martedì 15 agosto 2006

Risposta a Martin Venator, perché ci tengo sia chiaro.

Caro Anarca, il fatto che tu mi accusi di complottismo mi convince che il mio articolo non è stato compreso: me ne assumo la responsabilità e mi spiego meglio. La condanna al fondamentalismo islamico è da ritenersi data per acquisita. Forse è sbagliato darla sempre per scontata, ma non era questo l'argomento di questo articolo. Ciò che intendevo dire è un'altra cosa: una grande forza comporta una grande responsabilità.Io non ho pregiudizi antiisraeliani di nessun tipo, e tantomeno filopalestinesi. Ritengo però che sia indiscutibile una verità: troppe volte Israele non ha contribuito alla costruzione della pace. Anzi, ha remato in senso contrario.Mi spiego ancora meglio, perché ci tengo a farmi capire: Israele ha il diritto a garantirsi in ogni modo l'esistenza ed il dovere di fare di tutto contro chi non l'accetta, anche fare la guerra contro un paese che ha un partito che puntualmente ne colpisce le case. E' un suo diritto.Ma come dici tu la storia è una cosa maledettamente seria, e non possiamo assolvere uno dei protagonisti della storia solo perché fa parte dell'occidente, e gli altri sono arabi. Israele ha torto non nella guerra ad Hezbollah, ma nell'aver troppo spesso minato le basi di una possibile pace, permettendo oggi a Nasrallah di parlare di "fratelli palestinesi" con un'ipocrisia che cerca di nascondere gli odii decennali. Nasrallah e Ahmadinejad o come diamine si scrive possono fare leva sul tema del "povero popolo palestinese" perché Israele non ha mai voluto risolverne la questione. Se ad oggi non esiste uno stato arabo di Palestina, è perché Israele non ne ha mai permesso la costituzione, malgrado queste inutili risoluzioni ONU lo ordinassero sessant'anni fa. Ancora oggi Hamas è probabilmente salita al potere anche perché le forze moderate di Palestina sono state messe in condizione di non meritare la fiducia della popolazione. Bargouti (un personaggio amato dall'"elettorato palestinese") è chiuso in galera e da lì con flebile voce firma un documento nel quale riconosce per la prima volta lo stato di Israele!Mi piacerebbe che la mia fosse presa come una provocazione "interna" all'occidente, non come una voce disfattista e ciecamente alterofila. Se Israele muovesse passi concreti per la creazione di uno stato in Palestina, perché i palestinesi avessero condizioni di vita accettabili, perché la corruzione non scolasse tra le maglie allargate di un ANP priva di alcun potere effettivo, perché le forze moderate potessero competere con il populismo fondamentalista, insomma se Israele affidasse le speranze di una pace futura nella creazione di una Palestina forte e libera, allora sì che avrebbe il diritto di schiacciare chi questa pace non la vuole davvero.
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