giovedì 2 febbraio 2006

Della democrazia.

La democrazia è un sistema ingiusto prima che fallimentare.
Il governo del potere, la gestione della res publica ha per carattere costitutivo lo scopo unico di raggiungere l'irraggiungibile: la condizione migliore per il maggior numero di persone, la giustizia sociale, l'uguaglianza di fronte alla legge, pari opportunità di realizzazione, la difesa dell'identità. In due parole il bonum commune, il bene di tutti.
In questo quadro il sistema democratico devia dallo scopo.
Anzitutto da un punto di vista ideale: democrazia è una bella parola frutto del matrimonio dei termini demos e kratos, popolo e potere.
In verità, in un sistema democratico il popolo non raggiungerà mai il potere ma lo delegherà ai propri rappresentanti secondo rapporti di forza nei quali il 51% comanderà sempre sul 49%. Si riconoscerà che il popolo non è il 51% dei cittadini, visto che questa percentuale non è una maggioranza qualificata da rappresentare il popolo.
Stabilito ciò, il sistema democratico si configura come sistema legittimamente oligarchico, nel quale pochi comandano sul popolo intero in virtù di una delega di una parte di esso: la metà.
Ciò detto dobbiamo scendere nel merito: il sistema democratico prevede di fatto l'alternanza: continue e regolari verifiche elettorali creano e disfano "maggioranze" di governo sempre rappresentative di quella metà dei votanti più uno.
L'esigenza di queste verifiche continue, però, allontana il governante delegato dall'obiettivo principe - che abbiamo detto essere la ricerca del bonum commune - per legarlo indissolubilmente alla ricerca del consenso, che per definizione non coincide col bene di tutti.
Per comprendere il consenso dobbiamo riconoscere un presupposto semplice: il cittadino, l'uomo qualunque, desidera giustamente raggiungere la propria felicità. Ma la propria felicità non coincide quasi mai con il bene comune ed ecco che il circuito si chiude, lasciando al governante due sole alternative: ferma restando l'esigenza del medesimo di ricercare e conservare il consenso, egli si vedrà costretto a promettere al cittadino atti e provvedimenti in direzione della felicità di quest'ultimo; ottenuto il consenso egli potrà rispettare le promesse fatte senza curarsi se queste conducano in direzione opposta al bene comune, e così entrare in contraddizione con il proprio unico scopo di governante; oppure disattendere le promesse fatte per seguire il bonum commune, nel qual caso avrà gabbato i cittadini e tradito così il significato stesso di democrazia, oltre a perdere il consenso.
Tertium non datur.
La democrazia è pertanto un male oggettivo per il popolo: essa trasforma una comunità nazionale in una maratona di interessi privati e sostituisce il bene di tutti con l'insieme degli interessi privati della metà dei cittadini.
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