sabato 15 luglio 2006

Il diritto all'esistenza


Sì, Israele ha tutto il diritto di esistere, di difendersi, di sopravvivere nella sicurezza.
Israele è uno Stato opulento, con un tasso di povertà bassissimo. Uno stato dove ci si diverte: se andate a Gerusalemme ovest troverete le discoteche piene, le strade in festa, il benessere tipico di un paese occidentale.
A Gerusalemme est si respira un'altra aria. L'aria austera di un popolo povero, al quale troppo spesso manca l'acqua da bere. Un popolo che ascolta la moderna musica araba, una strana copia della nostra disco, e abbassa il volume quando canta il muezzin.
Nella parte ebraica di Gerusalemme, c'è il luogo dove si svolse l'ultima cena di Gesù. Personalmente non sono riuscito a trovarlo: se chiedi alla gente ti da' informazioni sbagliate, ti indica la strada opposta, o il più delle volte fa finta di non saperne niente.
A Betlemme, città sotto il controllo palestinese (almeno nel lontano 2000), i poliziotti dell'ANP proteggono armati la Chiesa della Natività con il suo afflusso di turisti cristiani. Lì è nato Gesù. Si entra attraverso una porticina bassa, di pietra. E stupisce davvero trovarvi dentro un poliziotto che non solo vigila sul luogo sacro, ma impone persino il silenzio ai chiassosi turisti. Non è il suo luogo sacro, potrebbe infischiarsene. E invece sta lì, e richiama all'ordine chiunque alzi troppo la voce.
Israele è uno stato ricco e forte, e non conosce pace. Mantiene un numero enorme di colonie nel territorio che dovrebbe essere palestinese. Sono città ricche, difese da mura di cinta e filo spinato, protette da parecchi soldati. Persino la strada che conduce ad esse è separata: macchine palestinesi da una parte, macchine israeliane dall'altra. Sono città che spezzano la continuità territoriale della Cisgiordania e di Gaza, unici territori su cui potrebbe un giorno sorgere lo stato di Palestina.
Sharon ne ha recentemente smantellata una ventina, mandando le foto ai giornali di tutto il mondo perché vedessero a cosa era disposto. Intanto ne rafforzava le altre. In tutto ne esistono circa 120, con 230.000 persone dentro.
A fianco di queste si possono trovare, nel deserto di Gerico, i campi profughi. Sono i campi costruiti ai tempi delle guerre degli anni Sessanta per accogliere i tantissimi palestinesi cacciati via dalle proprie case. I nipoti vivono ancora in questi campi, senza acqua corrente e in condizioni ai limiti dell'umano.
Da qualche tempo Israele ha cominciato a costruire un muro, che separi lo stato ebraico dalla Palestina. Non sarebbe una vergogna, se questo muro non inglobasse circa il 7% del territorio palestinese, percentuale all'interno della quale abitano circa 290.000 palestinesi. Di questi, a muro finito, probabilmente 70.000 saranno costretti ad emigrare perché non cittadini israeliani.
L'autorità nazionale palestinese è un fantoccio. Questo organismo non ha mai potuto avere la dignità di essere uno stato, neppure "autonomo" se non "indipendente". E' semplicemente un'Autorità, che è riuscita a governare realmente su una parte del territorio per circa 3 anni in tutto. Recentemente Abu Mazen ha dichiarato sconsolato di volerne dichiarare lo scioglimento: un'ANP senza alcuna autorità è una presa in giro.
Il mondo occidentale ha imposto un sistema sconosciuto a questo popolo disperato. Dopo anni di guerre, di carestia e di fame vere, anni di disagi e di reazioni, di occupazioni del territorio e di pazzi che sparano per strada, dopo anni di bambini uccisi dai soldati israeliani mentre lanciavano un sasso, e di terroristi senza scrupoli che si trasformavano in bombe davanti alle discoteche, dopo anni di inferno il mondo occidentale ha regalato all'ANP una bomba ad orologeria: la democrazia.
Questo strumento ha regalato un'ennesima illusione al popolo disperato: votate chi volete che vi regali la felicità. E il popolo ha scelto chi questa felicità la promette più ad alta voce, chi parla più spesso della pace ed in maniera convincente: Hamas. E poco importa se non riconsce il diritto all'esistenza di Israele, tutto sommato con Israele la pace è un'utopia, per molti palestinesi.
Hamas ha vinto regolari elezioni, e l'UE ha tagliato i fondi con cui i palestinesi vivevano.
La verità è che lo squilibrio tra i due contendenti è troppo grande. Qua non si tratta di Ahmadinejad e delle sue farneticazioni filo-naziste. Al capo iraniano non importa davvero niente dei palestinesi. E Iran e Israele sono abbastanza forti da poter risolvere le proprie controversie con ogni mezzo ritengano.
Qui si tratta di un popolo che non ha il nucleare iraniano o israeliano. Un popolo che non ha carri armati anzi neppure un esercito. Un popolo che deve mantenere la calma di fronte alla sfacciata ricchezza a pochi chilometri di distanza. Un popolo che deve piegare la testa e tacere di fronte alle case rase al suolo ed ai campi devastati dall'esercito israeliano con la sola motivazione che un cecchino si nascondeva sul tetto.
Per un palestinese la casa e il campo sono tutto. Per un palestinese avere un campo rigoglioso significa essere sicuri di mangare l'indomani. Avere il campo distrutto significa morire di fame, di fame vera.
La lotta tra Israele e Palestina è una lotta impari. Hamas può divertirsi a sostenere di non riconoscere lo stato di Israele. Ma non può far nulla per abbatterlo.
Israele può sbracciarsi in mille promesse di un futuro stato palestinese. Ma fin'ora è stato l'unico impedimento a che questo si formasse.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...