lunedì 11 dicembre 2006

Eutanasia e libertà



E' una falsa questione, quella di cui discutiamo in questi giorni su tutti i giornali. Piergiorgio Welby, malato di distrofia muscolare, vive attaccato ad un respiratore artificiale senza poter muovere neppure un muscolo.
Costui non ha mai chiesto che qualcuno lo aiuti a morire per liberarlo dalle sofferenze a cui la malattia lo condanna. Costui ha semplicemente chiesto di esercitare un diritto che è senza dubbio di libertà: il diritto a rifiutare le inutili cure.Siamo tutti uguali su questa terra. A tutti può capitare una disgrazia di tali proporzioni: le malattie sono estremamente democratiche, non se ne può sfuggire. E di fronte ad una malattia che ti uccide, è diritto di ciascuno non reagire, affidarsi a Dio se si crede, o comunque rifiutare gli artefici della tecnica.
Piergiorgio Welby senza la macchina alla quale è attaccato morirebbe in pochi istanti.
Eutanasia è aiutare a morire una persona che per natura ha ancora da vivere, pur tra atroci sofferenze.
Giustizia è lasciare che la vita finisca da sé, quando arriva l'ora.
L'ora di Welby è arrivata senza che lui lo volesse, lasciamo che sia lui a decidere fino a che punto curarsi, e fino a che punto lasciare che la natura faccia il suo corso.
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