venerdì 24 marzo 2006

Le briciole di Povia


Lo fischiettano tutti, e in effetti non c'è che dire il motivo è orecchiabile davvero. Certo, non meritava proprio di vincere il festival di Sanremo battendo canzoni neanche paragonabili, come quella dei Nomadi, ma quando si parla di musica italiana non contano soltanto le note, anzi. E in quanto al testo la canzone di Povia fa davvero rabbia.
Passi il verso del piccione, un trinire a mezza strada tra il ridicolo e il patetico che in verità nessun piccione ha mai emesso.
Passi il fare mimico di questo cantante capellone che non si capisce se sta prendendo in giro chi lo ascolta o se è un idiota davvero.
Ma quello che non va giù è il minimalismo eretto a bandiera, la circumnavigazione delle parole attorno ad una mostra di mediocrità, e, quel che è peggio, di elogio della mediocrità.
E così invece di ristabilire la dignità del volatile, la vulgata sulla presunta piccolezza morale del piccione è assurta a verità ideologica e peggio ancora a traguardo da raggiungere per conseguire la felicità.
Emblema di questo gusto del piccolo è la spiegazione che la canzone stessa ci da' della metafora: "chi guida crede che mi mette sotto ma io con un salto volerò ma non troppo in alto, perché il segreto è volare basso".
Ora anche i nani hanno un inno.
Il segreto è volare basso, non perdersi nell'affannoso tentativo di raggiungere le vette, di toccare il cielo. Svolazzare, come galline, a pochi centimetri da terra, a malapena quanto basta per non essere investiti. E poi tornare a terra, a beccare le briciole senza chiedere niente di più.
Ma non contento di aver poggiato così miseramente il sedere sul fondo, Povia decide di scavare, facendoci un esempio di applicazione di questa mediocrità umana: una volta il nostro antieroe avrebbe chiesto alla sua spero inventata nonna come diavolo avesse fatto a resistere una vita intera laggiù in campagna, senza televisione, senza videogiochi, senza palestra e soprattutto con un solo uomo al fianco! Un uomo solo, per tutta la vita, povera nonna..!
A questo punto l'ascoltatore si chiede trepidando come sarà sopravvissuta quella simpatica vecchina alla noia del matrimonio. La risposta è semplice: come il piccione, accontentandosi delle briciole, cioè del marito, di uno solo, con i pregi e i difetti di un uomo.
Non vorrei essere altri da chi sono, ma soprattutto non vorrei proprio che un giorno, sul finire di un'intera vita passata insieme, dopo aver diviso gioie e dolori, mia moglie confessasse a nostro nipote ciò che la nonna ha confessato a Povia: "Non sai quante volte non pensavo a tuo nonno".

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