giovedì 11 maggio 2006

Il primo passo


Conosco la posizione di Zapatero in materia di famiglia, le leggi contro l'uomo e la famiglia; so che da quando c'è lui in Spagna non esiste più il termine "mamma" e "babbo" ma soltanto l'asessuato "genitori", per evitare discriminazioni nei confronti di travestiti, transgender e omosessuali vari che volessero adottare figli; mi ricordo la figuraccia che il capo del governo spagnolo ha fatto fare all'Europa intera quando a seguito dell'attentato dell'11 Marzo a Madrid ha deciso la fuga disordinata delle proprie truppe dall'Iraq. Per tutti questi motivi sono convinto che non se ne renda assolutamente conto, ma Zapatero ha fatto fare all'umanità intera un passo in avanti, affermando di voler estendere i diritti cosiddetti umani alle grandi scimmie.
Io non so se l'uomo derivi veramente dallo scimpanzé, non so se la somiglianza nel fisico e nel carattere sia soltanto un caso. Non lo saprò mai, e neanche mi cambierebbe la vita saperlo. Il punto non è questo: l'affermazione secondo cui le scimmie meritano questo provvedimento perché ci assomigliano racchiude in sé ancora tanto razzismo antropocentrismo.
Il punto è un altro: i diritti non li merita l'uomo in quanto tale: li merita l'essere vivente, e quindi l'uomo e tutti gli esseri dotati dello stesso soffio vitale.
L'uomo è senza dubbio l'animale più intelligente ed evoluto del creato. Comanda il mondo, gestisce le energie del pianeta, costruisce modifica e distrugge, è capace di orrori spaventosi e di bellezze uniche. E questo è segno indiscutibile di intelligenza, anche se questa non automaticamente porta al bene. L'animale è meno intelligente: non costruisce case, almeno non a prova di terremoto, non conosce l'energia elettrica e neppure il fuoco. Ma non possiamo pensare che questo faccia di lui un essere inferiore.
I bambini che nascono malformati, affetti da sindrome di Down o da altre malattie che impediscono lo sviluppo di un'intelligenza attiva, sono forse inferiori a noi "normali"? Meritano forse meno diritti?
La risposta è ovviamente no: la capacità intellettiva non inficia nella fruizione dei diritti fondamentali, che l'idiozia umana si ostina a considerare riservata alla propria razza soltanto. D'altronde si sa, la cecità è figlia della presunzione.
Capire questo semplice assioma significherebbe far fare un enorme passo in avanti all'animale uomo, che - ad oggi - si permette ancora di uccidere chi è meno intelligente: gli animali non umani, per appenderne le teste sui muri di un ristorante; i bambini meno intelligenti, quando dopo un amniocentesi a qualunque mese mamme senza amore decretano la morte di figli inferiori. Per non farli soffrire, poverini.
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