Una triste storia con un bel finale.
Sì è tutto vero.
08 marzo 2010
05 marzo 2010
18 febbraio 2010
Il primo amore
Tornami a mente il dí che la battaglia
d’amor sentii la prima volta, e dissi:
oimè, se quest’è amor, com’ei travaglia!
Che gli occhi al suol tuttora intenti e fissi,
io mirava colei ch’a questo core
primiera il varco ed innocente aprissi.
Ahi come mal mi governasti, amore!
Perché seco dovea sí dolce affetto
recar tanto desio, tanto dolore?
e non sereno, e non intero e schietto,
anzi pien di travaglio e di lamento
al cor mi discendea tanto diletto?
Dimmi, tenero core, or che spavento,
che angoscia era la tua fra quel pensiero
presso al qual t’era noia ogni contento?
Quel pensier che nel dí, che lusinghiero
ti si offeriva nella notte, quando
tutto queto parea nell’emisfero:
tu inquieto, e felice e miserando,
m’affaticavi in su le piume il fianco,
ad ogni or fortemente palpitando.
E dove io tristo ed affannato e stanco
gli occhi al sonno chiudea, come per febre
rotto e deliro il sonno venia manco.
Oh come viva in mezzo alle tenebre
sorgea la dolce imago, e gli occhi chiusi
la contemplavan sotto alle palpebre!
Oh come soavissimi diffusi
moti per l’ossa mi serpeano, oh come
mille nell’alma instabili, confusi
pensieri si volgean! qual tra le chiome
d’antica selva zefiro scorrendo,
un lungo, incerto mormorar ne prome.
E mentre io taccio, e mentre io non contendo,
che dicevi, o mio cor, che si partia
quella per che penando ivi e battendo?
Il cuocer non piú tosto io mi sentia
della vampa d’amor, che il venticello
che l’aleggiava, volossene via.
Senza sonno io giacea sul dí novello,
e i destrier che dovean farmi deserto,
battean la zampa sotto al patrio ostello.
Ed io timido e cheto ed inesperto,
ver lo balcone al buio protendea
l’orecchio avido e l’occhio indarno aperto,
la voce ad ascoltar, se ne dovea
di quelle labbra uscir, ch’ultima fosse;
la voce, ch’altro il cielo, ahi, mi togliea.
Quante volte plebea voce percosse
il dubitoso orecchio, e un gel mi prese,
e il core in forse a palpitar si mosse!
E poi che finalmente mi discese
la cara voce al core, e de’ cavai
e delle rote il romorio s’intese;
orbo rimaso allor, mi rannicchiai
palpitando nel letto e, chiusi gli occhi,
strinsi il cor con la mano, e sospirai.
Poscia traendo i tremuli ginocchi
stupidamente per la muta stanza,
ch’altro sarà, dicea, che il cor mi tocchi?
Amarissima allor la ricordanza
locommisi nel petto, e mi serrava
ad ogni voce il core, a ogni sembianza.
E lunga doglia il sen mi ricercava,
com’è quando a distesa Olimpo piove
malinconicamente e i campi lava.
Ned io ti conoscea, garzon di nove
e nove Soli, in questo a pianger nato
quando facevi, amor, le prime prove.
Quando in ispregio ogni piacer, né grato
m’era degli astri il riso, o dell’aurora
queta il silenzio, o il verdeggiar del prato.
Anche di gloria amor taceami allora
nel petto, cui scaldar tanto solea,
che di beltade amor vi fea dimora.
Né gli occhi ai noti studi io rivolgea,
e quelli m’apparian vani per cui
vano ogni altro desir creduto avea.
Deh come mai da me sí vario fui,
e tanto amor mi tolse un altro amore?
Deh quanto, in verità, vani siam nui!
Solo il mio cor piaceami, e col mio core
in un perenne ragionar sepolto,
alla guardia seder del mio dolore.
E l’occhio a terra chino o in se raccolto,
di riscontrarsi fuggitivo e vago
né in leggiadro soffria né in turpe volto:
che la illibata, la candida imago
turbare egli temea pinta nel seno,
come all’aure si turba onda di lago.
E quel di non aver goduto appieno
pentimento, che l’anima ci grava,
e il piacer che passò cangia in veleno,
per li fuggiti dí mi stimolava
tuttora il sen: che la vergogna il duro
suo morso in questo cor già non oprava.
Al cielo, a voi, gentili anime, io giuro
che voglia non m’entrò bassa nel petto,
ch’arsi di foco intaminato e puro.
Vive quel foco ancor, vive l’affetto,
spira nel pensier mio la bella imago,
da cui, se non celeste, altro diletto
giammai non ebbi, e sol di lei m’appago.
Giacomo Leopardi
| Giudica: |
01 febbraio 2010
Il fosforo a Gaza
Israele, “su Gaza usate bombe al fosforo bianco”
L’esercito di Tel Aviv ammette di aver utilizzato munizioni proibite durante l’attacco alla Striscia di Gaza dello scorso anno
L’esercito di Israele ha ammesso di aver utilizzato bombe al fosforo bianco nell’operazione dello scorso anno sulla Striscia di Gaza contro Hamas (che, in 22 giorni, causò la morte di 1.400 palestinesi). Tre alti ufficiali, che ordinarono il ricorso a quei proiettili (il cui uso è vietato, perché si tratta di bombe incendiarie) in zone fittamente popolate, hanno subito provvedimenti disciplinari
Secondo la stampa, gli alti ufficiali sanzionati sono il generale Eyal Eisenberg e il colonnello Ilan Malca - mentre il nome del terzo ufficiale non è stato rivelato. Verso la fine del conflitto a Gaza, nel rione di Tel al-Hawa, gli alti ufficiali ordinarono all’ artiglieria di creare una fitta cortina fumogena allo scopo di proteggere le forze israeliane. In quell’occasione, nota il quotidiano Haaretz, fu fatto ricorso anche a proiettili al fosforo in prossimità di un edificio dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi. Nell’episodio, secondo Israele, non ci furono vittime.
Obiettivo del rapporto inoltrato alle Nazioni Unite, spiega la stampa locale, è di contrastare l’impatto del Rapporto Goldstone - che accusa Israele di essersi macchiato di crimini di guerra - e di dimostrare la incisività delle inchieste interne condotte dallo stesso esercito israeliano.
| Giudica: |
25 gennaio 2010
L'Italia corrotta degli inglesi

Cito un articolo del Guardian, nella mia orrenda traduzione. Credo che dovremmo riflettere prima di compiere certe "fughe in avanti".
Una lezione di moralità italiana
Gli onori concesso a Bettino Craxi, il primo ministro italiano esiliato, dovrebbe farci discutere sul nesso tra corruzione e povertà
Può l'Italia insegnarci qualcosa? La domanda sorge dalle vere e proprie celebrazioni di questa settimana - non c'è altro termine per loro - del 10° anniversario della morte di Bettino Craxi. Il leader socialista, che fu primo ministro italiano per quattro anni dal 1980, morto in esilio come un latitante. Era stato condannato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti per una pena totale di 11 anni.
Si potrebbe pensare che Craxi sia un leader politico italiano che oggi che si vuole dimenticare. Il primo ministro, Silvio Berlusconi, è stato un beneficiario della protezione del presidente socialista. Fu a causa di un intervento di Craxi che Berlusconi ha potuto creare una rete nazionale televisiva in violazione della legge.
Eppure, lungi dal nascondere la memoria di Craxi sotto il tappeto, la classe dirigente in Italia ha deciso di onorarlo. Un ex comunista, il presidente Giorgio Napolitano, ha scritto alla vedova di Craxi, tra le altre cose, che il marito era stato trattato con "severità senza precedenti". Il capo dello Stato, colui che dovrebbe incarnare i valori della nazione, ha poi partecipato a una funzione in Parlamento per ricordare l'anniversario della morte di Craxi.
Nelle settimane precedenti l'evento, Roma è stata riempita di manifesti per commemorare il leader morto. I politici di destra e sinistra insieme hanno dichiarato che Craxi è stata solo una vittima sacrificale ("lo facevano tutti", come si è difeso Craxi nel discorso al parlamento, prima di fuggire a Tunisi). E in questo mese, forse il segno più evidente della sua riabilitazione, il sindaco della sua città natale, Milano, ha fatto sapere che avrebbe intitolato a Craxi una strada o un parco.
Forse non c'è un episodio nella storia recente italiana, che illustri così chiaramente la tolleranza dell'Italia verso la corruzione e l'illegalità. Ma il mio intento non è di sbigottirmi o condannare, ma di evidenziare il fatto che questo sta accadendo in un paese ricco e che questo rappresenta una sfida che dobbiamo assumerci.
Da quando ho memoria, sociologi ed economisti hanno identificato un collegamento fra il livello di corruzione e di ricchezza. Per molto tempo questo è sembrato essere confermato dalle statistiche. Società pulite come la Svezia, per esempio, avevano un alto PIL pro-capite.
L'Italia rappresenta un'eccezione. Attualmente, dopo l'ultimo riallineamento dei tassi di cambio, è più ricca della Gran Bretagna. Ancora, nell'Indice di percezione della corruzione elaborato da Transparency International si colloca 63ma su 180 paesi - sotto la Turchia, Cuba e molti paesi africani tra cui Sud Africa, Namibia, Capo Verde e Botswana.
Come l'Italia di Berlusconi è ben distante dagli standard di moralità pubblica considerati normali nel resto d'Europa, ed inoltre è affondata nella classifica. E' stata 55ma nella tabella di Transparency International nel 2008 e 41ma l'anno prima.
Forse la correlazione tra ricchezza e correttezza nella vita pubblica è destinata a cedere ad altre verità proclamate sull'immondizia dell'esperienza storica. Si diceva che le democrazie non sarebbero sopravvissute all'iperinflazione. Ma poi sono arrivati a controprova i dati di Israele nei primi anni 1980. Si diceva che le economie non possono crescere oltre un certo punto senza che i politici siano costretti ad accettare la democrazia. Ma ancora oggi la seconda economia più grande del mondo è gestita da un partito comunista che non mostra alcun segno di voler abbandonare la sua presa sul potere.
| Giudica: |
18 gennaio 2010
26 dicembre 2009
Iscriviti a:
Post (Atom)


