lunedì 25 settembre 2006

Perché Catone il Censore

Nella pianeggiante epoca democratica, nella quale all'interesse privato è dato l'improbabile compito di farsi motore di un presunto interesse collettivo, la Politica resta - come ci insegnava Paolo VI - la più alta forma di carità, quella nella quale meglio si incarna l'etica del dono completo di sé per il raggiungimento del bonum commune. E' la nobilissima decisione di caricarsi sulle spalle la responsabilità della propria comunità, sopportandone il peso da soli, salvaguardandola dai pericoli, traghettandola in porti sicuri durante le tempeste, facendola crescere sana e con la schiena dritta.
In una parola significa investire i propri talenti nella crescita di tutti, anche a scapito della propria.
Questa è la Politica.
Catone il Censore nasce a Tuscolo nel 234 a.C. da una famiglia di agricoltori. Uomo integerrimo si scagliò per tutta la vita contro le tendenze ellenistiche che andavano diffondendosi a Roma, giudicandole perverse e corrotte. Appena eletto censore impose una forte tassa sugli oggetti di lusso. Cacciò poi dal Senato parecchi membri che conducevano una vita disonesta e colpì in vario modo magistrati corrotti e cittadini indegni. Era semplicemente un uomo dotato di un enorme senso morale, orgoglioso della propria tradizione romana e dei costumi dei padri, la cui superiorità difese contro l'immoralità degli stranieri greci, dalla cui contaminazione culturale voleva salvare Roma.
Perseguitato dagli avversari politici (in particolare dalla potente famiglia degli Scipioni) fu condotto in tribunale per più di 150 processi. In tutti questi scelse di difendersi da solo e da tutti uscì assolto.  Come ha fatto? Semplice: era innocente.
È uno dei tanti giganti che la nostra amata e unica terra ci ha donato e che noi abbiamo dimenticato: un esempio di quel carattere romano, latino e italico che crediamo inimmaginabile nella nostra epoca, ma che appartiene - per quanto nascosto - alla splendida nostra razza dei figli di questa povera penisola ferita.
Nella vana speranza non segreta di poter un giorno somigliare a Marco Porcio Catone, gli dedico questo blog.

venerdì 22 settembre 2006

Indonesia. Dalla parte di chi soffre.

Indonesia, 22 settembre 2006
Sono scoppiati disordini a Atambua, a Timor ovest, in Indonesia dopo la fucilazione nelle isole Sulawesi di tre cristiani. Centinaia le persone di fede cristiana si sono dirette verso gli uffici del procuratore generale rompendo i vetri a sassate. Si parla anche di vittime . Gli uffici sarebbero stati incendiati, secondo radio Elshinta. Il capo della polizia locale, un vescovo e altri esponenti religiosi hanno esortato i manifestanti alla calma.
Attualmente un migliaio di persone si sono radunate per ascoltare le parole del vescovo. Non e' ancora chiaro se vi siano dei feriti o dei morti. La polizia non ha voluto fare commenti. Ieri sera sono stati giustiziati tre cristiani che erano stati condannati a morte per aver incitato alla violenza, negli anni 2000-2001, una folla di correligionari nell'isola di Sulawesi . I tre cristiani erano stati condannati alla pena capitale dopo essere stati giudicati responsabili di un massacro di musulmani avvenuto durante gli scontri interreligiosi di Poso nel 2000. La condanna doveva già essere stata eseguita lo scorso 12 agosto, ma in seguito alle forti proteste internazionali e a un appello del Papa, la loro esecuzione fu rimandata all'ultimo minuto.

domenica 10 settembre 2006

Non un grande papa... un enorme papa!

Alla vigilia dell'11 Settembre, il Papa lancia un ennesimo monito agli irriducibili dello scontro di civiltà. Un ottimo spunto di riflessione quantomeno per chi è convinto che la teoria dello scontro tra occidente e Islam sia un concetto cristiano:
"L'Islam, come le popolazioni dell'Africa e dell'Asia, si spaventano di fronte ad un Occidente che esclude totalmente Dio dalla visione dell'uomo."
Lo ha detto Benedetto XVI nell'omelia per la messa davanti a centinaia di migliaia di persone a Monaco di Baviera.
"La vera minaccia per la loro identità - ha proseguito il Papa - non viene vista nella fede cristiana ma nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà." Il pontefice è tornato così sul grande tema che l'anno scorso aveva scatenato la bufera per le vignette blasfeme contro Maometto. Secondo il Papa la pace tra i popoli è possibile solo se Dio è al centro della realtà e della vita personale di ognuno. (ANSA)
Benedetto XVI: "Islam spaventato da un Occidente che esclude Dio"
MONACO DI BAVIERA - L'Islam, così come le popolazioni dell'Africa e dell'Asia, si spaventano di fronte ad un Occidente che esclude totalmente Dio dalla visione dell uomo. La vera minaccia per la loro identità, mette in guardia papa Benedetto XVI, non viene vista nella fede cristiana, ma nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della liberta ed eleva l'utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca. Nell'omelia pronunciata alla grande messa di Monaco di Baviera il pontefice è tornato sul tema del rispetto della libertà religiosa che l'anno scorso aveva scatenato la bufera delle vignette blasfeme contro Maometto. Papa Ratzinger ha quindi condannato il cinismo, affermando che "non è il tipo di tolleranza e di apertura culturale che i popoli aspettano e che tutti noi desideriamo! La tolleranza di cui abbiamo urgente bisogno - ha aggiunto - comprende il timor di Dio, il rispetto di ciò che per altri è cosa sacra". Durante la messa il pontefice ha insistito quindi sul rispetto di ciò che altre religioni ritengono sacro. "Ma ciò - ha sottolineato Benedetto XVI - presuppone che noi stessi impariamo nuovamente il timor di Dio. Questo senso di rispetto può essere rigenerato nel mondo occidentale soltanto se cresce di nuovo la fede in Dio, se Dio sarà di nuovo presente per noi ed in noi.
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