mercoledì 5 luglio 2017

Quello che Boeri non dice

L'ultima affermazione di Tito Boeri mi ha fatto davvero imbestialire. Poche cose al mondo maltollero quanto la malafede di chi usa il proprio ruolo di indirizzo pubblico per influenzare il dibattito in ossequio a chissà quale interesse, fosse anche soltanto di natura ideologica.
In occasione della presentazione del Rapporto annuale dell'INPS, il presidente dell'istituto ha affermato: “Bisogna dire la verità agli italiani: senza immigrati l’Inps crollerebbe”, aggiungendo “se i flussi di entrata dovessero azzerarsi, avremmo per i prossimi 22 anni 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi per le casse dell’Inps”.
La frase si inserisce tatticamente nel momento in cui la scena è occupata dal dibattito sullo ius soli, sull'emergenza immigrati, sulle ong che si ostinano a nascondere i propri bilanci e sull'europeista Macron che ha già riposto il vinile dell'inno alla gioia per ripiegare sulla rassicurante tradizione dell'egoismo francese. Dimentica, il giovane monsieur le president, che la Francia è il primo responsabile della crisi migratoria, per aver eliminato Gheddafi e scoperchiato così il vaso di Pandora (anche se bisognerebbe aggiungere che il secondo responsabile è l'Italia, che ha fornito le basi aeree per l'operazione tradendo l'accordo di non aggressione stipulato 3 anni prima).
Ma torniamo a Boeri: il problema della sua affermazione è che è terribilmente vera. Nel sistema debitocratico incentrato sulla crescita continua del PIL, il fatto che la popolazione "attiva"si riduca rapidamente di numero è un guaio in grado di portare, in poco tempo, all'insostenibilità del sistema economico in generale e pensionistico in particolare.
Tuttavia questa verità va completata con alcuni elementi che Boeri conosce bene e di cui non parla, dimostrando la propria malafede: innanzitutto che nel solo anno di grazia 2016 l'Italia ha perso 115.000 italiani - una fetta di popolazione equivalente all'intera città di Trento o di Forlì - che si sono cancellati dall'anagrafe per andare a cercare fortuna all'estero: si tratta perlopiù di laureati che nel sistema italiano non hanno trovato risposte alla propria legittima richiesta di futuro.
Quello che Boeri non dice è che se queste persone fossero state messe nelle condizioni di rimanere in Italia oggi noi non avremmo alcun "bisogno" di immigrati.
Se sommiamo a questo fatto le politiche fortemente contrarie alla natalità (mancanza di agevolazioni fiscali, inesistente assistenza sociale e medica, assenza di finanziamenti alle associazioni per la vita, finanziamenti a pioggia alle associazioni che promuovono modelli di sessualità sterile, mancanza di informazione sulla procreazione, riconoscimenti e agevolazioni economiche a coppie diverse da quella potenzialmente fertile, etc.) ecco che il quadro si completa: l'obiettivo è che una parte di popolazione italiana sia allontanata (o indirettamente isterilita) e sostituita dagli immigrati.
Il perché è presto detto: esaurite tutte le ideologie, siamo entrati nell'epoca della dittatura indiscussa del Capitale e del dominio tecnocratico della finanza sulla politica; in questo quadro gli immigrati rappresentano quella forza lavoro senza diritti sociali, senza tutele, senza previdenza, che si può sottopagare per assecondare la "cinesizzazione" del mondo del lavoro, cioè l'appiattimento del sistema produttivo agli standard della potenza economicamente più competitiva, in barba ai diritti conquistati dai nostri padri con decenni di lotte sociali.
Elemento fondamentale di questo progetto è stata l'abolizione dell'Articolo 18 - e quindi la sostanziale cancellazione del contratto a tempo indeterminato - che rappresenta una delle più grandi vergogne politiche del XXI secolo.
La soluzione non è accogliere più immigrati, ma non sarebbe neanche sospendere l'immigrazione, se mai fosse possibile: piuttosto è approvare misure urgenti e concrete per interrompere l'emorragia di italiani, garantendo opportunità a quelli già formati e riconoscendo la fertilità come valore sociale da difendere e sostenere. E al tempo stesso garantire la difesa della dignità del lavoro, estendendo agli immigrati (e difendendo, per gli italiani) i diritti di civiltà: salario minimo, previdenza sociale, reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa.
Tutto questo Boeri lo sa benissimo ma, chissà perché, non lo dice.

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