.

La libertà in effetti non è "essere se stessi" come va di moda dire, perché "se stesso" è già di per sé il personaggio di una scena. Libertà non è fingere che le maschere non esistano, ma scegliere la propria, giudicandone il valore estetico e formale e così dominarle, senza lasciarsi dominare.
Perché - in qualunque caso - la forma è sostanza. E la libera scelta della forma è sostanza di libertà dalle forme.
Non c'è niente di finto, niente di fasullo, niente di forzato. Niente, almeno, di maggiormente finto rispetto alla realtà. E' la consapevolezza di dover comunque recitare un ruolo, ed allora la libera scelta di ciò che si vuole apparire è la libera scelta di ciò che si vuole essere.
La foto che vedete è il personaggio che mi sono scelto: il professor Boris Pupak. Quanto è reale? Quanto è finzione? E' una domanda che non ha senso: è realtà e finzione ad un tempo. Come tutto.

Bisogna fare della propria vita come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui.
Gabriele d'Annunzio


lunedì 10 novembre 2008

Umano. Troppo umano.

Mi ha insegnato qualcuno che l'umanità bellissima ha come carattere essenziale il limite.
Questo limite ci circoscrive, ci rende differenti ed uguali ad un tempo, ci fa confrontare con noi stessi e con ciò che è altro da noi... Il limite è parte integrante di noi.
Ma come tutte le verità questa è una consapevolezza pericolosa: troppo spesso il limite diventa la caratteristica, il segno distintivo e orgoglioso di un umano che ha rinunciato al sogno.
L'essere nati senza ali è nella natura stessa dell'uomo. Ma questa mutilazione di partenza si è spesso trasformata nella rassegnazione al non tentare neppure il volo. Ma chi può esser realmente certo di non saper volare, finché non prova?
Il risultato? Il castrante gioco al ribasso nel quale la fallacità propria dell'uomo diventa un comodo porto ove rassegnarsi a priori. "Cosa posso farci? Sono solo un uomo..!"
Ciascuno di noi si fa volontariamente indulgente nei confronti delle piccole, continue incoerenze che da sole non cambiano niente, ma che rappresentano in sé la rinuncia alla ricerca della perfezione. Ed è invece proprio quella ricerca la tensione della corda pronta a scoccare la freccia, la positiva pressione dell'anima intrappolata in un corpo troppo troppo stretto, il non rassegnarsi mai alla mediocrità delle nostre mille debolezze ribellandocene continuamente, cercando incessantemente una perfezione che non avremo mai.
Ma se il limite è in verità invalicabile, se il nostro corpo è realmente incapace di volare, a che vale questo doloroso esercizio mentale? In verità, è tutt'altro che superfluo. E' l'unico modo che abbiamo per non rassegnarci alla mortalità, all'errare humanum inscritto nel nostro genoma, a questa dannata forza di gravità che ci tiene inesorabilmente legati alla terra sporca.
Rassegnarci ad essa, questo si è un limite umano. Troppo umano.

"Se nella vita umana trovi qualcosa di superiore alla giustizia, alla verità, alla temperanza, alla fortezza, e, in una parola, al fatto che alla tua mente basti se stessa, nelle azioni che ti fa compiere secondo la retta ragione, e il destino, nella sorte che ci viene assegnata indipendentemente dalla nostra scelta; se, dico, vedi qualcosa di superiore a questo, rivolgiti a esso con tutta l'anima e godi del bene supremo che vi trovi. Se invece niente ti risulta superiore al demone stesso che dimora in te e che ha sottomesso a sé i tuoi impulsi personali, che vaglia le tue rappresentazioni, che si è sottratto (come diceva Socrate) alle passioni dei sensi, che si è sottomesso agli dèi e si cura degli uomini; se rispetto a questo trovi tutto il resto più piccolo e vile, non lasciare spazio a nient'altro: perché una volta che tu abbia preso a inclinare e a gravitare verso qualcos'altro non sarai più in grado di onorare indisturbato, al di sopra di tutto, quel bene che è davvero e solo tuo: al bene della ragione e della società, infatti, non è lecito contrapporre qualsivoglia cosa di altra natura, come gli elogi della gente o le cariche o la ricchezza o il godimento dei piaceri. Tutte cose, queste, che se anche per un po' sembrano rispondere a un intimo equilibrio, all'improvviso prendono il sopravvento e fuorviano. Tu però, dico; scegli in modo semplice e libero il meglio e attieniti a questo. «Ma il meglio è l'utile». Se intendi l'utile dell'essere razionale, osservalo sempre; se invece intendi l'utile dell'essere animale, dichiaralo e tieni fermo il tuo giudizio, senza vane esibizioni; soltanto, cerca di condurre la tua valutazione con assoluta sicurezza."

Marco Aurelio

giovedì 4 settembre 2008

Vivisezione inutile


Quale vivisezione e quali metodi sostitutivi | 03/09/2008


Argomento: Vivisezione
Notizia da: NoVivisezione.org

Quale e quanta vivisezione in Europa, e quali sono i metodi davvero scientifici da usare al suo posto.




Questo diagramma mostra le categorie e il numero di esperimenti su animali condotti nell'Unione Europea nel 2005 secondo le norme della Direttiva 86/609/EEC. I sottocitati esempi di esperimenti su animali per le varie categorie, e delle possibilità di sostituzione di tali test, dimostrano quanto sia urgente espandere le iniziative per la sostituzione dei test su animali in tutta Europa. La sostituzione deve comprendere sia la ricerca di base, la diagnosi di malattie e la produzione di agenti infettivi, che i test di tossicità.

1. Ricerca e sviluppo di farmaci
In questa categoria rientrano i test per la produzione di farmaci e apparecchi per la medicina umana, l'odontoiatria e la medicina veterinaria.


Numero di animali nel 2005: 3.746.028
% sul totale di animali usati: 31%
Animali comunemente usati: topi e ratti, uccelli e pesci, porcellini d'India, conigli, cani
Caso di studio

In un test effettuato in Spagna per un nuovo materiale di riempimento delle otturazioni dentali, sono stati presi sei cani, anestetizzati e sottoposti all'operazione di devitalizzazione di 12 denti ciascuno. I denti dei cani sono stati trapanati fino alla radice e poi riempiti col materiale per otturazioni. Per far questo, è stata tagliata la gengiva dei cani, fatto un buco col trapano attraverso le ossa per arrivare alla radice dei denti. Le punte della radice sono state tagliate via, ed è stata creata una cavità in ciascuna punta. Queste cavità sono state riempite in parte con un amalgama standard argentato e in parte con il nuovo polimero sotto test. I cani sono stati uccisi dopo tre mesi. Il nuovo materiale ha causato infiammazioni gravi nelle ossa e nella gengiva, e la crescita delle ossa non era migliore rispetto all'amalgama standard.

Opportunità di rimpiazzamento

I denti umani provenienti da estrazioni dentistiche sono usati in vitro per testare la capacità sigillante delle otturazioni sulle radici. Inoltre, si possono realizzare colture cellulari in provetta sui polimeri dell'amalgama da testare, per verificare se le sostanze chimiche passano dall'amalgama al dente, e la gravità dell'infiammazione risultante. Già oggi si utilizzano simulazioni al computer per predire stress meccanici nelle otturazioni causate dalla perdita ossea. Ulteriori progressi in queste tecniche potranno sostituire altri esperimenti su animali.

2. Ricerca di base
La ricerca di base comprende tutto quello che non è direttamente legato alla produzione commerciale di farmaci e sostanze chimiche. Studia la struttura e il funzionamento degli esseri viventi sani e malati.

Numero di animali nel 2005: 4.035.470
% sul totale di animali usati: 33%
Animali comunemente usati: topi e ratti, uccelli e pesci, anfibi, maiali
Caso di studio

In Italia sono stati usati dei maiali per verificare se le cellule staminali potessero riparare danni cardiaci. I maiali sono stati sottoposti a un'operazione chirurgica allo scopo di bloccare un'arteria per provocare un attacco di cuore. Dopo trenta giorni, sono stati nuovamente operati iniettando loro in una vena cardiaca delle cellule staminali geneticamente modificate. Sono stati somministrati agli animali farmaci immunodepressivi per altri trenta giorni, per evitare il rigetto delle cellule staminali, e poi sono stati uccisi. Le cellule iniettate si erano spostate nell'area dei tessuti cardiaci danneggiati, ma non si erano sviluppate in cellule cardiache.

Opportunità di rimpiazzamento

Le cellule staminali sono in grado di svilupparsi in cellule cardiache in provetta, e le loro caratteristiche (frequenza cardiaca, attività elettrica e biochimica, ecc.) possono essere studiate in vitro. Queste cellule possono anche essere testate in vitro allo scopo di predire le loro funzioni dopo l'impianto. In ulteriori studi in provetta, le cellule posso anche venire inserite in pezzi di tessuto cardiaco (danneggiato in una certa area per simulare un attacco cardiaco) per vedere se si spostano verso il tessuto danneggiato.

3. Test di tossicità
Servono per testare la sicurezza dei farmaci e delle sostanze chimiche per gli esseri umani, gli animali, l'ambiente.

Numero di animali nel 2005: 1.026.286 sul totale di animali usati: 8%
Animali comunemente usati: topi e ratti, porcellini d'India, uccelli e pesci, conigli, cani, primati.
Caso di studio

Nei test su animali per un nuovo farmaco chiamato TGN1412, a un gruppo di macachi è stata somministrata una dose di farmaco pari a 500 volte quella successivamente provata sui volontari umani. I test sulle scimmie non hanno mostrato reazioni negative, ma sei volontari umani sono quasi rimasti uccisi a causa di una forte reazione immunitaria che aveva provocato danni in vari organi. Questa è un'ulteriore dimostrazione delle difficoltà di interpretare i risultati dei test su animali.

Opportunità di rimpiazzamentto

Gli studi in vitro sulle cellule umane forniscono risultati più rilevanti, e avrebbero potuto evitare questa tragedia. Studi in provetta effettuati dopo l'evento sopra descritto hanno rivelato una grossa differenza nelle reazioni a questo farmaco tra le cellule di scimmia e quelle umane. Oggi è disponibile un nuovo modello di colture cellulari microscopiche per studiare in vitro le reazioni immunitarie ai farmaci. E metodi analitici molto precisi permettono oggi di effettare in modo estremamente sicuro studi di "microdosaggio" nei volontari umani, fin dai primi stadi del processo di sviluppo del farmaco.

4. Altro
Esperimenti non conteggiati in altre categorie, tra cui rientrano la produzione e il mantenimento di micro-organismi infettivi.

Numero di animali nel 2005: 984.238
% sul totale di animali usati: 8%
Animali comunemente usati: topi e ratti, uccelli e pesci, conigli
Caso di studio

Nei laboratori di tutto il mondo, ai ratti vengono iniettate sostanze chimiche che danneggiano il loro sistema immunitario e poi vengono infettati con dei funghi che causano la polmonite. Questi funghi colpiscono in particolare i pazienti malati di AIDS, i bambini e gli anziani. I funghi vengono fatti crescere all'interno dei ratti, che vegono usati come "bioreattori" viventi, facendoli ammalare di polmonite. Quando la malattia raggiunge uno stadio avanzato, i ratti vengono uccisi, i funghi vengono prelevati dai loro corpi e poi usati per la ricerca.

Opportunità di rimpiazzamento

La fondazione Dr. Hadwen Trust sta sviluppando delle colture cellulari in vitro che permetteranno di eliminare l'uso degli animali per la produzione di questi funghi. Metodi senza animali come questi hanno il vantaggio di permettere agli scienziati di studiare il fungo della polmonite che infetta gli umani, anziché quello che infetta i ratti. Il metodo sostitutivo è quindi molto più rilevante per i pazienti umani del metodo che usa animali.

5. Diagnosi delle malattie
Animali usati in metodi di diagnosi di malattie umane e animali.

Numero di animali nel 2005: 272.014
% sul totale di animali usati: 2%
Animali comunemente usati: topi e ratti, uccelli e pesci, conigli, porcellini d'India
Caso di studio

In tutto il mondo, gli animali vengono usati per identificare i ceppi dei microbi patogeni che causano le malattie. Per esempio, il batterio Peptostreptococcus può portare ascessi al cervello, fegato, seno e polmoni di persone malate. I ceppi patogeni vengono solitamente identificati iniettandoli nei porcellini d'India, il che provoca ascessi alla schiena o alle zampe degli animali.

Opportunità di rimpiazzamento

La spettrometria di massa è un metodo di analisi chimica che, combinato con la tecnologia al laser, si è sviluppato nelle MALDI-ToF-spettrometria di massa. Questa tecnologia oggi consente agli scienziati di identificare molti batteri patogeni senza usare animali. La tecnologia può essere adattata per identificare velocemente molti altri patogeni infettivi, in modo da eliminare i test di routine su porcellini d'India, conigli e altri animali usati nei test diagnostici.

6. Didattica e training
Questa categoria comprende l'utilizzo degli animali a tutti i livelli della didattica (in Italia, sono usati solo nelle università) più i corsi post-laurea di training dei chirurghi e del personale di laboratorio.

Numero di animali nel 2005: 198.994
% sul totale di animali usati: 2%
Animali comunemente usati: topi e ratti, uccelli e pesci, anfibi, maiali
Caso di studio

Le rane vengono ancora usate nella didattica universitaria e nelle scuole superiori (non in Italia) da molti studenti in tutto il mondo. In un corso universitario di embriologia, in Francia, alle rane vengono iniettati ormoni per stimolare la sovrapproduzione di uova e sperma. Le rane maschio vengono uccise e vengono rimossi i loro testicoli, e alle rane femmina vengono prelevate le uova in modo che gli studenti possano effettuare la fertilizzazione in vitro. Alle femmine vengono anche prelevate le ovaie, prima dell'uccisione, per studi successivi.

Opportunità per il rimpiazzamento

Sono disponibili CD interattivi per insegnare agli studenti come avviene lo sviluppo delle uova degli anfibi e la formazione degli embrioni. Nel CD sono inclusi video ad alta qualità, animazioni e immagini prese al microscopio. Sono anche disponibili modelli anatomici che mostrano l'embriologia delle rane, dalla fertilizzazione a uno stadio avanzato di sviluppo. La capacità di osservazione diretta degli studenti si può sviluppare usando piante anziché animali.

7. Produzione e controllo qualità delle medicine biologiche
Questa categoria comprende la produzione di anticorpi e i test per assicurare la purezza e l'efficacia delle medicine e dei vaccini per umani e animali.

Numero di animali nel 2005: 1.854.553
% sul totale di animali usati: 15%
Animali comunemente usati: topi e ratti, uccelli e pesci, conigli, porcellini d'India, criceti
Caso di studio

Il test Dose Letale 50% (DL50) consiste nell'iniettare a gruppi diversi di animali diverse quantità della sostanza sotto test, per identificare la dose che uccide il 50% degli animali di quel gruppo. Per standardizzare l'efficacia dei lotti della tossina Botulino vengono condotti di routine, ogni anno, test DL50 su decine di migliaia di topi. Questa tossina è usata in campo medico per curare le condizioni neuromuscolari (e nella cosmetica come trattamento antirughe). Alcuni dei topi usati in questi test sviluppano paralisi, prima nelle zampe e poi nei muscoli respiratori, e muoiono così soffocati.

Opportunità di rimpiazzamento

Il test SNAP-25 è un test sostitutivo senza animali che risulta più veloce, meno costoso e più preciso di quello sui topi. Il test sostitutivo, che ha già salvato migliaia di topi, usa una proteina sintetica in provetta ed è già stato approvato per l'uso come test finale per l'efficacia dei lotti di Botulino.

Fonte:

Testo tradotto dal dossier del Dr. Hadwen Trust Towards a European Science without Animal Experiments, pagg. 12-13.

domenica 29 giugno 2008

Meme

Accolgo giochino da Poetessarmata e pubblico.
REGOLE: Impostate la riproduzione casuale sul lettore mp3 (o iPod o elenco WMP o Winamp o qualsiasi cosa usiate per ascoltare musica), cambiate canzone ad ogni domanda e usate il titolo della canzone come risposta.


COSA STAI FACENDO? Negramaro- Parlami d’amore (??)
COME TI SENTI OGGI? the Velvet Undergound - Ocean
COM’E’ LA TUA VITA IN QUESTO PERIODO? Diaframma – Siberia (uhm… pare vero)
COSA TI ASPETTA DOMANI? Califano – Attimi
COS’HAI IN PROGRAMMA PER QUESTO WEEKEND? Musica romanesca – Com’è bello fa l’amore quanno è sera (!!)
STILE DI VITA? Califano – La mia libertà (‘mazza geniale)
QUAL E’ IL TUO PIU’ GRANDE SEGRETO? Afterhours – Pochi istanti nella lavatrice (questa la devo capì)
CHE RAPPORTO HAI CON LA TUA FAMIGLIA? Clash – Wrong ‘Em Boyo
CHE RAPPORTO HAI CON GLI AMICI? Ska-P – Planeta Eskoria (zecche…)
CON L’ALTRO SESSO? Diaframma – Falso amore (mi sto spaventando!!!)
CON IL MONDO? Nada e Piero Ciampi – Ho scoperto che esisto anch’io (mamma mia)
COM’E’ LA TUA VITA AMOROSA IN QUESTO MOMENTO? Alvaro Amici - Me pizzica me mozzica (ahahahah)
COME SARA’ DOMANI? Goliardia - Gaudeamus igitur (!!!!!)
LA GENTE SEGRETAMENTE TI BRAMA? Modest mouse – Florida
COM’ERA LA TUA INFANZIA? 270bis – Cuore Nero
I TUOI GIORNI DI LICEO? Gulliver’s band – Come muore in italiano
QUAL E’ LA CANZONE ADATTA AL TUO MIGLIORE AMICO? Goliardia – Bimbe belle
QUAL E’ LA CANZONE DEL TUO PEGGIOR NEMICO? Fabrizio De André - Un chimico
QUAL E’ LA COSA PIU’ BELLA DEI TUOI AMICI? System of a Down – Metro
COME TI CONSIDERA LA TUA FAMIGLIA? Marlene Kuntz – Uno (addirittura?)
GLI AMICI? Placebo – I feel you (?? C’è qualcosa che mi dovete dire??)
L’ALTRO SESSO? Underoath – Alone in December (la dice lunga)
COME TI VEDI TU? Califano – L’ultimo amico va via
COM’E’ LA TUA PERSONALITA’? Ska-P – Bla bla bla (non è vero!)
LA TUA FILOSOFIA DI VITA? Matrioska – 18.23 (Ahahah sentitevi la canzone e ridete)
COME GUIDI? Serj Tankian - Feed Us
IL TUO TIPO IDEALE? Joe Division – Dead Soul (prospettiva interessante)
SE UN CAMIONISTA TI OFFRISSE UNA CARAMELLA CHE FARESTI? The Clash – The card cheat (a me i camionisti non offrono caramelle, grazie)
IL PAZZO ALLA FERMATA DEL BUS TI DICE? Vive la fete – Betises (in francese vuol dire "stupidaggini")
TI SPOSERAI? Pink – Family portrait (ho capito mi suicido. Anzi mi suicidio!)
CHE CANZONE SUONERA’ AL TUO MATRIMONIO? Dalida e Alain Delone – Parole parole parole (oh, e se sto gioco c’acchiappa?)
AVRAI FIGLI? The Ramones - Havana affair
AVRAI UNA VITA FELICE? Guccini – Canzone delle domande consuete
COME MORIRAI? Sumbu Brother – Amico Tirolese


Allora..passo il meme a chi vuole!

mercoledì 25 giugno 2008

I posti dove volevamo andare



Rispondere a una domanda
probabilmente porterà via di più
se tu sei già lì.
Bé, forse non sapete:
siamo stati la gente
che volevamo conoscere
e siamo il posto dove volevamo andare;
è difficile ottenere
è difficile lasciar andare...
Cerchiamo sempre qualcosa
dal giorno in cui siamo nati
invece siamo noi le persone che volevamo conoscere
e siamo noi i posti dove volevamo andare.

Ancora una domanda
E io non voglio sapere
come il vento attraverso i lacci
che ha avuto finalmente si liberi,
e la gente che amate
ma non lo sapevate...
Loro sono i posti dove volevate andare
L'abbaiare ai vicini
e poi abbaiare al cane
odorando il vento
bisbigliando per qualcuno da conoscere...
Ma noi siamo le persone che volevamo conoscere
E noi siamo i posti dove volevamo andare.

Non c'era intenzione
ma abbiamo lasciato che tutto andasse
Bene questo ha incasinato il compito
E sicuramente ha interrotto lo scorrere.
Ci sono persone che avevo bisogno di conoscere
Perché voi siete le persone che volevo conoscere.
Tutto questo disordine
pescando in alto e in basso
cercando la faccia dell'amore
o un posto in cui andare...
Io ho davvero un posto in cui ho bisogno di andare
perché tu sei il posto dove volevo andare
Sì, tu sei il posto dove volevo andare

Voi siete le persone che volevamo conoscere
Non bisognerebbe chiedere
Voi non dovreste chiedere
Perché noi siamo quel posto

martedì 17 giugno 2008

Le mie prigioni

Paradossalmente, la prigione più brutta è quella costruita dai nostri sogni.
A chi è dato di sognare, viene mostrato un mondo ideale, perfetto: un mondo dei sogni appunto, che rappresenta ciò che dovrebbe essere la realtà.
Questo mondo rischia di diventare una prigione buja dalle sbarre solide perché è in grado di impedirci di amare le cose così come sono senza paragonarle a come dovrebbero essere.
Personalmente, è questa differenza tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, tra ciò che sono e ciò che vorrei essere che mi impedisce di vivere lievemente, liberamente, serenamente.
E dunque è la mia prigione.

lunedì 9 giugno 2008

So' stato carcerato

"So' stato carcerato pe 'n capriccio
perché portavo 'n berta 'n cortellaccio
scontrai la corte e me piovò de piccio:
'Fermo, sta fermo là! Fermo crevaccio!'

Me misero a li piedi 'n grosso impiccio
centocinquanta libbre de feraccio
m'ammanettorno co' le castagnole
e me portorno a le carcere nove

A le carcere nove ce so' stato
a San Michele er cavalletto ho avuto
pe' ladro già in galera ce so' stato
me resta solo de morì impiccato!

Mejo sarebbe
ch'io nun t'amassi
ch'io te scordassi
finché nun sorto de qui"

mercoledì 7 maggio 2008

I gatti blu

C’è una razza umana particolarmente odiosa.
La razza subdola a cui tutto va liscio, che recita ogni giorno della propria vita e che sa esattamente ottenere ciò che vuole. È una razza maligna e superba quanto è chi non conosce altri che se stessi, violenta quanto può essere chi ritiene il prossimo un mezzo, e non un fine.
È una razza particolarmente diffusa. Si svegliano la mattina, si lavano di dosso l’odore dell’ultima persona attraverso la quale si sono illusi di essere uomini, si vestono curando l’abbinamento dei colori perché sembri non curato ed escono in strada, dove ciechi del proprio talento sanno vedere intorno a sé solo strumenti viventi di piacere. Strumenti che non sanno guardare negli occhi.
È una razza bastarda e perversa, la razza degli uomini che non sanno amare.
I loro occhi non si velano mai di tristezza, perché non sono fatti per guardare. Non si bagnano di lacrime, una volta scesi dal palco.
Sono uomini che conoscono molto bene i lati più oscuri delle persone, perché dentro di loro si cela un’infinità di stanze oscure, dove il sole si rifiuta di entrare per disgusto e dove l’anima putrescente trascorre un tempo che somiglia soltanto alla vita umana, ma che manca del presupposto fondamentale: costoro non sono uomini.
Sta qui la loro debolezza.
Li vedrete sempre vittoriosi, perché in questo mondo ci si trovano bene, perché lo capiscono e lo controllano, perché la notte nasconde le loro perversioni quanto il giorno le loro ambizioni. Ma non sono uomini.
Il mondo è loro, è ben chiaro. È di questa gente senza sentimenti, di coloro che non conoscono dolore perché non hanno mai guardato in faccia gli altri. E perciò non sono uomini. Sono i padroni dell’acqua calda, i signori del denaro e del successo, coi letti sempre caldi e il cuore sempre più arido, bisognosi ogni giorno di una nuova perversione per riuscire a provare ancora un po’ di piacere. Non sono uomini, ma sono in grado di fare tanto male.
Vinceranno sempre: li troverete ai vertici delle banche, o attori famosi, o li vedrete fingersi alternativi, sempre ricolmi di successo umano; li troverete abbronzati e scaltri, con la barba incolta e il portafogli pieno: non sono uomini.
Attraversano il cielo come comete incandescenti: ma come le comete, sono in realtà piccoli granelli di immondizia spaziale che bruciano cadendo al contatto con l’atmosfera.
Basta un attimo, e non sono più.

giovedì 27 marzo 2008

Vandea

"E' vecchio come il diavolo il loro mondo che dicono nuovo e vogliono fondare sull'assenza di Dio...
Si dice che siamo i fautori delle vecchie superstizioni... Fanno ridere!
Ma di fronte a questi demoni che rinascono di secolo in secolo noi siamo la gioventù, signori!
Siamo la gioventù di Dio. La gioventù della fedeltà!"

Charette

mercoledì 20 febbraio 2008

Trattare con cura

Guardate il filmato e firmate la petizione: se devono morire, almeno risparmiamo loro questa inutile agonia!



Dopo aver guardato il filmato vai su http://www.handlewithcare.tv/it/ e clicca su AGISCI. Bastano pochi secondi per dare il tuo contributo...

sabato 12 gennaio 2008

Dell'ozio

Non sempre l’Italiano rende onore al padre latino.
C’è una parola in particolare che in italiano ha assunto un ingiustificabile significato negativo: la parola otium. Nella lingua dei nostri padri, l’otium è in effetti – come invece in italiano – non l’inerzia pigra del nullafacente, adagiato sulla rendita che gli permette di non lavorare dandosi piuttosto ai vizi della “bella vita”. In latino l’otium è piuttosto l’equivalente dell’ebraico shalom, quello che ha trovato compimento nel terzo comandamento: “ricordati di santificare le feste”, o meglio: “ricordati di riposare il sabato” ("idcirco praecepit tibi, ut observares diem sabbati"), e quindi ricordati di celebrare lo shalom, la pace interiore, la contemplazione divina, il riposo del lavoratore che persino Dio decise di celebrare durante la creazione del mondo ("Et benedixit Deus diei septimo et sanctificavit illum, quia in ipso requieverat ab omni opere suo, quod creavit Deus, ut faceret"). Lo shalom, l’otium è un riposo tutt’altro che “ozioso”: lungi dall’essere “il padre dei vizi” è invece la contemplazione sognante del creato, è l’inno di gioia al mondo vivente, è il godimento passivo delle dolcezze della terra, l’amore dell’armonia, della musica, della poesia. L’otium è pace, e infatti l’espressione in otium vivere significa vivere in pace, senza affanni. Ab hoste otium fuit: Dal nemico venne la pace.
Il contrario di otium è ovviamente il negotium, padre del nostro “negozio”. In latino significa dissidio, discordia, inimicizia, ma anche difficoltà, fatica. Il negotium è di fatto il dolore frutto della condanna di Dio ad Adamo disobbediente: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: «Non ne devi mangiare», maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita”. Se oggi ha un’accezione positiva è solamente perché – nella società dei consumi – restare fermi è male, e bene è lavorare sempre e comunque. Lavorare per produrre, per guadagnare, per occupare le giornate. Nella società fondata sulla crescita del PIL il non lavoro è per forza di cose un male, e il tempo passato fuori dall’ufficio deve essere “speso” a favore di altri lavori: nei locali, nei bar, nelle sale, nei tanti luoghi deputati al reddito.
Nella società di oggi, il tempo passato a fare del volontariato, o in parrocchia o con il proprio nonno o ad aiutare dei bambini disagiati, o a fare politica o volontariato in un canile o dove altro si possa aiutare chi soffre, nella società di oggi questo tempo è buttato perché non produce reddito, non aumenta il PIL, non fa circolare denaro. Lo stesso dicasi per quel tempo riservato all’approfondimento dei rapporti umani, dei legami comunitari di piccolo, medio e ampio raggio ma finalizzati alla pura conoscenza.
Oggi chi avrebbe la coscienza pulita dopo aver passato una giornata sotto un albero, a leggere o a suonare il piffero come il Titiro di virgiliana memoria (tu, Tityre, lentus in umbra formosam resonare doces Amaryllida siluas), o come un animale selvatico, che passa il giorno a godere del sole dopo essersi procacciato il cibo?
Sarebbe una grande sfida riscoprire il gusto dell’ozio. Bisognerebbe trovare il coraggio di dedicare qualche ora della giornata a non far niente di produttivo: televisione spenta, telefono spento, contemplare la natura che ci circonda silente, riconciliarsi con la propria vita al suono dolce del coro degli uccelli, senza mai guardare l’orologio. Sarebbe una piccola rivoluzione che ci porterebbe a recuperare la dimensione delle cose. E così capiremmo che sono proprio le ore “oziose”, le ore passate senza produrre reddito, quelle più degne di essere vissute.
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