sabato 3 febbraio 2007

L'irresistibile tentazione della violenza

Un altro morto incredibile. Filippo Raciti, agente di polizia siciliano, una moglie e due figli da mantenere, non è più vivo.
http://www.youtube.com/watch?v=Pvh61d492ZA
La colpa, mi piacerebbe nessuno lo negasse, è della nostra bella società, democratica, libera, laica e chi più ne ha più ne metta.
Insomma non voglio far polemica, ma secondo voi perché ogni società - dagli zulu agli aborigeni, dagli eschimesi ai cinesi - si fonda su una serie di valori condivisi, riconosciuti da tutti, che per quanto a noi possano apparire relativi nessuno osa contestare perché è su di essi che si fonda il vivere comune? Perché ogni civiltà, ogni cultura organizza un rito di iniziazione che permette agli adolescenti di entrare a pieno titolo nella società, il più delle volte attraverso un rituale doloroso nel quale è necessario dimostrare coraggio, sopportazione, spirito di sacrificio. Quel rituale vuole dire "sono disposto a soffrire per il mio popolo". Quel rituale è stato sublimato, nella società moderna, nel servizio militare. Un anno in cui gli adolescenti non potevano rifugiarsi dietro le gonnelle protettive della mamma e si incontravano-scontravano con coetanei a volte più forti, a volte più prepotenti. E in questo scontro psicologico uscivano finalmente uomini. Un anno nel quale si imparava a canalizzare e finalizzare la violenza, che è parte imprescindibile di ogni uomo ma che fino a quando ci convinceremo ideologicamente che non deve esistere non sapremo affrontarla.
Durante il servizio militare si compiva dunque il "rito di iniziazione" del mondo moderno. Imparare a sparare e ad esercitare la naturale tendenza alla violenza finalizzandola però alla difesa dell'intera comunità, di ciò che si è.
Abolito il servizio militare l'adolescente ha perduto il proprio rito di iniziazione, e per sentirsi finalmente uomo si è inventato i grandi mali degli ultimi anni: bullismo, violenza negli stadi, eccetera eccetera eccetera.
Aggiungeteci che i valori condivisi di cui parlavo abbiamo deciso di renderli relativi, opinabili, teorici, quasi inesistenti e avrete la causa prima se non unica di una società ostaggio ormai della violenza immotivata.
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