giovedì 2 febbraio 2006

Hamas? l'avete voluto voi!



HAMAS AL GOVERNO?
QUANDO L'IDEOLOGIA SUPERA LA REALTA'.

Abbiamo perduto la Palestina, e con essa probabilmente la pace.
Ogni prospettiva di soluzione del contenzioso che divide il popolo palestinese e il popolo israeliano da troppi decenni sembra in queste ore affondare tra le bandiere verdi e i volti coperti di un partito di massa, asceso agli onori del Parlamento dell'Autorità Nazionale Palestinese, quello stato non-stato, quell'ipocrisia geografica data in pegno ad un popolo in cambio di una tranquillità che non può esserci.
Hamas è al potere, che ci piaccia o no.
I suoi militanti sfilano con i kalashnikov al braccio, il passamontagna che lascia intravedere solo il profilo di occhi pieni di sogni nella direzione sbagliata, pieni di un odio iniettato intramuscolo in decenni di occupazione che ha sfiorato a volte la barbarie. E la barbarie, si sa, è prostituta. Oggi sta di qua, domani ce la ritroviamo col nemico.
Non riesco a trattenermi dal fare un ragionamento semplice semplice: è indiscutibile che la vittoria di Hamas rappresenti un male oggettivo: mina forse definitivamente le basi di una pace in Terra Santa rendendo sempre più pericolosa la pace nel mondo intero, getta alle ortiche il paziente lavoro di una parte e dell'altra, rendendo inutile il sacrificio di chi, in un autobus o in un campo profughi, ha perso la vita sulla strada lastricata di dolore, una strada che ha senso di esistere solo in ragione della meta che intende raggiungere e che oggi sembra essere diventata un vicolo cieco.
La vittoria di Hamas è un male. Pochi, tra gli uomini liberi, potrebbero contestare questa considerazione.
Ma il responsabile unico di questo disastro chi è? Chi ha causato l'insabbiamento definitivo dei negoziati, chi gettato la palla di neve dalla montagna per far sì che si ingigantisse fino a distruggere tutto ciò che in anni abbiamo faticosamente costruito?
E' stata un'ideologia, insidiosa come tutte le ideologie ma più tremenda a causa dell'apparenza di universalità che la riveste e le dona quel colore lucente ed accattivante. Si chiama democrazia.
Come tutte le ideologie, anche la democrazia si fonda sulla demonizzazione di tutto ciò che non risponde allo schema; l'etichetta di "antidemocratico" è l'infamia più grande che si possa sentire nell'Occidente di oggi.
"Potere al popolo", o meglio, potere al 50,1% dei cittadini sul 49.9%. Potere a chi riesce a meglio accattivarsi il favore della maggioranza inqualificata, potere a chi riesce a stimolare i sogni della pancia del popolo, potere a chi riesce a imbambolare il maggior numero di persone con le promesse più incredibili e meglio raccontate. E questo qualcuno può chiamarsi tranquillamente Hamas, così come negli anni '30 si chiamava Partito Nazional Socialista, o negli anni '50 Partito Comunista Italiano.
La verità è che la democrazia ha fatto il suo tempo. Questo esperimento di governo utopico nel quale i "tutti" hanno la meglio sui "pochi", nel quale le oligarchie non trovano spazio vitale si è trasformato presto in uno strumento con cui i potenti di sempre garantiscono la propria sopravvivenza a scapito degli altri e dello stesso bene comune.
Basterebbe riconoscere (antidemocraticamente) che la presenza di Hamas al governo della Palestina è un male, come era un male Hitler al governo della Germania, per evitare di intraprendere strade che hanno obbligatoriamente fine in tremendi bagni di sangue.
E non piuttosto imporre la democrazia ai popoli, salvo poi rendersi conto la posta in gioco non è l'aumento delle tasse o la legge salva-Previti. La posta in gioco è il futuro del popolo palestinese e, con esso, del mondo intero.
Stavolta lo potevamo tranquillamente evitare.
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