domenica 27 agosto 2006

Lo scontro di civiltà


E noi perdiamo tempo con Israele ed Hezbollah.
La storia dello scontro di civiltà mi ha sempre inquietato. In Calabria la mia bisnonna cucinava a mio nonno un piatto chiamato "cusù cusù", calabresizzazione evidente del più famoso cibo arabo. Personalmente mi sento molto più vicino alle culture del cus cus che a quelle della caccia al latino che i giovani britannici annoiati organizzano ogni venerdì sera ai danni di italiani e spagnoli. Non mi piacerebbe trovarmi nella stessa trincea di questi idioti pieni di birra a combattere contro i nostri dirimpettai, inquilini del Mare Nostro. Dunque, lo scontro di civiltà tra "occidente" e mondo arabo è un pericolo da evitare ad ogni costo.
Mentre scrivo, uno scontro di civiltà reale è già in corso da secoli, e non si svolge nella calura del deserto afgano, ma sul suolo della più antica democrazia del nostro tempo, quella per intenderci per la quale la tradizione ha coniato il significativo termine di "Perfida Albione", ma che è anche conosciuta come Gran Bretagna.
Accade che in questo civilissimo stato un calciatore possa ricevere una sospensione per essersi fatto il segno della croce in uno stadio pieno di protestanti.
La chiamavano perfida Albione, i suoi abitanti stupidi inglesi. Ma questa Gran Bretagna dove a credere in Dio si va in galera è oggi una locomotiva politica dell'Europa, braccio armato dell'occidente, bandiera di libertà.
Lo scontro di civiltà è già in atto, oltre la Manica, tra la Scozia del Celtic e la marcia orangista di Belfast.
E noi perdiamo tempo con Israele e Hezbollah.

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