martedì 21 febbraio 2006

Irving e il mondo libero

Quest'estate voglio andare in vacanza in Austria e non ho la minima intenzione di passare tre anni in galera quindi chiarisco subito: il regime nazista ha pianificato la Soluzione Finale, cioè lo sterminio dell'intera popolazione ebraica e ha causato la morte di circa 6.000.000 di ebrei.
A me interessa però parlare di un episodio che si consuma a sei anni dal nuovo millennio e all'ombra dell'ideologia che rappresenta una nuova primavera dei "Lumi" della ragione: l'ideologia democratica.
Io studio storia, e mi piacerebbe diventare uno storico. E ad uno storico può capitare - sebbene non dovrebbe - di dire qualche corbelleria, di convincersi di dati non veri. È accaduto a Sabbatucci e a Vidotto, due famosissimi professori di Contemporanea, che per troppi anni hanno confuso le foibe in Istria con "note mete di suicidi", o hanno dimenticato i massacri dei partigiani all'indomani dell'"insurrezione nazionale" (10.000 morti nell'arco di un mese) o anche a guerra finita. Eppure Sabbatucci e Vidotto possono villeggiare sereni in Tirolo, passeggiare per la romantica Vienna, persino visitare la casa di Mozart.
Un loro collega inglese no. L'anziano storico Irving è stato condannato a 3 anni (sic!) di galera per aver scippato una vecchietta. No scusate ho sbagliato sentenza, la motivazione è un'altra: "abuso di libertà d'opinione". Chi ha scritto questa legge non doveva aver molto chiaro il concetto di libertà.
In pratica lo studioso è stato incarcerato per aver sbagliato una ricostruzione storica, affermando (17 anni fa) che i dati in suo possesso gli permettevano di dubitare della veridicità dello sterminio nazista.
In un'epoca all'insegna del relativismo, in cui dubbio non solo è un diritto ma diventa la patente di apertura mentale, dubitare di un drammatico episodio storico è reato punibile con trentasei mesi di acqua e gallette.
L'opinione pubblica non ha mosso un dito: "Ovvio che stia in galera, ha negato l'esistenza della Shoah!".
Cioè ha detto una bugia, una grossa bugia.
Non sapeva, signor Irving, che in democrazia si può finire in galera per aver detto una bugia?
Io, per esempio, se me lo avessero detto non lo avrei mai creduto...
Cartesio diceva che nessun Dio potrà mai togliergli la libertà di dubitare, prerogativa unica dell'uomo. Sbagliava, perché Dio potrebbe farlo eccome, e non lo fa per Amore nostro, sentimento che Cartesio non doveva conoscere granché.
L'unico dio che ci nega il diritto al dubbio è in realtà una dea, e nei secoli ha cambiato nome, prima si chiamava Ragione, oggi Democrazia.

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